«Le mafie finiranno? Purtroppo no. Falcone pensava di sì, ma era un altro periodo storico-politico. Ora è più difficile perché è infiltrata e ne fanno parte tanti pezzi di questo Paese». Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, presidente della Commissione parlamentare per la riforma della normativa antimafia, ha risposto così a uno studente nell’incontro che si è svolto sabato a Perugia, nella sede del Consiglio regionale, dove erano presenti molti ragazzi di alcune scuole umbre. Secondo il magistrato però «se già nella scuola si riuscirà a fare prevenzione e si riuscirà a riformare contemporaneamente l’ordinamento giudiziario e penale il fenomeno mafia potrebbe essere efficacemente arginato». «Intanto – ha aggiunto – voi allenatevi ad essere sempre generosi e riuscirete a capire e affrontare meglio il mondo. Non siate egoisti. Studiate, per avere sempre più strumenti a disposizione per costruire la vostra vita in maniera rigorosa e rispettosa degli altri. È essenziale acquisire un’etica anticorruzione».
Servono strategie «Per combattere il fenomeno mafioso – secondo Gratteri – sono necessarie strategie a breve termine che spetta alla politica ed al Parlamento mettere in campo». Il procuratore ha quindi assicurato che nella Commissione da lui presieduta si sta dando corso ad una sorta di «rivoluzione normativa». L’incontro è stato organizzato dalla Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative, di cui coordinatore è lo stesso presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Eros Brega che ha portato il suo saluto ai ragazzi. Gratteri ha parlato di contrasto alle organizzazioni criminali mafiose, spiegando in modo dettagliato le caratteristiche economiche, culturali, politiche del fenomeno mafioso. E sempre rispondendo alle numerose domande dei ragazzi, che spesso si sono trasformate in riflessioni, ha rimarcato l’importanza della famiglia e l’ambiente sociale in cui si cresce. «È essenziale – ha detto – essere educati alla legalità, fin dai primi anni di scuola. Non esistono territori immuni da condizionamenti mafiosi, ma anche se si è giovani imprenditori non bisogna mai accettare compromessi. Ci vorrà magari più tempo per affermarsi, ma non bisogna mai scegliere scorciatoie che portano verso soggetti criminali o persone a loro vicine».
Scelte Il magistrato ha anche ripercorso la propria esperienza di vita, ricordando di aver conosciuto nell’adolescenza e giovinezza dei ragazzi che poi hanno scelto la criminalità. «Ma io ho fatto altre scelte – ha spiegato – grazie alla famiglia e all’ambiente sociale sano e ricco di valori in cui sono cresciuto. Un mio compagno di giochi, alcuni anni dopo, l’ho arrestato a Miami, su un panfilo con 800 chili di cocaina». In diversi passaggi, Gratteri si è soffermato sull’importanza della scuola e sulla necessità di una riforma strutturale. «Bisogna prevedere investimenti – ha detto – e motivare gli insegnanti. Servono nuovi valori e metodi didattici». E rispondendo ad un’altra sollecitazione della platea, Gratteri ha parlato anche di religione e mafia, sottolineando in proposito «silenzi e connivenze». «Si tratta – ha aggiunto – di un nervo scoperto. I mafiosi amano farsi vedere con i religiosi. Viene percepita come una forma di esternazione del potere. Esempi recenti li abbiamo avuti con gli ‘inchini’ delle statue dei santi verso i capomafia nel corso di processioni».
Tra di noi Nel sottolineare poi che «le mafie sono tra di noi e si muovono insieme alla società in cui vivono», Gratteri ha raccomandato «grande attenzione su appalti e subappalti riferendosi in particolare alla vicenda Expo 2015». Il procuratore ha spiegato poi che la mafia non ha confini e può sviluppare tutti i suoi suo traffici in ogni direzione: «La ‘ndrangheta è l’organizzazione più globalizzata».
