Bruno Bracalente (foto U24)

di Antioco Fois

Una pagella troppo severa, con giudizi «opinabili e non condivisibili». Non si riconosce nel giudizio della giuria europea il presidente della Fondazione Perugiassisi2019, Bruno Bracalente, raggiunto al telefono da Umbria24 rimanda al mittente la valutazione scritta dai commissari nel dossier conclusivo che ha assegnato il titolo a Matera. A una serie di apprezzamenti, lo ricordiamo, la giuria aveva espresso diverse critiche, sia sulla dimensione regionale del progetto (considerata potenzialmente dispersiva), che sulla fattibilità del progetto (soprattutto nella parte strutturale di riqualificazione da 125 milioni di euro). Perplessità da parte dei commissari anche sulla coerenza della visione artistica e sul traino culturale, oltre che sullo scarso coinvolgimento della cittadinanza. Per quest’ultimo aspetto è emblematica l’immagine di Matera la sera del verdetto, con la piazza occupata da una folla trepidante. Per il numero uno della Fondazione adesso bisogna andare avanti coi progetti (finanziamenti permettendo ovviamente), per non disperdere il lavoro fatto e il milione 619 mila euro spesi finora. Se il progetto di «seminare il cambiamento» (così il titolo dalla candidatura di Perugia, Assisi e dell’Umbria) porterà i suoi frutti lo decideranno i Comuni di Perugia, Assisi e la Regione, soci fondatori di Perugiassisi2019, che hanno già fissato una data dell’incontro in cui decidere il futuro di fondazione e programma di infrastrutture ed eventi culturali.

Presidente come giudica le motivazioni dei commissari europei sulla bocciatura di Perugia nella corsa a Capitale europea della cultura 2019?

«Qualche perplessità su qualche punto ce l’ho e ce l’abbiamo come cda della Fondazione, perché alcune motivazioni sono opinabili e non molto condivisibili. Ad esempio, la scelta di presentare la candidatura in una dimensione regionale, Perugia con Assisi e i luoghi dell’Umbria, è stata una scelta lucida, sul modello di altre città che di recente sono state Capitali europee della cultura. Scelta che in parte la giuria ha apprezzato, ma che d’altra parte ha considerato come possibile eccesso di diluizione del programma».

Insomma Perugia avrebbe perso centralità e la giuria ha ritenuto che questo avrebbe potuto «comportare il rischio di attenuare l’impatto» della candidatura. Ma critiche sono arrivate anche sulla parte di finanziamento privata del progetto, un quarto (il 24% per oltre 39 milioni di euro), considerata eccessiva. Cosa risponde?

«Altro giudizio opinabile, appunto, è stato che la quota di finanziamento privato fosse troppo elevata. In merito riteniamo che anche le attività culturali debbano essere finanziate non solo dal pubblico, ma col coinvolgimento dei privati, che nel caso specifico del progetto di candidatura non erano solo imprenditori che facevano i mecenati, ma anche fondazioni bancarie, che sono soggetti privati a tutti gli effetti.

E sulle critiche riguardo ai tempi di realizzazione delle opere infrastrutturali?

«Sul fatto che la giuria ha ritenuto che ci fosse il rischio che non potessero essere realizzate in tempo rispondo che se questo fosse vero per un piano di interventi da 120 milioni di euro previsto a Perugia lo dovrebbe essere almeno cinque volte vero per Matera, che ha presentato progetti per 600 milioni».

La giuria ha anche obiettato sull’attrattività globale del progetto, nei confronti dei cittadini degli altri stati europei e sul coinvolgimento della città, dei perugini. È stato un giudizio eccessivo?

«Abbiamo previsto una serie di eventi culturali, non grandi eventi, ma processi infrastrutturali con il coinvolgimento di artisti di fama internazionale. Evidentemente per la giuria non è stato sufficiente».

E sul coinvolgimento dei cittadini di Perugia?

«Il coinvolgimento della cittadinanza è una questione complicata, che si deve basare non tanto sull’entusiasmo, ma sulla partecipazione per la definizione dei progetti culturali, aspetto sul quale abbiamo lavorato, con progetti di cittadinanza attiva, coinvolgendo 202 soggetti partecipanti in rappresentanza della società».

Ma sull’aspetto dell’entusiasmo da parte della cittadinanza c’è da dire che Perugia non si è dimostrata al livello di Matera.

«Per questo è necessario il superamento di un atteggiamento di scetticismo, che non è solo di questo momento e non c’è solo qui».

Il progetto di Perugia2019, sia per l’aspetto culturale che infrastrutturale, andrà avanti o si fermerà qui?

«Questo dipenderà dalle istituzioni, dai Comuni di Perugia e Assisi e dalla Regione. Per questo, il 5 dicembre, ci sarà un incontro. Penso che almeno per una parte del progetto, come ha auspicato la stessa giuria europea, debba essere fatto di tutto per andare avanti».

Secondo lei quali parti del progetto devono avere un seguito?

«Sicuramente tutta la parte infrastrutturale, Perugia ne ha bisogno, e almeno una parte del programma culturale, che potrà essere finanziata col progetto delle Capitali italiane della cultura per il 2015, che Perugia condivide con altre quattro finaliste al progetto per il 2019».

Adesso con la mancata vittoria di Perugia quante risorse economiche mancano per portare a termine il piano delle infrastrutture?

«Per le cifre rimando al dossier della candidatura, ma posso dire che per una parte delle opere è già previsto il finanziamento, come per il Mercato coperto e gli Arconi. Le parti più onerose del progetto infrastrutturale sono quelle del teatro Turreno e dell’ex Carcere di piazza Partigiani. Per quest’ultimo la Regione ha previsto l’inserimento della riqualificazione nei fondi europei 2014-2020».

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