di Chiara Fabrizi

Resta parziale il vincolo storico artistico su palazzo Pucci Boncambi di corso Vannucci Perugia, dove oggi ha sede la libreria Feltrinelli e un tempo il Banco di Roma. Lo ha stabilito il Tar dell’Umbria con sentenza, respingendo il ricorso di una srl in liquidazione, che è proprietaria dello storico edificio da quasi mille metri quadrati con dipinti e decorazioni a tempera settecenteschi.

In particolare, la società ha impugnato davanti ai giudici amministrativi il decreto del febbraio 2025 con cui il Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del ministero della Cultura, che si è costituito in giudizio con l’Avvocatura di Stato, ha rigettato la richiesta di estendere il vincolo all’intero palazzo, confermando quindi il vincolo parziale all’esito della procedura di verifica dell’interesse culturale. A restare esclusa è soltanto una particella.

Nella sentenza depositata il 18 maggio si precisa che «l’immobile è destinato a essere venduto» e che il ricorso «sottende» sia «l’interesse di evitare che lo Stato possa esercitare il diritto di prelazione solo su parte dell’immobile» sia «di non dover sopportare i condizionamenti tecnici ed extra costi della riqualificazione derivanti dall’avere, la parte vincolata e quella non vincolata, impianti e locali di servizio in comune».

Con l’impugnazione il privato proprietario di palazzo Pucci Boncambi contesta al Dipartimento del Mic «irragionevolezza e contradditorietà» del decreto, «difetto di istruttoria e di motivazione, travisamento dei fatti» ed «eccesso di potere per difetto dei presupposti e di istruttoria, irragionevolezza manifesta e sviamento».

Il ricorso è stato giudicato «infondato» dal Tar dell’Umbria (presidente Ungari), che ha ricordato come «l’estensione del vincolo sia in funzione dei valori culturali da tutelare» e «si giustifica se e in quanto sia funzionale ad assicurare in concreto la tutela delle parti che quell’interesse rivestano direttamente». Diversamente, si legge in sentenza, si sarebbe di fronte a «una decisione amministrativa sospetta di violazione del principio di proporzionalità».

E poco rilevano «le valutazioni di opportunità sotto il profilo della valorizzazione del bene in senso strettamente economico» avanzate dalla società proprietaria, che naturalmente «non possono condizionare l’imposizione del vincolo», la quale è solo «orientata dall’interesse pubblico alla tutela». In questo quadro, scrivono i giudici, «l’utilizzazione unitaria che del complesso si è fatta finora non può supportare la pretesa del proprietario di estendere il vincolo alle parti in cui il pregio storico-artistico non sussiste» e la circostanza che l’estensione «nel caso in esame sia già avvenuta per “alcune parti marginali”, non dà titolo a ulteriori ingiustificati ampliamenti». Ergo: quella particella di palazzo Pucci Boncambi resta non vincolata.

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