di Antioco Fois
Sintetizzando all’estremo si potrebbe dire che il rischio corruzione è vivo nei settori della pubblica amministrazione che gestiscono soldi, affidano direttamente incarichi e trasformano il suolo in terreno edificabile. L’analisi potrebbe essere attribuita al povero Catalano, campione dell’ovvio, se questa non avesse carattere ufficiale e fosse il sunto dell’autovalutazione del Comune contenuta nel piano anticorruzione dell’Ente valido fino al 2016.
L’informativa È un’informativa varata dalla giunta di Palazzo dei Priori a contenere la cartella clinica dell’Amministrazione. La diagnosi è sostanzialmente di un Ente sano, privo di valutazioni di rischio elevato, ma comunque soggetto a possibili alterazioni delle procedure in ambiti molto sensibili. Come dire che il meccanismo di clientele e favori è sempre pronto all’innesco per collaborazioni e consulenze spesati dal Comune, affidamenti diretti di servizi, permessi a costruire e varianti urbanistiche. E per arginare il rischio corruttela e mala amministrazione Palazzo dei Priori ha affiancato al piano un protocollo di trasparenza dell’Ente e un codice etico per i dipendenti, che vincola gli oltre mille stipendiati municipali ad una serie di direttive, che vanno dal rifiuto di regalie all’obbligo di dichiarare l’appartenenza ad associazioni e interessi personali particolari.
Sentinelle anticorruzione Passando alle scartoffie vere e proprie, le prime misure di contrasto descritte sono la nomina del Responsabile anticorruzione, indicato dal sindaco nel segretario generale dell’Ente, Francesco Di Massa. L’incarico di referenti è stato conferito ai dirigenti di settore. Il barometro che segnala possibili addensamenti di fenomeni di corruzione è invece la mappatura dei rischi, che valuta area per area la possibile insorgenza di casi di mala amministrazione. «Il rischio – si legge nell’informativa vagliata dall’Esecutivo – è stato classificato in 4 categorie (trascurabile, basso, medio e alto) a seconda della probabilità e della rilevanza del medesimo, tenuto conto, tra l’altro, delle attività connotate da un maggior livello di discrezionalità amministrativa».
Le nubi della corruzione Ecco nello specifico le criticità nella ‘cartella clinica’ del Comune. Per l’area Acquisizione e progressione del personale il rischio di contrarre il virus della corruzione è vivo in tutte le unità operative che conferiscono incarichi di collaborazione. Il rischio di «mancato rispetto del regolamento» e «alterazione dei risultati della selezione» è considerato medio, con un punteggio di 8,25. Valutazione che sale a 8,26 per tutti gli ambiti incaricati di affidamenti diretti di lavori, servizi e forniture, col «rischio di accordo corruttivo tra rup (responsabile unico del procedimento, ndr) e operatore economico». Il livello di allerta più alto è tuttavia per le unità operative Edilizia privata e Urbanistica, con un doppio 8,33. Nel primo settore il piatto appetibile per i furbetti è quello dei «permessi a costruire ed altre concessioni e/o autorizzazioni similari» col pericolo di «alterazione del corretto svolgimento del procedimento, errata interpretazione della normativa. Rilascio di permesso errato/inesatto/non completo. Con procurato vantaggio – continua l’autoanalisi dell’Amministrazione – per il soggetto richiedente oppure errata emanazione di diniego con procurato danno al richiedente». In materia urbanistica l’oggetto di una deriva dai principi di di buona amministrazione della cosa pubblica sono le varianti «e relativi atti convenzionali con i privati beneficiari» a rischio di «alterazione del corretto svolgimento del procedimento con vantaggi per i privati» e «dei dati oggettivi a svantaggio dell’ente».
Politica e parenti fuori dalla porta Oltre al divieto di coabitazione di interessi della politica in seno alla parte amministrativa dell’Ente, il Comune ha disposto un sistema di sorteggi a campione per verifiche sui dipendenti. Le verifiche si focalizzeranno sui «rapporti aventi maggior valore economico tra l’Amministrazione e i soggetti che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici di qualunque genere». La lente dei controlli arriverà fino a dentro le case dei lavoratori comunali, con «ricognizioni anagrafiche oppure acquisendo apposita autocertificazione» per verificare «eventuali relazioni di parentela o affinità sussistenti tra i titolari, gli amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i dipendenti dell’Amministrazione». I dirigenti, inoltre, dovranno presentare relazioni periodiche sulla situazione e sulla messa in atto delle direttive. Come per i dipendenti del Comune, anche i cittadini potranno segnalare presunte irregolarità, scrivendo alla mail resp.anticorruzione@comune.perugia.it.
Se sei massone dillo Il riferimento è alla partecipazione a qualsiasi associazione o organizzazione, che ora i dipendenti devono comunicare entro 30 giorni al proprio capo ufficio. Ma quando nel codice etico dell’Ente, contenuto nell’informativa alla Giunta, si parla di «adesione o appartenenza ad associazioni od organizzazioni, a prescindere dal loro carattere riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano interferire con lo svolgimento dell’attività dell’ufficio» il pensiero del perugino medio non va alle federazioni di escursionisti o cercatori di funghi, ma alle logge massoniche. In ogni caso il coming out non è richiesto per l’adesione a partiti politici o sindacati.
No ai regali oltre 100 euro Vietato, vietatissimo, per i dipendenti della macchina municipale accettare regali o altre utilità offerti in virtù dell’incarico ricoperto, fatta eccezione per doni di «modico valore», in ogni caso «non superiore a 100 euro, anche sotto forma di sconto». «Il dipendente – si legge ancora nel codice etico – non accetta incarichi di collaborazione da soggetti privati che abbiano, o abbiano avuto nel biennio precedente, un interesse economico significativo in decisioni o attività inerenti all’ufficio di appartenenza».
Conflitti di interesse Per i dipendenti l’operazione trasparenza del codice etico comporta anche la dichiarazione degli interessi che possono interferire con l’imparzialità della gestione amministrativa. I comunali dovranno informare «per iscritto il dirigente dell’ufficio di tutti i rapporti, diretti o indiretti, di collaborazione con soggetti privati in qualunque modo retribuiti» relativi agli ultimi tre anni. Da dichiarare anche se vi siano parenti o «affini entro il secondo grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione» o «se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all’ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate». Non fanno eccezione i dirigenti, chiamati a comunicare all’Amministrazione «le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti e affini entro il secondo grado, coniuge o convivente che esercitano attività politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l’ufficio che dovrà dirigere o che siano coinvolti nelle decisioni o nelle attività inerenti all’ufficio».
Stop al doppio lavoro Sul possibile uso a fini personali delle risorse pubbliche, il codice non manca di scendere nello specifico quando precisa che il «dipendente utilizza i mezzi di trasporto dell’amministrazione a sua disposizione soltanto per lo svolgimento dei compiti d’ufficio, astenendosi dal trasportare soggetti non appartenenti all’amministrazione, se non per motivi d’ufficio, debitamente autorizzati». E per chiudere un grande classico dei dipendenti pubblici infedeli. «Il dirigente – è scritto nel codice etico – vigila sul rispetto delle regole in materia di incompatibilità, cumulo di impieghi e carichi di lavoro da parte dei dipendenti assegnati, al fine di evitare pratiche illecite di doppio lavoro».
