Uno dei cantieri del Bus rapid transit di Perugia nell'ottobre scorso

di Daniele Bovi

Da San Sisto a Castel del Piano, da via Settevalli a Sant’Andrea delle Fratte: sono in tutto 12 le ordinanze con le quali, mercoledì, il Comune di Perugia ha prorogato il termine dei lavori per la prima linea del Metrobus, che collegherà Castel del Piano a Fontivegge. Cantieri che, stando alle precedenti ordinanze, avrebbero dovuto concludersi tra il 28 febbraio e il 3 marzo. L’impresa che sta realizzando l’opera ha però chiesto una proroga, vista l’impossibilità di portarli a termine entro le tempistiche previste. Di sicuro non hanno aiutato un gennaio e e un febbraio che, complice il cambiamento climatico che sta portando in queste ore un anticipo di primavera, si sono rivelati come i più piovosi degli ultimi decenni.

Le proroghe Le nuove scadenze variano a seconda delle zone interessate e si estendono, nei diversi tratti, fino al 31 marzo, al 30 aprile, al 15 maggio e in alcuni casi fino al 30 giugno 2026. Nell’area di via Pievaiola e di Sant’Andrea delle Fratte le proroghe interessano diversi tratti. In strada delle Fratte resta il senso unico in direzione di via Pievaiola, con chiusura della pista ciclabile parallela e divieto di transito per i pedoni fino al 31 marzo. Nel tratto tra la rotatoria Fornari e via Dottori prosegue invece il restringimento della carreggiata sul lato destro del senso unico fino al 30 aprile. A Fontivegge, nel tratto compreso tra via Cortonese e via Sicilia, rimane il divieto di transito, salvo i mezzi diretti al cantiere, fino al 30 giugno.

San Sisto A San Sisto, dove nelle scorse settimane i commercianti hanno protestato per i ritardi, la viabilità resta profondamente riorganizzata. In viale San Sisto è confermato il senso unico tra via Luigi dalla Piccola e via Tomaso Albinoni fino al 30 aprile, mentre tra via Mozart e via dei Tagliapietra il senso unico sarà in vigore fino al 15 maggio. Sempre nella stessa zona resta vietata la corsia di immissione da viale San Sisto verso via Albinoni fino al 30 aprile. In via Donizetti prosegue il senso unico tra la traversa del civico 71/A e l’incrocio con via Pergolesi e via Cimarosa fino al 31 marzo.

Le modifiche Spostandosi verso via Sandro Penna e strada Settevalli, le proroghe prevedono il mantenimento del senso unico in via Sandro Penna tra via Pantaleoni e il civico 106 fino al 30 aprile, mentre tra via Piermarini e via Soriano resta il restringimento della carreggiata, pur con doppio senso di marcia, fino al 31 marzo. In strada Settevalli, tra i civici 638 e 557, continua il restringimento con almeno tre metri garantiti per ogni corsia e divieto di sorpasso fino al 30 aprile. Ulteriori modifiche riguardano altre zone della città. In via Martiri dei Lager prosegue il restringimento tra via Luisa Spagnoli e via Simpatica, con la soppressione di otto posti auto e divieto di sosta permanente fino al 15 aprile. A Castel del Piano, in via Fausto Luciani e in via Elvira restano in vigore i sensi unici nei tratti compresi tra il civico 62 di via Elvira e via Luciani, e tra via Elvira e il civico 53 di via Luciani, fino al 31 marzo. In tutte le aree interessate dai cantieri è confermato il limite massimo di velocità a 30 chilometri orari.

La variante Sempre nelle scorse ore intanto Palazzo dei Priori ha approvato la variante che riguarda la fermata dell’ospedale, necessaria dopo il ritrovamento, sotto l’attuale fabbricato di guardiania del pronto soccorso, di un ambiente interrato non censito. Nel locale passano numerosi sottoservizi essenziali per l’intero Santa Maria, la cui esatta mappatura secondo le carte non è risultata disponibile in tempi compatibili con le scadenze del Pnrr. Per evitare rischi di interruzione dei servizi sanitari e possibili ritardi, si è deciso di spostare la fermata e di modificare la sistemazione dell’area, mantenendo sostanzialmente invariato il tracciato del Brt in prossimità della rotatoria e rimodulando l’impianto semaforico.

Motivato dissenso L’aumento dei lavori legato alla variante, pari a circa 81 mila euro, è stato posto a carico dell’appaltatore, in quanto ritenuto conseguenza di un’omissione progettuale. Il Comune riconosce invece 33 mila euro per le spese tecniche di progettazione della modifica. L’impresa ha sottoscritto l’atto con «motivato dissenso», contestando la ricostruzione dell’amministrazione e riservandosi di quantificare eventuali maggiori compensi.

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