di D.B.
Mangiare carne? «Solo un modo di sostenere la violenza dell’uccidere». A dirlo è la sezione perugina della Lav, la Lega anti vivisezione, che in una nota si scaglia contro i manifesti che in queste settimane sponsorizzano, lungo i muri della città, le tante sagre in programma. Manifesti che «deridono la morte degli animali», ritenuti «incivili e riprovevoli, in violazione dei diritti fondamentali degli animali. «Che siano maiali infilzati con uno spiedo posti sopra un fuoco ad arrostire – afferma in una nota Graziella Crescentini Gori, responsabile Lav-Lega anti vivisezione Perugia – od oche o altri animali, essi vengono rappresentanti in costante stato di gioia, pervasi da una enorme felicità dell’uso che si fa di loro».
Manifesti strappati Una contrarietà che si può vedere anche percorrendo le vie della città, dove non mancano manifesti strappati spesso con la scritta «Go vegan!». «Siamo ancora alla beffa e all’irrisione della sofferenza e della morte degli animali – osserva ancora Crescentini Gori – quando una società civile dovrebbe, invece, andare verso il riconoscimento dell’importanza di un’etica del rispetto per tutti i viventi e in particolare verso la comprensione di come il consumo di carne, cioè di animali, sia solo un modo di sostenerne la violenza dell’uccidere».
Il garage degli orrori Il profilo Facebook dell’associazione rilancia poi una vicenda della quale a lungo si è discusso mesi fa, ovvero il caso di cronaca che ha visto protagonista un ragazzo di Perugia accusato di aver torturato molti gatti nel suo garage. L’idea, dopo quella andata in scena settimane or sono, è di dare vita «a una nuova manifestazione». «Nessuno di noi – scrive l’associazione – lo ha dimenticato: abbiamo continuato a raccogliere le firme, ad avere incontri con la segreteria del sindaco, ad interessarcene dal punto di vista penale tramite il nostro avvocato. Oggi siamo preoccupati dal silenzio della Procura così come dalla non emanazione dell’Ordinanza Sindacale, da noi richiesta, che vieti all’accusato il possesso e la detenzione di animali». Da qui l’idea di un nuovo appuntamento «per chiedere alle autorità giustizia e tranquillità perché il garage degli orrori sia definitivamente chiuso».
Twitter @DanieleBovi
