di Daniele Bovi
Centesimo più centesimo meno, 171 euro e rotti a passeggero. Tanto dovrebbero versare nelle casse di Alitalia i soci di Sase, società che gestisce lo scalo «San Francesco», se volessero pagare quanto chiesto dalla compagnia nel corso della trattativa che sta andando avanti da tempo tra lo scalo e il colosso guidato da Luca Cordero di Montezemolo per il mantenimento della rotta Perugia-Roma-Perugia. Un passaggio decisivo del comunicato diramato da Sase venerdì dopo che la grana Alitalia era ormai diventata di dominio pubblico, è infatti quello in cui si fa riferimento a «una richiesta, insostenibile e ingiustificata, di sostegno economico promozionale del volo. Il cda di Sase, d’intesa con l’assessorato ai Trasporti della Regione e con gli stakeholder, ha avanzato proprie proposte per il supporto della rotta in linea con le normative vigenti sugli aiuti di stato e con le esigenze di tendenziale equilibrio economico della rotta stessa anche in considerazione della sua fase di start up». Tra i soci e gli addetti ai lavori nel corso della giornata nessuno proferisce ufficialmente parola.
ALITALIA PREPARA RITIRO DA PERUGIA
Qualcuno parla Tutti si chiudono in un assoluto riserbo («ci è stata chiesta riservatezza, le trattative sono in corso» è la risposta che si ottiene più spesso), anche se alla fine qualcuno che conosce molto bene il dossier parla. Dal comunicato di Sase si capisce che la cifra chiesta da Alitalia è alta, ma non tanto alta quanto si potrebbe immaginare: per mantenere la rotta infatti la società pretende una cifra monstre, ovvero sei milioni di euro all’anno; così tanti zeri da far saltare il banco della trattativa. Ipotizzando lo stesso numero di passeggeri che hanno viaggiato lungo questa rotta nell’ultimo anno (benché funestato dall’incendio di Fiumicino che ha provocato disagi e tagli), ovvero 35 mila, si arriva alla stima fatta in apertura: i soci, in primis Sviluppumbria (ovvero la Regione) e Camera di commercio di Perugia, che da soli detengono circa il 70 per cento del pacchetto azionario di Sase, dovrebbero sborsare alla compagnia di Montezemolo 171 euro per ogni passeggero. «Non se ne parla» sibila un addetto ai lavori che rivela: «È stata fatta una controproposta, possiamo mettere sul piatto 900 mila euro, un milione al massimo. Vediamo che succede». Controproposta che prevede anche una rimodulazione dei voli, fino a qualche ora fa tre al giorno sette giorni su sette.
I numeri Tanto per dare un’idea, Sviluppumbria ogni anno garantisce in media allo scalo qualcosa come 600 mila euro, cifra lievitata l’anno scorso fino a 800 mila euro. Con uno sforzo, quest’anno, si potrebbe toccare quota un milione. Volendo seguire Alitalia lungo la rotta tracciata, Regione e Camera dovrebbero invece sborsare oltre 2 milioni di euro a testa ogni anno solo per mantenere la tratta su Roma. Cifre che fanno capire perché sono stati usati quei due aggettivi: «insostenibile e ingiustificata». Già perché riguardo al secondo un altro che il dossier lo conosce a menadito osserva che «non mi puoi chiedere 20 se il mio ritorno è uno». Il 2015 dello scalo si è chiuso con il record di passeggeri, in tutto 275 mila tra arrivi e partenze (+30 per cento rispetto al 2014), cifra che pare un miraggio per il 2016 visto il doppio colpo assestato da Ryanair (in questo caso il «sostegno» si aggira intorno a 1,5 milioni di euro) e Alitalia. Le quattro rotte sulle quali la compagnia irlandese non volerà più infatti (Cagliari, Barcellona, Brindisi e Dusseldorf) erano in grado di garantire allo scalo un flusso di 45 mila passeggeri circa. Sommati ai 35 mila del Perugia-Roma fanno 80 mila, quasi un terzo del traffico annuale. Mazzate delle quali, sospetta qualche socio, l’ormai ex presidente Mario Fagotti era a conoscenza da tempo: «Da qui – dice uno di loro – la decisione di dimettersi a meno di due mesi dalla scadenza naturale del mandato. Altrimenti perché se ne sarebbe andato?».
LA POLITICA: ISTITUZIONI INTERVENGANO
RYANAIR CANCELLA QUATTRO ROTTE
Lo scenario Da non dimenticare poi in tutto ciò un altro fattore fondamentale, come l’inserimento del San Francesco tra gli scali di interesse nazionale. Per rimanere classificato tale l’aeroporto si deve specializzare, deve avere una sua «riconoscibile vocazione funzionale al sistema all’interno del bacino di utenza» e, a breve, deve dimostrare di sapersi reggere economicamente e finanziariamente sulle proprie gambe. Quanto al raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2017, l’obiettivo secondo i soci può essere centrato nel 2016 dopo anni di bilancio in rosso: nel 2013 la situazione economica vedeva un segno negativo di 1,5 milioni di euro, nel 2014 di 1,1 milioni di euro e nel 2015 di 850 mila euro. Per fare gli utili però, come spiegano gli esperti, servono almeno 500 mila passeggeri all’anno, una cifra che al momento per il San Francesco (nel 2011 si assicurava che il traguardo sarebbe stato centrato nel 2014), pare un miraggio. Altro tassello decisivo, sul fronte degli investimenti, l’ingresso di uno o più soci privati: il bando, almeno secondo Sviluppumbria, dovrebbe arrivare in autunno.
Romizi «Destano preoccupazione le notizie riportate in questi giorni dalla stampa del calo di interesse anche di Alitalia – scrive il sindaco di Perugia, Romizi, in una nota -, dopo il taglio dei voli annunciato da Ryanair. Lo scalo umbro è di strategica e fondamentale importanza per il turismo e l’economia tutta della città e dell’intera regione. E’ evidente che gli aeroporti, come quello di Sant’Egidio, necessitano di un modello di governance stabile e di un presidio strategico che non può prevedere lunghi momenti di discontinuità. Noi, per quel che ci compete, siamo pronti a fare la nostra parte, ed è necessario che tutti gli enti ed istituzioni coinvolti agiscano senza indugi e con le idee chiare per tutelare e rilanciare il ruolo dell’aeroporto perugino».
Twitter @DanieleBovi
