Novità per il pagamento di tasse e imposte

di Daniele Bovi

Troppo complicato e troppo costoso: risultato, il Comune di Perugia rinuncia alla gestione e alla riscossione in proprio dell’imposta sulla pubblicità e le affissioni pubbliche e torna a trattare con Dogre, la concessionaria il cui contratto potrebbe essere rinnovato per un triennio. La vicenda inizia qualche mese fa, ad aprile, quando la giunta decide di dare vita a un gruppo di lavoro formato da alcuni dirigenti con un obiettivo politico fissato dall’esecutivo: riportare nelle mani di palazzo dei Priori la gestione e la riscossione dell’imposta. Una partita di non poco conto se si guardano i numeri: l’imposta sulla pubblicità nel 2015 ha garantito un incasso lordo di 3,4 milioni di euro mentre quella sulle pubbliche affissioni di 702 mila euro; a queste cifre va tolto l’aggio del 17,95 per cento che Dogre prende per gestire il servizio, che ammonta in totale a quasi 900 mila euro Iva compresa.

Niente da fare Con questi numeri davanti il gruppo di lavoro si è messo all’opera e ha redatto una relazione in vista della scadenza del contratto con Dogre, che scade il 31 dicembre 2016 ma che può essere prolungato per un massimo di tre anni. Tirata una riga le conclusioni della dirigenza comunale sbarrano la strada alla volontà della giunta: «Si ritiene – è scritto nella relazione – che possa considerarsi definitivamente non praticabile la soluzione della reinternalizzazione, tenuto conto dei vincoli assunzionali e di spesa di volta in volta illustrati, nonché dei limiti tecnico-organizzativi non superabili neanche nel medio termine». Per gestire tutto il servizio Dogre (alla quale dal 2015 è stata tolta la gestione della Tosap) impiega undici persone: cinque che si occupano delle affissioni e sei impiegati con vari compiti, mentre risultano coinvolti in modo indiretto altri tre impiegati dei quali uno ha le redini del servizio contenzioso.

I costi Tutte persone che lavorano in 70 metri quadrati di uffici e 330 di magazzino e deposito e che si servono, per spostarsi, di un totale di 11 mezzi. Facendo una media annua dei costi, dal 2012 al 2015 per far funzionare la macchina Dogre ha speso 585 mila euro dei quali la stragrande maggioranza (391 mila euro, cioè il 67 per cento) se ne sono andati per il personale, mentre gli altri sono serviti per utenze, manutenzioni, consulenze, noleggi, carburante, assicurazioni, notifiche, imposte e via così. A fronte di ciò ci sono ricavi che nell’ultimo quadriennio, in media, sono stati pari a 738 mila euro; al netto dei costi dunque a Dogre rimangono poco più di 150 mila euro. I compiti, per quanto riguarda l’imposta sulla pubblicità, sono molti e vanno dal garantire il servizio di front e back-office, dall’immissione dei dati all’emissione degli avvisi di pagamento, dal censimento annuale e capillare di tutte le posizione impositive agli accertamenti, dalla rendicontazione degli atti notificati o recapitati alla gestione del contenzioso, dal controllo del territorio contro l’abusivismo alla riscossione e così via.

Quanto alle affissioni, oltre a sistemare i manifesti sugli spazi appositi c’è da gestire il registro delle prenotazioni, segnalare gli abusivi, pulire tutto al massimo ogni 15 giorni, controllare e in caso fare la manutenzione degli impianti con intervalli di tempo non superiori a tre mesi, recuperare l’evasione, fare censimenti annuali, controllare gli abusivi e altro ancora. Analizzata a fondo la vicenda, tutti i dirigenti coinvolti hanno spiegato alla giunta che mettere in piedi una macchina simile e farla funzionare è impossibile entro l’inizio del nuovo e presenta criticità notevoli anche le medio termine; non è dunque un caso che «la stragrande maggioranza dei comuni capoluogo si serve per tali funzioni di un concessionario». Nell’analisi il Comune ha preso in esame tre scenari, tutti giudicati irrealistici: il primo prevedeva la creazione di una struttura apposita, impresa ardua visto che il Documento unico di programmazione 2017-2019 prevede per tutto il Comune 14 assunzioni nel 2017 e 11 l’anno dopo. La seconda prendeva in considerazione la possibilità di impiegare persone che già lavorano in Comune: il problema è però che «non sussistono nell’ente eccedenze di personale», anzi, c’è «una consistente carenza di figure professionali necessarie per il corretto funzionamento del servizio».

Niet Niente da fare neppure per la terza ipotesi, ovvero la mobilità interna del personale per la quale però serve un bando entro il 31 maggio di ogni anno; nuove unità che costerebbero all’ente 392 mila euro. Del servizio non potrebbe certo occuparsi l’unità manutenzioni, già carica di lavoro e con operai «per la quasi totalità sottoposti a prescrizioni mediche limitanti di varia natura»; niet pure da parte dei Servizi alle imprese visto che, solo per quanto riguarda le autorizzazioni degli impianti pubblicitari, ci sono in tutto tre persone per circa 1.700 pratiche all’anno. Palla rispedita al mittente anche da parte della polizia municipale: «Assolutamente impossibile – è detto nella relazione – gestire in modo sistematico questa tipologia di controlli». Impossibile poi acquistare mezzi, visto che fino alla fine del 2016 la Legge di stabilità ha imposto alle pubbliche amministrazioni il divieto di farlo. Da ultimo c’è anche l’ostacolo degli spazi: se un ufficio in via Oberdan c’è, manca il magazzino e acquistare entrambi costerebbe 315 mila euro o 20 mila euro all’anno affittarli. Insomma, meglio telefonare a Dogre per sedersi al tavolo delle trattative.

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.