Protesta a Palazzo dei Priori martedì mattina delle educatrici degli asili nido di Perugia, 41 delle quali precarie, contro la possibile esternalizzazione di alcuni servizi all’infanzia. Le precarie così vedrebbero sempre più allontanarsi la speranza di una stabilizzazione. Dopo aver incontrato la scorsa settimana i consiglieri comunali, le maestre hanno organizzato un sit-in, con tanto di striscioni («Orgogliosi di essere pubblici» e «L’infanzia non si appalta») sotto la sede comunale. Poi sono entrate nel palazzo e hanno raggiunto l’ufficio del sindaco Andrea Romizi. Quindi nella sala accanto a quella dove di solito si tengono le riunione delle commissioni permanenti i rappresentanti delle sigle sindacali delle educatrici sono stati ricevuti dall’assessore Dramane Waguè. Un Waguè che si è detto disponibile a trovare una soluzione in grado di assicurare un futuro alle lavoratrici che lavorano in 17 strutture comunali (14 gli asili).
L’incontro In base alla Legge di stabilità chi ha lavorato tre anni dovrebbe essere assunto con un contratto a tempo indeterminato e in più in ballo c’è il concorso bandito un anno e mezzo fa dal Comune che prendeva l’ingresso di 4 persone part-time per tre anni. In quell’occasione parteciparono 25 persone che, con lo scopo di capire quali sono le intenzioni di palazzo dei Priori in termini occupazionali, chiedono ora che la graduatoria venga pubblicata nuovamente. Del caso si discuterà ancora nel corso della settimana dato che giovedì è previsto un incontro tra Waguè e i dirigenti del settore mentre venerdì, in commissione Cultura, si discuterà l’ordine del giorno sul futuro delle precarie presentato dal Movimento 5 Stelle, che invita palazzo dei Priori a investire in un «servizio strategico» come quello degli asili nido. E se a Perugia la giornata è filata via tutto sommato liscia, a Terni, die si è riunito per la prima volta il gruppo di lavoro sulla riorganizzazione del sistema di refezione scolastica, è dovuta intervenire anche la Digos.
La Cgil «Due amministrazioni di diverso orientamento politico – commenta la Cgil -, il cui obiettivo sembra però il medesimo: il depotenziamento dei servizi educativi all’infanzia e il disinvestimento in un servizio così importante per le famiglie, le donne in particolare, e per i bambini». Una protesta come visto che non riguarda solo i genitori (a Perugia i comitati hanno chiesto un incontro al sindaco entro il 31 marzo per parlare della questione relativa alle stoviglie in plastica): «Anche le educatrici di entrambi i Comuni – ricorda la Cgil – erano a protestare in difesa del servizio all’infanzia, lamentando in particolare l’assenza totale di un progetto di riorganizzazione reale, che potenzi sia la qualità che la quantità del servizio. Una politica che privilegia l’esternalizzazione del servizio mensa e quello dell’educazione a favore del privato, con un blocco del turn over, nonostante la possibilità di sostituzione delle educatrici prossime alla pensione e la presenza di un numero consistente di precarie, che da anni prestano il lavoro nelle sedi comunali e che oggi si vedono togliere la possibilità di una stabilizzazione occupazionale. Senza investimenti e nuove assunzioni queste amministrazioni non saranno in grado di rispondere più alle necessità ed ai bisogni delle famiglie e di riconoscere i diritti dei bambini».
