di Daniele Bovi
Inutile e ridondante era stato definito su queste colonne e inutile e ridondante si è rivelato. A due anni dall’entrata in vigore, avvenuta tra mille polemiche nel novembre 2014 grazie al via libera in consiglio comunale, la modifica all’articolo 30 del regolamento comunale di polizia urbana tramite la quale si sarebbe voluto vietare, tra le altre cose, il ‘mestiere’ di «accompagnatore di carrelli della spesa» nonché quello di lavavetri, si rivela, visti gli obbiettivi, un flop ampiamente preventivabile. Per accorgersene non serve un investigatore dall’occhio fino: basta prendere l’auto o lo scooter e viaggiare lungo le principali arterie del capoluogo umbro per vedere che sostanzialmente i lavavetri sono esattamente dov’erano e dove sono rimasti nel corso degli ultimi due anni; e lo stesso vale per i loro ‘colleghi’, gli ‘accompagnatori’ di carrelli della spesa, presenti nei parcheggi di molti supermercati cittadini.
Poche multe Come spiegano dal comando della polizia municipale, che soffre di una cronica carenza di personale e che ha molti altri compiti da svolgere, in questi 24 mesi sono state fatte pochissime multe da 100 euro, una decina, tutte rigorosamente non pagate; le persone controllate dalle pattuglie poi, perlopiù in regola col permesso di soggiorno, sono qualche decina. Tutto qui. Il vecchio articolo 30, molto breve, vietava il chiedere l’elemosina in modo invasivo o con comportamenti «insistenti, molesti od offensivi», nonché il rovistare dentro i contenitori di raccolta delle varie associazioni umanitarie per cercare di prendere qualche vestito. Il nuovo articolo invece è molto ampio e vieta, oltre a quanto sopra, il chiedere denaro agli incroci (in modo ridondante oltre alla locuzione «luoghi pubblici o aperti al pubblico» si elencano cimiteri, parcheggi, centri commerciali, teatri e altri, appunto, luoghi pubblici), l’accattonaggio con minori o sfruttando gli animali e la vendita lungo le strade di oggetti come fazzoletti o accendini.
Tutto previsto In più si fa riferimento a «sanzioni massime previste dalle normative vigenti» nel caso di coloro che fanno accattonaggio o offrono di lavare il parabrezza «in maniera molesta» ai danni di donne incinte, sole, con bambini e altri soggetti deboli. Sostanzialmente tutto, come spiegato due anni fa, o contenuto già nel vecchio articolo 30 o abbondantemente previsto dal codice penale che, nel sistema delle fonti del diritto, è al di sopra di un semplice regolamento comunale. Insomma, ribadita un’ovvietà, cioè che lo sfruttamento dei deboli così come le organizzazioni criminali sono da combattere, la modifica appare la creazione di partiti attenti più a ‘marcare’ politicamente il territorio che a creare regole in grado di incidere davvero sulla vita delle persone.
Espressioni roboanti Eppure nella proposta di modifica (originariamente presentata dall’ex forzista Carmine Camicia e poi fatta propria dagli altri consiglieri) si usavano espressioni e concetti decisamente roboanti come la necessità di garantire ai perugini una libera circolazione e di poter «vivere la città con serenità», risultato per raggiungere il quale «non può esistere nessuna forma di accattonaggio»; come se l’eliminazione dalla vista di povertà, disagio e sfruttamento garantisse la serenità. In più si faceva riferimento a «quasi tentativi di estorsione» ai danni dei poveri anziani fuori dai supermercati e nel complesso ad attività che «da anni terrorizzano i perugini». Perugini che con tutta probabilità non annoverano lavavetri, ‘accompagnatori’ o venditori di fazzoletti tra i fattori in grado di scatenare il terrore o tra quelli che impediscono di vivere con serenità il capoluogo. La proposta, per la cronaca, fu approvata all’unanimità in Prima commissione, mentre in consiglio, dove almeno fu cassato l’obbligo per la municipale di fare controlli settimanali «serrati», su 30 presenti ci furono 25 sì, due no (i dem Bori e Bistocchi) e tre astenuti (il pd Mencaroni e i pentastellati Pietrelli e Rosetti).
Twitter @DanieleBovi
