di Daniele Bovi
Migliaia di perugini e di turisti nel corso degli anni ci sono passati di fronte senza farci particolare attenzione o senza chiedersi cosa ci fosse dietro. Entrati nel Cerp, il Centro espositivo fino a poco tempo fa gestito dalla Provincia, ora senza soldi né funzioni e tristemente chiuso in attesa che qualcuno se ne faccia carico, una volta salita la rampa d’ingresso sulla sinistra c’è una pesante porta in acciaio seminascosta da uno scaffale grigio. Lì dietro si cela uno degli angoli più nascosti, suggestivi e sconosciuti di Perugia, che Umbria24 ha potuto visitare grazie alla disponibilità degli uffici del settore Cultura della Provincia e alla guida fornita da alcuni membri del Gruppo speleologico del Cai di Perugia.
La Perugia sotterranea A novembre infatti, se tutto andrà per il verso giusto, ai perugini e non solo sarà offerta la possibilità di visitare la Perugia underground, come ad esempio il rifugio antiaereo documentato mesi fa dal nostro giornale e la cui porta d’ingresso si trova sotto la chiesa di Sant’Ercolano. Il Cai è alla caccia di luoghi nuovi da offrire per le proprie visite e così martedì, insieme a Umbria24 ha fatto un sopralluogo dietro il portone di acciaio aperto il quale, con fatica, si entra in quella che secoli fa era la via che collegava la zona della Rocca paolina a via Bonazzi. Poi, quando papa Paolo III Farnese decise di costruire la Rocca, la via così come molte delle case della famiglia Baglioni fu inglobata dalla struttura costruita dall’architetto Antonio da Sangallo il giovane; una Rocca in larga parte demolita dalla furia dei perugini dopo il 1860, dopo oltre tre secoli sotto il giogo papale.
VIDEO: DENTRO L’ANTICA VIA
VIAGGIO NEL RIFUGIO ANTIAEREO
Dentro la via Superata la porta si entra nella strada, larga qualche metro, che anticamente portava in via Bonazzi. Fatto qualche passo, di fronte il visitatore si trova un antico portone, che andrebbe restaurato, semiaperto e bisognoso di cure. Dietro, anni fa, è stato eretto un muro di mattoni abbattuto il quale, spiegano i tecnici, la via prosegue verso l’attuale sede della Banca d’Italia. Poco prima, sulla destra, un corridoio stretto e basso porta in un’altra sala di questo angolo di città nascosta, reso ancora più affascinante dal buio squarciato solo dalla luce di torce e cellulari. A sinistra c’è un piccolo vano e lì c’è lavoro per gli speleologi: sceso qualche scalino in ferro infatti c’è un condotto fognario, oggi inattivo, che prosegue verso l’attuale via Bonazzi. Risaliti, nei dintorni altre piccole stanze e tracce di quella che era un anticamente una via, trasformata in un dedalo di sale dalla struttura pensata dal Sangallo.
LA ROCCA PAOLINA NEL DEGRADO
FOTOGALLERY: LA ROCCA ABBANDONATA
Il Cerp Poi, verso il Cerp, la luce dei fari al neon che rappresentano uno dei grandi problemi del Centro espositivo, oggi desolatamente vuoto mentre su qualche monitor si possono vedere video turistici promozionali decisamente vintage. Solo per sostituire l’impianto di illuminazione attuale con uno più moderno ed efficiente sul piano dei costi servirebbero centomila euro. Poi, soprattutto, servirebbe farsi carico delle splendide sale del Cerp investendoci risorse e idee. Che farne della struttura che probabilmente sarà presa in mano dal Comune? Una volta cambiato l’impianto di illuminazione e fatto qualche piccolo lavoro, le sale andrebbero restituite alla città, facendone un luogo a disposizione di essa, a disposizione di coloro che hanno buone idee. Un Centro dove la città e tutti quelli che fanno davvero cultura possano crescere.
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Come sta la Rocca Usciti dal Cerp c’è la Rocca Paolina e basta fare un passo fuori per capire qual è uno dei problemi della struttura. Tre turiste fermano il gruppetto e chiedono con accento veneto: «Dove siamo?». Già, perché lungo sale e corridoi non c’è niente che spieghi al visitatore dove si trovi. Del problema Umbria24 aveva parlato mesi fa durante il tour all’interno della Rocca: rispetto ad allora cos’è cambiato? Poco, quasi niente, ma qualcosa si muove. Il consigliere comunale Francesco Vignaroli, che di lavoro fa la guida, dei pannelli esplicativi li sta scrivendo, l’assessore alla Cultura Severini ha riaperto il piccolo museo della Rocca mentre per il resto, dalle scritte che deturpano i muri alle sale liberamente accessibili usate come una pattumiera (in una, a fianco di un foglietto in cui sta scritto «vietato sporcare» che suona quasi come una beffa, c’è pure un grande quadro che incornicia il provvedimento con cui il regio commissario per le province dell’Umbria Gioacchino Pepoli concesse la Rocca al Comune) è tutto sostanzialmente come prima.
IL PROGETTO PER LA ROCCA PAOLINA
QUINDICI ANNI TRA ANNUNCI E FINANZIAMENTI SVANITI
Il progetto Mesi fa, durante una seduta di commissione, si è parlato del progetto avviato nella passata legislatura che prevede lo stanziamento di 1,3 milioni di euro per ridare alla Rocca il decoro perduto da tempo. Sviluppato dalla nuova giunta e presentato dalla Regione (che dovrebbe garantire la metà della cifra necessaria), prevede la riapertura dei cinque portoni di viale Indipendenza, garantendo più illuminazione. In più è prevista, oltre all’installazione di pannelli esplicativi, la riapertura di zone dimenticate e aree espositive come l’ex Centro servizi, un luogo ormai abbandonato da anni. Poi, benché sia quasi impossibile risolverlo in modo permanente, c’è il problema dell’acqua che cola all’interno della Rocca (basta alzare la testa per vedere gli orribili teloni verdi che proteggono le teste dei visitatori dalla doccia): l’idea dei tecnici è canalizzarla in modo che non finisca più sopra le persone.
Twitter @DanieleBovi
