di D.B.
Il rettore dell’Università per stranieri Giovanni Paciullo si è dimesso. Il professore era stato eletto alla fine dell’aprile del 2013 e con questa mossa, anticipando cioè di un anno la fine del suo mandato, riuscirà a partecipare all’elezione per un secondo mandato. In caso si fosse andato a regolare scadenza infatti, per sopraggiunti limiti d’età Paciullo, che oggi a 67 anni, non avrebbe potuto partecipare alla corsa.
Le lettera La decisione, dopo la notizia arrivata intorno all’ora di pranzo, è stata formalizzata nel pomeriggio dall’Ateneo con un comunicato che contiene la lettera di Paciullo al decano della Stranieri, Roberto Fedi. «Il limite che la legge pone al mandato del rettore ed alla sua candidabilità, con riferimento al dato anagrafico, – scrive Paciullo – non mi consentirebbe di riproporre la mia candidatura alla scadenza naturale del mandato. Il particolare passaggio che vive il nostro ateneo e l’intenzione di continuare nell’azione intrapresa mi portano a rappresentare a te e ai colleghi docenti e amministrativi la mia volontà di continuare nell’impegno di servizio e di governo. Per rendere possibile questa prospettiva sono qui ad anticipare di un anno la scadenza del mio mandato, affidando alla tua autorevole valutazione ogni decisione conseguente».
Partita aperta A questo punto quindi si aprono i giochi per la successione. Paciullo, che come stabilisce lo statuto dell’Ateneo può essere rieletto solo una volta, sarà della partita e contro di lui potrebbe tentare nuovamente Lidia Costamagna, uscita sconfitta nel 2013, e della professoressa Barbara Turchetta. In questi giorni si è fatto anche il nome di Marco Impagliazzo, presidente del consiglio di amministrazione, ma al momento questa non sembra un’ipotesi praticabile. Venerdì intanto il consiglio di amministrazione dell’Ateneo ha deciso di rinnovare l’incarico al direttore generale Cristiano Nicoletti.
Twitter @DanieleBovi

Ho voglia di lasciare questo Paese, non se ne può più. Ma per favore! Inventarsi simili escamotage per rimanere in carica! E’ una vergogna! Poi ci lamentiamo che i giovani vanno a lavorare all’estero. Ma come fanno? Quando un settantenne fa di tutto per non andare a casa, con una pensione che sicuramente non sarà al minimo, essendo stato anche parlamentare, cosa vogliamo dire? La colpa è di normativa che privilegia ormai le cariatidi. Forse a volte un può di buon senso non guasta mai.