di Daniele Bovi
Cinque punti, o meglio, cinque azioni da intraprendere dall’ottobre prossimo fino al settembre 2013 per restituire sicurezza e decoro a quartieri che soffrono di microcraminilità come Fontivegge, Madonna Alta, Bellocchio, via della Pallotta , via dei Filosofi senza dimenticare il centro storico. Dal nucleo decentrato della municipale in piazza del Bacio all’incremento della videosorveglianza, dalla «riduzione del danno e prima assistenza» fino a progetti di integrazione socio-lavorativa. E’ il piano approvato il 7 maggio scorso dalla giunta comunale di Perugia; costo: 231 mila euro dei quali 151 mila a carico di palazzo dei Priori e il resto erogato dai fondi regionali stanziati per i «progetti di sicurezza integrata».
Il sondaggio Il piano si basa sui numeri di un questionario (fatto nel 2010) al quale hanno risposto 534 famiglie dei quartieri sopra citati. Spaccio, prostituzione e degrado urbano sono, in sintesi e con percentuali differenti, i principali problemi segnalati dalla gente. Consumo, spaccio di droga e prostituzione sono invece le criticità principali di Fontivegge. Secondo i dati a Madonna Alta, Fontivegge e Bellocchio una famiglia su quattro sostiene che gli ubriachi sono «molto o abbastanza presenti», molto meno le risse e gli schiamazzi mentre i tossicodipendenti e le relative siringhe sono molto o abbastana presenti nel 47% e nel 58% dei casi. Lo spaccio nel 45%. La prostituzione è segnalata nel 37% dei casi come molto presente in alcune ore e nel 50% «a tutte le ore». Nel complesso, tutti questi problemi influiscono sul livello di vivibilità della zona secondo tre famiglie su quattro.
I problemi dei quartieri Una quota che sale a otto famiglie su dieci nella zona di via della Pallotta, via dei Filosofi e altre aree di Fontivegge. Qui se risse, ubriachi e schiamazzi non destano particolare allarme nella maggior parte delle famiglie, a preoccupare in particolar modo sono invece spaccio (54%), vandalismo (60%), furti (38%) mentre scende drasticamente la prostituzione (23%) anche se, per sei famiglie su dieci, il mestiere più vecchio del mondo crea comunque problemi per la vivibilità del quartiere. Il sondaggio è stato realizzato nel 2010 anche tra commercianti, giovani e residenti del centro e, in sintesi, i valori assoluti relativi alla percezione della insicurezza e ai singoli fenomeni legati alla microcriminalità risultano tutti ridotti (poco o niente sicuro per il 32% contro il 49% dell’anno precedente). Tuttavia i residenti che sceglierebbero ancora di vivere in centro sono diminuiti (circa il 4% in meno) e la variabile «percezione della microcriminalità considerata nel suo complesso» appare come più significativa e incidente.
I giovani e il centro «Più confortante – si spiega nelle pagine dedicate ai risultati – il dato relativo ai giovani: anche se l’85% considera che la microcriminalità sia molto o abbastanza presente nell’acropoli, solo il 12% degli intervistati considera insicuro il centro. Va però evidenziato che il 72% parla di un centro sicuro solo in alcune ore e questo dato mette in rilievo che anche per i giovani durante la notte la città cambia volto e diventa meno sicura».
Le azioni Di fronte a questo stato di cose la reazione si articola, come detto, attraverso cinque azioni che sono un mix tra repressione e prevenzione. La prima riguarda un nucleo decentrato della municipale in piazza del Bacio, la seconda un incremento della videosorveglianza mentre la terza è dedicata all’acropoli. Qui dovrà scendere in campo anche il volontariato per presidiare e «riconquistare» il territorio anche attraverso eventi e iniziative dedicati all’uso e abuso di alcol e droga: l’idea è quella di «servizi di controllo comunitario che – si legge nel progetto – lavorano sulla presenza e sull’occupazione di spazi urbani a rischio di degrado, anche genericamente attraverso “attività culturali”, proposte educative, a ragazzi e famiglie, attività di mediazione per favorire l’incontro e l’integrazione tra culture diverse». La quarta attiene al lavoro continuo nelle mense comunali anche per ridurre l’esclusione sociale e l’emarginazione. Da ultimo, con la quinta si vogliono creare dieci percorsi di «inclusione socio-lavorativa» (attraverso la borsa lavoro) dedicati a persone con problemi di dipendenza oppure alle vittime della prostituzione.


Voglio vedere che attività culturali faranno in via del macello via del Bellocchio e Fontivegge..
Il concetto di cultura nostra non credo che abbia lo stesso significato per molti di loro.
Se questi sono gli sforzi per il futuro già ho capito che futuro ci aspetta