di D.B.
«L’unica vera scommessa per noi sono gli alunni delle scuole e gli studenti universitari. Non tiriamoci indietro, siamo tutti della partita». È indirizzata al sindaco Andrea Romizi, al prefetto Raffaele Cannizzaro, al rettore Franco Moriconi, al questore Francesco Messina e al direttore generale dell’Asl Andrea Casciari la lettera dei due consiglieri comunali del Pd Tommaso Bori e Sarah Bistocchi che ha al centro l’apertura della sala scommesse di Porta Pesa. «Riteniamo che il Comune di Perugia – scrivono i due – abbia il dovere di impedire l’apertura del centro scommesse e videolottery nella piazza di Porta Pesa, al fine di prevenire la diffusione del gioco d’azzardo e di tutelare la città da questo pericolo. Siamo fermamente convinti che sia compito prioritario delle istituzioni locali farsi portatori di una forte azione di contrasto a tale problematica, attivandosi con tutti i mezzi necessari a prevenirne diffusione e a ostacolarla».
La lettera Contro l’apertura della sala scommesse (al momento non è chiaro se saranno installate anche delle slot o delle videolottery) sabato scorso c’è stato un presidio di protesta, organizzato da Libera e dalle associazioni del quartiere, durante il quale è stata anche avanzata una richiesta al rettore: quella di portare studenti nella zona attraverso l’apertura di un’aula studio. Richiesta rilanciata anche dai consiglieri dem: «Nell’inaugurare l’aula studio di via della Viola – scrivono Bori e Bistocchi – si anticipava l’ipotesi di una prossima apertura a Porta Pesa, immaginando che ci si riferisse a un locale di proprietà della Fondazione Rebucci, che di recente è stato liberato dall’affittuario, adibito ad attività commerciale con tipologia alimentare. Riteniamo che questa possa essere l’occasione per prendere in considerazione tale ipotesi, dimostrando così come il quartiere sia considerato un territorio da riqualificare e da porre al centro della realtà universitaria perugina, e non una zona in cui permettere l’apertura di un centro scommesse».
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Ok all’ordine del giorno Lunedì pomeriggio poi in consiglio comunale è stato approvato all’unanimità l’ordine del giorno contro la ludopatia dei due consiglieri dem con cui si chiede al sindaco una regolamentazione, sulla base della legge regionale, delle distanze tra gli spazi adibiti al gioco d’azzardo e i luoghi sensibili, quali plessi scolastici, ospedali, case di cura, luoghi di culto (non meno di 5000 metri); di attivare gli uffici comunali preposti per accertare eventuali violazioni alle norme di legge e ai regolamenti comunali per l’apertura di centri scommesse nella zona di Porta Pesa; di avviare una campagna informativa mirata ai giovani e giovanissimi per prevenire l’insorgere della ludopatia in concerto con le associazioni sportive e culturali del territorio comunale; di sensibilizzare i proprietari di esercizi commerciali che detengono slot machine sulle conseguenze che il gioco d’azzardo produce su giovani ed anziani e sulle ricadute sociali del fenomeno; e di mantenere alta l’attenzione sul fronte della sicurezza urbana e della vivibilità di Borgo Sant’Antonio e Porta Pesa».
DALLA POLITICA AI GENITORI CORO DI NO PER L’APERTURA
IL CASO SOLLEVATO DAL PD
Comune e Regione Nel corso del dibattito l’assessore al Commercio Cristiana Casaioli ha ribadito quanto detto nei giorni scorsi, ovvero che l’attenzione del Comune è alta e che attualmente c’è un ‘buco’ nella legge regionale, la quale non prevede per le sale scommesse il divieto di aprire a meno di 500 metri da luoghi sensibili. Nei giorni scorsi il Comune ha chiesto un incontro, con una lettera all’assessore al Welfare Barberini, in cui discutere proprio una modifica della legge, ma al momento non è chiaro se questa arriverà in tempo per impedire l’apertura. Nel frattempo vanno avanti i controlli della questura di Perugia in sale scommesse e sale slot: 11 gli esercizi pubblici passati al setaccio insieme a 72 dispositivi. Tutti sono risultati in regola anche se due denunce sono state fatte perché, in entrambi i casi, sono state trovate a gestire in quel momento le sale persone che non ne avevano titolo.
Twitter @DanieleBovi
