di Giorgia Olivieri e Elle Biscarini

Dall’inizio del 2023 si sono registrati numerosi casi di suicidio legati al sistema universitario, Udu Perugia chiede un servizio psicoterapeutico continuativo e gratuito, corsi di formazione rivolti ai docenti e somministrazione periodica di un questionario scientifico sul tema, in seguito alla raccolta di «dati allarmanti dalla comunità studentesca».

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Storture nel sistema «Nei primi mesi dell’anno sono state numerose le notizie di studenti che si sono tolti la vita per motivazioni legate almeno in parte al proprio percorso universitario. Vorremmo ribadire con forza qualcosa che potrebbe risultare ovvio, ma che purtroppo non è scontato: non è ammissibile morire di università», ha detto Nicholas Radicchi, coordinatore della Sinistra universitaria – Udu Perugia. «Risulta chiaro – continua Radicchi – che ci sia qualcosa che non va nel nostro sistema universitario, che prevede tempi standardizzati a tavolino, la rincorsa del successo come realizzazione di sé, creando un luogo che ci induce alla competizione anziché alla collaborazione. Si aggiungono le punizioni per chi non rispetta i tempi stabili, come maggiorazioni per i fuori corso, criteri di merito per borse di studio, alloggi e mensa che vengono cancellati anche per chi ha problemi economici. Tutto ciò ci fa soffrire: fa male alla nostra salute mentale provocandoci ansia e sottoponendoci a una pressione che a volte risulta insostenibile».

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I dati in Umbria Il questionario sul rapporto tra salute mentale e università divulgato in tutta la regione da Udu conta al momento oltre 2.700 risposte in due settimane, riportando «dati allarmanti». Come ha spiegato Raniero Marchetti, rappresentante degli studenti di Medicina, «il 62,9 per cento dei rispondenti ha dichiarato di non aver mai intrapreso un percorso psicologico; tra chi lo ha fatto, invece, il 74,5 per cento si è rivolto a privato. Ciò dimostra che sia i consultori, che i servizi dell’Asl che lo sportello universitario, seppur importanti, vengono sfruttati di meno». In merito all’impatto sulla salute mentale dell’università, si è registrato un quadro tendenzialmente discreto o positivo a inizio percorso universitario, a cui segue un «peggioramento netto nel 66,8 per cento dei rispondenti, secondo cui l’università ha influito in modo negativo sul bilancio del proprio benessere». Altro dato rilevante è che l’81,7 per cento dei soggetti usufruirebbe di supporto psicologico continuativo e gratuito.

Richieste d’aiuto Sempre secondo i dati raccolti, tra gli elementi soggiacenti al rapporto negativo si annoverano: il carico di studio, la difficoltà a conciliare lavoro e tempo libero, l’esito degli esami, l’essere fuori corso, il costo dei materiali per lo studio, gli orari delle lezioni, il comportamento dei docenti, le discriminazioni, lo scarso supporto agli studenti con bisogni educativi speciali e i test d’ingresso. «Alla fine del questionario abbiamo inserito uno spazio libero per scrivere i propri commenti o proposte – continua Marchetti – i risultati sono stati sbalorditivi: 323 risposte molto lunghe e varie con consigli, storie personali e richieste d’aiuto». Il minimo comun denominatore di queste risposte è un «sentimento di necessità, per cui c’è ancora tanto su cui lavorare. Produrremo un documento che darà una fotografia più fedele della situazione, da cui partiranno analisi e proposte per costruire una contro-narrazione a questo problema», conclude Marchetti.

Le proposte «Abbiamo richiesto ai due atenei perugini alcune misure di tutela del benessere psicologico degli studenti – prosegue Radicchi – l’istituzione di un servizio psicoterapeutico continuativo e gratuito disponibile per tutti gli studenti, l’attivazione di corsi di formazione rivolti ai docenti e finalizzati all’acquisizione di competenze psico-pedagogiche per migliorare il rapporto docente-discente, la somministrazione periodica di un questionario scientifico che permetta all’università di ottenere dei dati sullo stato psicologico degli studenti». Come riportato anche dal coordinatore Udu, le governance dell’Università degli studi di Perugia e dell’Università per stranieri di Perugia, hanno già dimostrato apertura e sensibilità sul tema della salute mentale, offrendo servizi di counseling psicologico e mettendo in atto altre misure. Secondi i rappresentanti, però, «questo non basta a risolvere il problema alla radice: dobbiamo indagare sulle storture del sistema universitario, individuarle ed eradicarle. Solo così potremo fare in modo che queste tragedie non si verifichino mai più», conclude Radicchi.

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