di Giorgia Olivieri

Commozione e felicità hanno riempito la sala dei Notari a Palazzo dei Priori venerdì 18 luglio, in occasione della sottoscrizione, da parte della sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, degli atti di riconoscimento di cinque bambine, figlie di tre coppie di madri. Un gesto reso possibile da una recente sentenza della Corte costituzionale, che consente alla madre intenzionale di essere riconosciuta come genitore del figlio avuto dalla partner e nato in Italia tramite procreazione medicalmente assistita (Pma) effettuata all’estero.

La sentenza La decisione della Corte costituzionale, arrivata a fine maggio, ha segnato una svolta per la vita delle famiglie arcobaleno in Italia e in Umbria. Dopo la sentenza, il Comune di Spoleto è stato il primo ad attuarla; ora anche l’amministrazione perugina se ne fa carico. Non si tratta, però, del primo riconoscimento di un figlio di due madri per il capoluogo: già sette anni fa, a seguito di due ordinanze di differenti giudici, l’allora amministrazione Romizi fu obbligata a sottoscrivere un atto analogo. Diverso l’approccio con cui oggi Ferdinandi procede al riconoscimento delle cinque bambine di tre coppie omogenitoriali, definendolo «un atto pienamente giuridico e costituzionale, che portiamo avanti cercando di tenere fede alla nostra Costituzione, e che segna un passo verso una città più accogliente, più inclusiva e contraria a ogni tipo di discriminazione». «Oggi non firmiamo solo degli atti giuridici – aggiunge la prima cittadina – ma affermiamo che dove esistono legami di amore, responsabilità e cura, lì deve esserci anche la protezione della legge».

FOTOGALLERY – LACRIME E GIOIA TRA LE FAMIGLIE

Le mamme intenzionali Alla cerimonia – inizialmente prevista nella sala Rossa e poi spostata nella sala dei Notari per il cospicuo numero di partecipanti – erano presenti anche alcuni membri dell’associazione Famiglie Arcobaleno e i rappresentanti di Rete Lenford, il gruppo di avvocatura per i diritti Lgbt+. La sottoscrizione ufficiale degli atti si è svolta invece nella sala dei Sindaci: un momento carico di emozione per le tre coppie e le loro bambine, accompagnate da nonni e amici, che hanno seguito la procedura con visibile commozione. Valeria Santocchia, una delle tre madri intenzionali, ha raccontato a Umbria24 che lei e la sua compagna attendevano questo momento da cinque anni: «Avevamo dato per scontato che saremmo dovute passare per un tribunale, ma non avevamo ancora intrapreso questo percorso perché forse, in cuor nostro, speravamo in questo risultato, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale sia stata sorprendente anche per noi». Santocchia sottolinea come la pronuncia della Consulta abbia «restituito dignità a noi come famiglia, a me che sono la mamma intenzionale e alle nostre figlie, che finalmente hanno due mamme anche davanti alla legge». Secondo la donna, però, il percorso verso l’uguaglianza è ancora lungo, perché «le coppie di papà sono fortemente discriminate, addirittura la politica li considera fuorilegge perché ricorrono alla gestazione per altri».

Appello al Parlamento Anche Lorenzo Ermenegildi Zurlo, consigliere comunale delegato alle politiche Lgbtqia+ e al contrasto delle discriminazioni, ha ricordato come questo «avanzamento di diritti non arrivi dalla politica, ma dalla magistratura» e ha lanciato un appello al Parlamento «affinché legiferi e si assuma le proprie responsabilità nel riconoscere tutte le formazioni familiari, comprese le famiglie omogenitoriali». Le assessore Costanza Spera e Francesca Tizi, presenti alla cerimonia, hanno parlato di un atto di civiltà, che rappresenta «il riconoscimento di una realtà che è la quotidianità per queste famiglie». L’assessora Tizi ha inoltre spiegato che l’obiettivo del Comune è quello di procedere d’ufficio: «Oggi è la Sindaca a firmare il riconoscimento, ma domani tutti avranno diritto a farlo andando presso gli uffici comunali di appartenenza». Spera, invece, ha sottolineato il valore politico della cerimonia, che indica la direzione scelta in tema di diritti da questa amministrazione, «che continuerà a lavorare per promuovere l’uguaglianza e l’inclusione, garantendo che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti e opportunità», e ha chiesto scusa alle famiglie «per tutto quello che avete dovuto tollerare su di voi». Sostegno alla scelta dell’amministrazione perugina è arrivato anche dalla deputata di Alleanza Verdi Sinistra, Elisabetta Piccolotti: «Non è più tollerabile che la destra omofoba renda la vita difficile a chi ama liberamente, il fanatismo religioso e conservatore purtroppo è nella maggioranza di governo, ma grazie a Costituzione, magistratura e mobilitazioni sociali l’interesse dei bambini resta prioritario; bisogna andare avanti come ha fatto Ferdinandi, fino a un governo che riconosca pari diritti e dignità a tutte le forme d’amore».

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