di M.Alessia Manti

Una nuova piazza Grimana nella proposta presentata mercoledì 2 ottobre a palazzo Gallenga, sede dell’università per Stranieri di Perugia. Sulla scìa della mobilitazione che ha riguardato il tema della vivibilità e della riappropriazione del centro storico da parte dei cittadini – si pensi all’assemblea pubblica dello scorso 2 settembre -, un progetto che punta a riqualificare una delle piazze più importanti della città è occasione di confronto. E anche di qualche scontro.

La piazza e l’università A promuovere l’iniziativa, con un incontro ospitato dall’università per Stranieri e moderato dal rettore Giovanni Paciullo, l’associazione Per Perugia e oltre, il comune di Perugia e la stessa università. Perché proprio a palazzo Gallenga? Perché i processi negativi che investono piazza Grimana interessano anche l’università, pesano su questa. E se è vero che un ambiente viene giudicato anche in termini di sicurezza quello che emerge dalla proposta è che le telecamere non bastano, bisogna fare qualcosa di più. «Questa agonia ci chiede delle risposte – ha ribadito Paciullo -, crediamo che il progetto oggi illustrato dia una risposta adeguata. Vogliamo essere in campo non con parole mute ma portando una scelta. In questa piazza l’università per stranieri vive il suo destino».

Il progetto Si tratta di una proposta, una possibile piazza Grimana pensata e immaginata da una squadra di architetti coadiuvati da giovani laureati. «Il 3 luglio scorso abbiamo consegnato il progetto al sindaco – ha detto Saverio Ripa di Meana, presidente di Per Perugia e Oltre -, un dono di servizio reso alla città perché non commissionato, né pagato. Oggi è sottoposto alla cittadinanza per ricevere proposte e critiche». Quello della creazione di un nuovo volto della piazza è una sfida impegnativa e stimolante che si affronta, stando a quanto affermato durante l’incontro, cercando di dare all’intervento un’effettiva efficacia. «Noi non ipotizziamo la pedonalizzazione ma con questo progetto abbiamo provato a vedere se, partendo dalla persistenza del traffico, si possa comunque pervenire ad una soluzione – ha spiegato Pietro Zanetti – con un collegamento stradale dall’uscita di via Pinturicchio a via Ulisse Rocchi. Un nuovo schema con una corsia di transito accettabile reso possibile al traffico limitato dei residenti». Una soluzione che prevede la sostituzione degli autobus con veicoli più piccoli che alleggerirebbero ancora di più il problema insomma. Nell’ipotesi illustrata da Zanetti la nuova piazza Grimana avrebbe un lato dedicato ad un giardino pubblico e l’altro alla parte monumentale, quella dell’Arco etrusco e di palazzo Gallenga. I materiali resterebbero il travertino e i mattoncini.

Dal transito alla sosta Come ha ricordato il professor Alberto Grohmann, «negli anni la piazza è diventata un luogo ombreggiato e oscuro. Appena cala la luce, i lecci che la circondano riescono a trasformare in un non-luogo anche il campetto da basket». Sul quel campetto, che nel progetto illustrato non ci sarebbe, in molti sono compatti: non va eliminato assolutamente. «E’ un luogo di socialità tra persone di paesi diversi. Va tutelato». Ma il punto principale di discussione è l’entità della piazza, nella sua funzione primaria. «Bisogna ridare a questo spazio l’entità per la sociabilità. Dove non si transiti ma si possa sostare e vivere collettivamente. Un luogo che renda la vita piacevole».

Rendere i progetti realizzabili Nell’ottimismo per essere riusciti a stimolare una domanda di cambiamento, tocca un nervo scoperto il sindaco Wladimiro Boccali: «Sul traffico non si può far nulla, è quasi impossibile eliminare quello su gomma in piazza Grimana. Oggi torniamo a discutere di un tema che guardiamo in molti con attenzione. Del ricollocamento di questa piazza, nodo nevralgico del centro, si discute da decenni. Prima del risveglio generale noi ci stavamo già lavorando. Nel dossier di candidatura di Perugia a capitale europea della cultura per il 2019, insieme a Monteluce c’è anche piazza Grimana tra i ‘luoghi da fabbricare’. La nostra è una convinzione profonda di fare e si va verso l’affinamento alla luce di una partecipazione attiva della cittadinanza, essenziale per chi governa, e di una stretta sinergia tra istituzioni e università». E sul progetto è chiaro: «Non possiamo pensare che qualsiasi intervento sia realizzabile ma stiamo lavorando per i fondi strutturali europei 2014-20 e per il contributo di soggetti privati affinché i progetti si concretizzino e non restino protagonisti di un libro dei sogni». Boccali così si riallaccia a quanto detto dalla presidente della regione Catiuscia Marini, durante la presentazione pubblica del dossier di candidatura di ‘Perugia2019, con i luoghi di Francesco d’Assisi e dell’Umbria’:«I progetti scritti e inviati alla commissione europea devono essere inseriti all’interno programmazione dei fondi strutturali».

Il progetto nella Capitale della cultura Il progetto illustrato piace anche alla fondazione Perugiassisi2019. E’ stato inserito come idea ma non nel budget delle infrastrutture, perché non si sa ancora quanto potrebbe costare. «L’idea proposta esprime molto bene il concetto e lo slogan della candidatura che, lo ricordiamo, si basa su un processo di coinvolgimento» ha detto il presidente della fondazione Bruno Bracalente. Il centro della candidatura infatti è la rigenerazione del centro storico, a differenza di altre città già capitali come Liverpool e Genova che puntavano sulla riqualificazione di aree dismesse. «Abbiamo bisogno di approfittare dell’occasione e di rigenerare il nostro centro storico fabbricando luoghi. Rifare una piazza è il modo più emblematico per farlo». Consegnato il dossier dopo la prima selezione, se superata, Perugia avrà nove mesi di tempo per approfondire ciò che è stato messo nero su bianco, dunque preparare un budget e pensare alla nuova vita della piazza in senso concreto. «Lì vorremmo organizzare degli eventi e inserirli nel programma culturale del prossimo dossier».

Le voci della comunità L’incontro di presentazione del progetto di riqualificazione di piazza Grimana è stato molto partecipato da associazioni, da comuni cittadini e anche da alcune delle parti politiche. L’obiettivo del resto era proprio quello: incontrarsi per raccogliere critiche e suggerimenti. C’era il Comitato piazza Grimana, c’erano i rappresentanti di Italia Nostra, di Vivi il borgo, del Movimento 5 Stelle. Tutti si sono fatti sentire. Chi dicendo che «il progetto è buono ma bisogna fare di più», chi sostenendo che «bisognerebbe alzare l’asticella, intervenire seriamente, non senza tener cento della necessità di ridurre il traffico per ridare alla piazza la sua entità».  Perchè «il traffico è la negazione di uno spazio pubblico, qui ci circolano autobus semivuoti. Facciamo qualcosa affinché piazza Grimana non diventi una nuova piazza Partigiani e una terza piazza del Bacio, altro fallimento».

Traffico unico problema? Ma c’è chi pensa che il traffico non sia il problema principale, quanto la perdita delle sue funzioni che l’ha fatta diventare appetibile al degrado. «Piazza Grimana è una delle metastasi del degrado del centro, cominciato 15 anni fa. Bisogna fare qualcosa ora, non nel 2019. Partendo dalle piccole cose, come il taglio degli alberi, interventi sulla pavimentazione e la segnaletica». C’è chi rivendica più momenti di partecipazione e un concorso pubblico che abbia per oggetto questa piazza simbolo di Perugia. «Mi auguro sia un punto di partenza. Nel progetto ci sono cose da migliorare perché la trasformazione della piazza non può essere data per fatta – dice una giovane donna architetto intervenuto all’incontro -, è uno spazio pubblico e come tale va lavorato e partire da qui, con partecipazione. Magari con un bando pubblico per la sua ristrutturazione».

One reply on “Perugia, la nuova piazza Grimana: un giardino, minibus e viabilità ripensata”

  1. Nulla da dire, a parte le seggiole di legno che in effetti davano un poco di fastidio, è stata utilissima ma molto diversa, sia nella forma che nella sostanza, da quella che un mese prima, il 2 settembre, si era svolta nel campetto da basket, dove con la partecipazione di 600 cittadini alquanto popolani, viste le fischia e le urla di disapprovazione verso certi amministratori, chiedevano interventi ben precisi, mirati ad ottenere risultati per scopi molto diversi, a noi ci sembra, di quelli voluti dall’assemblea Gallenga. I 600 intendevano che si ripristinasse la “vivibilità” della piazza, per l’impossibilità di utilizzo per tutte le ragioni di spaccio e “microcriminalità” denunciate che conosciamo bene mentre, agli organizzatori dell’assemblea Gallenga, interessava molto di più di ripristinarne la “visibilità” insieme a piazza 4 Novembre da inserire nel manifesto per la candidatura di Perugia a capitale europea della cultura 2019. Nulla da eccepire: Perugia ha tutto il diritto di partecipare e, speriamo di vincere, questa nobilissima posizione ma, sarebbe bene chiarire questi intenti perché il cittadino non confondesse il diavolo con l’acqua santa. D’altro canto speriamo che cambiando il “palcoscenico” non si reciti sempre la stessa “commedia”.

Comments are closed.