Dopo il Tar e il Consiglio di Stato, il caso del concorso per il primario di Cardiologia dell’ospedale Santa Maria della misericordia di Perugia finisce di fronte alla Corte costituzionale. Con un’ordinanza pubblicata nei giorni scorsi, infatti, la Sezione Terza del Consiglio di Stato ha deciso di sollevare una questione di legittimità costituzionale riguardo le norme (del 1992 poi aggiornate nel 2022) che regolano la procedura per il conferimento di incarichi di direzione di struttura complessa.
L’ordinanza I giudici amministrativi mettono in discussione la natura stessa di queste selezioni, che oggi non vengono considerate veri e propri concorsi pubblici ma semplici procedure per l’affidamento di un incarico di lavoro privato. Secondo l’ordinanza, questa esclusione contrasta con i principi costituzionali di uguaglianza, buon andamento della pubblica amministrazione e, soprattutto, con la tutela della salute. La gestione di un reparto ospedaliero, sottolineano i giudici, ha infatti un impatto diretto sulle cure destinate ai cittadini, motivo per cui la scelta della figura di vertice dovrebbe seguire regole di massima trasparenza e valorizzazione del merito.
Causa sospesa I magistrati sottolineano che le riforme introdotte nel 2022 hanno eliminato la possibilità per i direttori generali di scegliere i primari in modo fiduciario, imponendo la nomina del candidato che ha ottenuto il punteggio più alto. Questa novità rende la selezione del tutto simile a un concorso pubblico. E così, per fare chiarezza su quale sia la corretta interpretazione e stabilire se la competenza a decidere spetti ai giudici amministrativi o a quelli ordinari, il Consiglio ha deciso di sospendere la causa in corso e trasferire gli atti alla Corte costituzionale.
La vicenda Il caso nasce nell’autunno del 2023, quando l’Azienda ospedaliera avvia la selezione per la guida del reparto di Cardiologia. Alla chiamata rispondono in tre: Maurizio Del Pinto e Gianluca Zingarini, entrambi in servizio all’ospedale di Perugia, e Leonardo De Luca, proveniente da fuori regione e in seguito ritiratosi dopo aver accettato un incarico a Pavia. La prova orale, svolta all’inizio del 2024, si conclude con un nulla di fatto. Entrambi i candidati rimasti ottengono 15 punti su 30, rimanendo al di sotto della soglia minima di idoneità fissata a 21 punti. L’assenza di un vincitore apre una fase di forti discussioni e spinge Del Pinto a ricorrere al Tar dell’Umbria che, nella primavera del 2025, accoglie in parte il ricorso, ritenendo insufficienti le motivazioni espresse dalla commissione esaminatrice sulla prova orale.
Il Santa Maria A quel punto la direzione del Santa Maria della misericordia si rivolge al Consiglio di Stato per chiedere l’annullamento della sentenza del Tar. Nel frattempo, per garantire la continuità del reparto, l’azienda ha affidato a Del Pinto la direzione temporanea della struttura, un incarico che è stato rinnovato a marzo per un massimo di ulteriori sei mesi. Ora a sbrogliare la matassa dovrà essere la Corte costituzionale, di fronte alla quale nelle scorse ore il Santa Maria ha deciso di costituirsi in giudizio per difendere la validità del percorso finora seguito. La direzione spiega nella delibera che l’intervento legale è necessario per salvaguardare la discrezionalità delle commissioni esaminatrici e per evitare il rischio di un blocco amministrativo che potrebbe mettere in discussione non solo questa selezione, ma anche tutte le altre nomine di vertice effettuate negli ultimi anni con le stesse regole. A difendere l’ospedale saranno due specialisti di diritto amministrativo e sanitario del foro di Roma, Vincenza Di Martino e Giampiero Proia.
