di Daniele Bovi
Negli uffici del Comune di Perugia si è ufficialmente aperta la battaglia per i compensi aggiuntivi a quelli già previsti nelle buste paga. Da una parte della barricata ci sono i “normali” dipendenti, dall’altra l’avvocatura comunale e in mezzo il Tar e pure il presidente della Repubblica. Sì perché attraverso un decreto del sindaco, venerdì il Comune è dovuto ricorrere a un avvocato romano – spesa presunta 10 mila euro – per difendersi dal ricorso straordinario promosso dall’avvocatura comunale (composta da un dirigente e due posizioni organizzative) di fronte al presidente della Repubblica.
Il ricorso In particolare con il ricorso – del quale come previsto dalla normativa si occuperà il Consiglio di Stato emettendo un parere – gli avvocati di Palazzo dei Priori chiedono di annullare la delibera con la quale, alla fine dell’ottobre scorso, la giunta ha rimesso mano al meccanismo dei compensi, modificando il Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi che norma anche questo capitolo. Passo indietro. Col nuovo contratto firmato nel 2016 ai dipendenti apicali di Palazzo dei Priori vengono riconosciute delle cifre aggiuntive allo stipendio, che si sommano alle indennità di posizione e di risultato. Questo avviene quando, ad esempio, si istruisce una gara che termina senza alcuna contestazione.
I compensi Annualmente questa cifra non può superare il 50 per cento dello stipendio, mentre per gli avvocati nell’eventualità che una causa si chiuda in modo favorevole per il Comune si parla del cento per cento; un tetto, quest’ultimo, introdotto dopo il clamoroso caso Cartasegna, l’ex avvocato del Comune finito anche su tg e giornali nazionali per i mega compensi incassati. Con la modifica del regolamento se le somme da riconoscere superano i limiti fissati, le eccedenze finiscono nelle casse del Comune senza più la possibilità, come avveniva in passato, di poterle “spalmare” negli anni successivi: «Nel caso in cui i compensi da liquidare nell’anno eccedano i limiti – è detto nel regolamento – le somme in eccesso non possono essere liquidate nelle annualità successive ma costituiscono economie acquisite definitivamente al bilancio dell’ente».
Riunioni e carte bollate Il punto sta qui: gli avvocati, in sostanza, con il ricorso chiedono di poter incassare quelle eccedenze che prima venivano redistribuite negli anni successivi. A far imbestialire i “normali” dipendenti poi il fatto che per loro la modifica è anche retroattiva, mentre per gli avvocati no. Motivo per cui di fronte al Tar da parecchio tempo c’è un ricorso, non ancora discusso, presentato dal dipendente comunale Piero Martani. Il caso, raccontano a Palazzo dei Priori, è stato discusso anche durante una riunione con gli stessi avvocati che, invece di andare al Tar, hanno bussato direttamente a Sergio Mattarella.
Martani «Avendo presentato ricorso al Tar sulle medesime ragioni – dice Martani – posso comprendere bene le motivazioni dei colleghi avvocati. In questo momento è inutile polemizzare sulla pittoresca situazione che vede il Comune di Perugia essere in conflitto legale con i suoi stessi avvocati, o sui significativi costi che questa doppia diatriba comporta sulle casse comunali. A ogni modo, attenderò fiducioso le decisioni dei rispettivi giudici e con me anche molti altri colleghi interessati». Per Martani si tratta di «questioni molto sentite in Comune, in quanto nel merito poggiano sulla violazione degli stessi diritti. Nel frattempo, però, ritengo sia doveroso che l’amministrazione desse a tutti i suoi dipendenti e, perché no, ai cittadini, una risposta chiara che ai più appare anche semplicemente doverosa: perché il taglio dei compensi è stato fatto per i dipendenti retroattivamente sulle attività già concluse e per gli avvocati a valere solo sulle attività future?».
