di Daniele Bovi
Ci sono i fiori e le piante, i salumi e i formaggi di Norcia, i libri usati, il vino e il miele; l’unica cosa che manca sono i clienti. I primi due giorni della nuova location della Fiera dei morti, che quest’anno ha per la prima volta una sua propaggine in piazza del Bacio oltre che a Pian di Massiano e in centro storico, hanno lasciato gli operatori presenti con l’amaro in bocca. Il colpo d’occhio, una volta arrivati nel cuore di quella Fontivegge che è la zona più problematica della città sul fronte di sicurezza e degrado, non è di quelli che rimangono impressi nella mente del visitatore. Sette-otto persone che curiosano osservando i prodotti dei 12 banchi presenti, troppo pochi secondo gli operatori che spiegano come la media di questi due giorni sia stata proprio questa: in genere, meno di dieci visitatori contemporaneamente in tutta la piazza.
Un disastro «È un disastro – dice uno degli operatori – perché mancano i clienti. Alcuni salgono le scale, guardano, e se ne vanno». Lunedì, sostengono altri, tutto sommato è andato meglio rispetto a domenica quando, complice anche il vento, la piazza era deserta. Il problema di fondo, spiega un altro, è che le persone non arrivano e le cause, ascoltando chi in questi due giorni ventosi ha battuto pochi scontrini, sono ovviamente più di una. Tra queste la presenza di un numero troppo esiguo di banchi, che non riempiono la piazza e non invogliano il cliente, una scarsa pubblicizzazione di questa prima volta nel cuore di Fontivegge e non solo. Insomma, la vicina stazione del Minimetrò e il biglietto unico sembrano essere serviti a poco. Alcuni operatori lamentano infatti di essere stati chiamati solo dopo la metà di settembre: «Segno – dicono – che sono arrivati ‘lunghi’ con la programmazione».
FOTOGALLERY: L’INAUGURAZIONE DELLA FIERA
Poca comunicazione Altri cercano di vedere il bicchiere mezzo pieno e dicono che comunque «da qualche parte bisogna iniziare, meglio noi che niente». Fatto sta che gli incassi sono stati miseri, il lavoro tanto e le previsioni per gli ultimi tre giorni di una delle manifestazioni più amate dai perugini non sono buone, dato che al momento nessuno pensa che verrà invertita la tendenza. Da tenere in considerazione, se si parla dell’operazione Fiera a Fontivegge, non c’è ovviamente solo l’aspetto commerciale. L’idea è quella di provare a rilanciare questo angolo di città, di sottrarlo al degrado con iniziative positive, in grado di attirare persone e di occupare uno spazio di solito palcoscenico di ben altri affari. Probabilmente un’iniziativa da comunicare di più e meglio, che potrebbe fare da base a qualcosa di più articolato per l’edizione 2016.
Twitter @DanieleBovi
