di D.B.
Un tavolo di lavoro per discutere in profondità la vicenda e, nel giro di qualche mese, la redazione di una nuove graduatoria. Venerdì mattina, durante la seduta della Quarta commissione che si è tenuta nella sala del consiglio comunale di palazzo dei Priori, si è parlato di servizi per l’infanzia. Protagonista una delegazione di genitori, delle educatrici precarie e delle single sindacali. E sono state proprio le educatrici a chiedere, vista l’impossibilità di prorogare quelle attuali, delle nuove graduatorie «in tempi brevi», inserendo nel bado «criteri che premino l’esperienza, così da garantire la continuità del servizio». Lo scenario che hanno dipinto è stato definito «preoccupante»: età media del personale alta, un’educatrice ogni 8 bambini e nessuna assunzione. «È impensabile – hanno detto – che si possa rimanere in servizio fino a 65-70 anni. Serve un concorso».
Genitori e sindacati Valutazioni e richieste, quelle del tavolo paritetico e della graduatoria, appoggiate anche dai sindacati presenti in audizione: «Servono scelte precise – hanno detto – per garantire la qualità di un servizio strategico e un concorso per le educatrici già nel 2016». Da parte dei genitori invece si è puntato il dito contro l’eccessiva alternanza di maestre «nell’ambito di un servizio – hanno sottolineato – nel quale la loro figura è centrale. È un disservizio che deve essere risolto al più presto». Da parte sua l’assessore Dramane Waguè ha assicurato che l’interesse dell’Amministrazione è quella di dare continuità al servizio «confermando le professionalità esistenti, molto apprezzate», ma che bisogna anche fare i conti con le esigenze degli altri assessorati. Al termine di tutte le verifiche è stato dato mandato agli uffici affinché entro aprile venga pubblicato l’avviso per la formazione della nuova graduatoria «nella quale – ha detto Waguè – sia data priorità a chi da anni sta lavorando bene nel settore». Una procedura che, spiegano i dirigenti, si concluderà entro settembre.
Tavolo Wagué ha aperto anche sull’ipotesi del tavolo e ha detto che ora l’obbiettivo, visto il grande numero di pensionamenti che ci saranno nel settore da qui al 2017, è di rivedere la delibera sul fabbisogno che fissa li numero di assunzioni che palazzo dei Priori potrà fare: «Quattro posti al 50 per cento – ha detto – non sono sufficienti. Su questo progetto è già stato dato mandato agli uffici di effettuare uno studio propedeutico sulle possibilità consentite dalla normativa». Quanto ai 5-6 contratti in scadenza da qui a giugno, il Comune ha già previsto delle sostituzioni individuate sulla base della graduatoria attualmente in vigore. In tutto questo, come ha osservato la dirigente Migliarini, c’è da fare i conti anche con il taglio del 50 per cento ai fondi per gli asili operato dalla Regione e ciò «sta creando non pochi problemi al Comune». L’ultima parte della seduta è stata occupata dal dibattito: Giaffreda, M5S, ha bocciato l’ipotesi di sostituire le insegnanti il cui contratto è in scadenza proponendo una proroga appoggiata dal forzista Massimo Perari («non si può – ha detto – rimanere schiavi della burocrazia, serve un po’ di coraggio per non lasciare nessuno senza lavoro») e anche da Leonardi: «Se il problema – ha detto – è di assumersi un mero rischio economico, l’Amministrazione ha il dovere di procedere».
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Dibatitto Da parte della maggioranza si è anche puntato il dito contro le precedenti Amministrazioni («se oggi ci troviamo in questa situazione – attacca Camicia – è a causa di quelle politiche, ma non ci dobbiamo far spaventare dai burocrati»), accusa respinta al mittente da prete dei pd Bori e Mencaroni, che hanno criticato la scelta di non dare vita a un consiglio grande dedicato ai temi dell’infanzia: «Una scelta – ha sottolineato Mencaroni – che deriva dal fatto che per questa Amministrazione tali servizi sono considerati un costo e non una risorsa». Amministrazione che deve fare i conti anche con un’altra grana, quella della chiusura del nido Magnolia di Collestrada decisa giorni fa da palazzo dei Priori. A intervenire venerdì, con una nota, è il comitato dei genitori: «Non ci stiamo – dicono – e abbiamo deciso di fare fronte comune con la cittadinanza». Genitori peraltro non convinti dalla possibilità di portare i piccoli nelle strutture vicine (Balanzano e Ponte San Giovanni).
Caso Magnolia «Il vero problema che si cerca di nascondere – dicono – è che non ci sono soldi da investire nelle strutture già esistenti, e soprattutto non c’è interesse da parte dell’amministrazione di aiutare le famiglie, come invece palesato nelle varie campagne elettorali». Una proposta alternativa è quella di utilizzare alcuni spazi del Comune nella zona che a oggi non sono usati ma «la soluzione sembra impraticabile a detta dei tecnici». A non andare giù sono anche i tempi: l’atto di chiusura è stato firmato dal dirigente il 24 febbraio mentre «e famiglie vengono avvisate un mese dopo esattamente il 23 marzo senza considerare che i rinnovi per il secondo anno nido hanno avuto scadenza il 31 marzo e sempre nella stessa data si sono aperte le iscrizioni per l’anno scolastico 2016/17». «Infine – concludono – Infine ci domandiamo come mai solo lo scorso venerdì 25 marzo il Sindaco Romizi e l’assessore Wague siano andati a visionare la struttura, solamente dopo che il comitato mamme avesse iniziato a pubblicare le proprie opinioni sui social network iniziando a fare rumore sulla questione. Non era forse più giusto parlarne con i genitori e visitare la struttura prima di decidere di chiuderla?».
Twitter @DanieleBovi
