di Ivano Porfiri
Dopo la clamorosa protesta con la Basilica di San Pietro chiusa, alcuni giorni i monaci benedettini di Borgo XX Giugno tendono la mano in segno di riconciliazione. Dopo il caso riportato dalla Nazione con la “guerra” tra l’Abbazia e la Fondazione Agraria, padre Martino Siciliani spiega a Umbria24 che «come un corretto discepolo di Cristo voglio mandare un segnale di pace».
Il caso I monaci sono arrivati a sbarrare le porte della chiesa al culmine di una contesa che va avanti da tempo. «La Fondazione ha la gestione del complesso – spiega padre Siciliani – ma noi custodiamo la basilica con l’annessa la biblioteca. Non possiamo accettare che il nostro spazio venga invaso con ‘catafalchi’ che, di fatto, ci impediscono celebrazioni, eventi, concerti matrimoni». I monaci si riferiscono alle impalcature montate per il restauro della «Crocifissione di Gesù e il sacrificio di Abramo» del Vasillacchi, uno degli splendidi dipinti custoditi nel complesso.
Non servono impalcature Secondo i monaci «quelle impalcature non servono: per restaurarlo si può smontarlo e poi ripristinarlo, come avvenuto nel 1966 quando è stato fatto così per tutti i dieci dipinti», dice padre Martino. Ma ciò che più disturba di più i religiosi è «la prova muscolare che si vuole fare da parte della Fondazione, anziché cercare di convivere in pace e nel rispetto che ci è dovuto».
Gesto di riconciliazione Dopo la rabbia, però, arriva il momento della riconciliazione. «Riapriremo la chiesa oggi (martedì, ndr) nel pomeriggio come gesto di pace e buona volontà – sottolinea padre Martino -. Nel frattempo si è attivato il nuovo prefetto, che si è dimostrato molto sensibile, e venerdì è stata convocata una riunione con la Fondazione e la Sprintendenza per arrivare a una soluzione. Noi non vogliamo fare una battaglia – conclude il sacerdote – pretendiamo solo che la convivenza proceda in modo dignitoso».
