Un momento della conferenza stampa

Nel 2025 i servizi antiviolenza del Comune di Perugia hanno accolto complessivamente 307 donne, con un aumento di 121 rispetto all’anno precedente. Nel corso di una conferenza stampa a Palazzo dei Priori, convocata lunedì in vista della giornata internazionale del 25 novembre, amministratrici e responsabili dei servizi hanno illustrato i dati aggiornati e lo stato del sistema integrato antiviolenza cittadino.

Numeri in crescita L’assessora Costanza Spera ha ricordato che «i numeri sono in costante crescita», sottolineando come questa ricorrenza resti un momento necessario per informare e coinvolgere tutta la comunità nel contrasto alla violenza maschile sulle donne. Ha spiegato che il fenomeno non può più essere considerato un’emergenza ma un nodo strutturale, che richiede interventi continui, investimenti mirati e un lavoro educativo che parta dalle scuole.

I risultati La presidente di Libera…mente Donna, Maurita Lombardi, ha illustrato i risultati dei servizi, ricordando che dal 2014 la collaborazione tra associazione ed enti pubblici ha permesso di costruire un sistema integrato mai esistito prima. Ha parlato della necessità di un approccio multidisciplinare e ha definito i Centri antiviolenza «servizi essenziali» che non si limitano all’accoglienza ma puntano anche alla prevenzione e al cambiamento culturale. I Cav, ha detto, devono essere sempre più luoghi di rinascita e di passaggio verso l’autonomia.

Ferdinandi La sindaca Vittoria Ferdinandi ha definito quello di oggi un confronto «urgente, prezioso e necessario», ricordando che nei giorni attorno al 25 novembre la richiesta di aiuto cresce in modo evidente. Ha evidenziato la necessità di una rete stabile di collaborazione e ha espresso perplessità sul piano nazionale antiviolenza, che vede i Cav come semplici centri di servizio. Ha chiesto tavoli permanenti e procedure più rapide nella gestione delle risorse, come il reddito di libertà, per garantire risposte immediate. Ha ribadito che «non siamo più disposti a volgere lo sguardo su un fenomeno che ha a che vedere con la credibilità della nostra democrazia».

Criticità La dirigente comunale Roberta Migliarini ha ricordato il percorso avviato dal Comune dal 2011 e la scelta di un modello fondato sulla co-programmazione e sulla co-progettazione con i gestori dei servizi. Ha spiegato che restano criticità legate alla natura annuale dei finanziamenti, che limita la programmazione, ma ha rivendicato una posizione di avanguardia a livello nazionale.

I numeri I dati presentati confermano una crescita significativa nell’emersione. Nel 2025 il Cav Doriana Bellini ha accolto 152 donne, di cui 73 con un percorso in prosecuzione. Le ospiti sono state 7 e i minori 9, mentre i colloqui hanno raggiunto quota 1794 e i consigli legali 185. Sono 3 le donne coinvolte in protocolli d’intesa, 4 quelle inserite in procedure Inps e 5 le beneficiarie del reddito di libertà. La casa rifugio ha ospitato 20 donne e 9 minori. Il servizio Telefono Donna ha accolto 62 donne, con 20 percorsi proseguiti, 537 colloqui, 19 consigli legali, 3 consigli psicologici e 5 donne coinvolte nel progetto di empowerment. Considerando tutti i servizi, nel 2025 si registrano 27 donne ospiti tra Cav e casa rifugio e 18 minori. I colloqui complessivi sono 2331 e i consigli legali 204.

I dettagli Il confronto con il 2024 evidenzia un aumento delle donne accolte, passate da 186 a 307. Calano invece le donne ospiti, da 36 a 27, e i minori, da 27 a 18. Crescono in modo netto i colloqui, saliti da 1205 a 2331, e i consigli legali, da 90 a 204. Diminuiscono i consigli psicologici, che passano da 6 a 3. Sono stati ricordati anche i dati storici. Dal 2014 al 2025 il Cav ha accolto 2600 donne, con picco nel 2018. Le donne ospiti sono state 210 e i minori 224. Dal 2018 a oggi il servizio Telefono Donna ha accolto 858 donne, con massimo nel 2020. Il quadro tracciato conferma un sistema in crescita, con un aumento dell’emersione e una rete sempre più articolata. Le amministratrici e le operatrici hanno ribadito che il contrasto alla violenza richiede continuità, risorse stabili e un lavoro collettivo che coinvolga tutta la comunità.

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