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di Daniele Bovi
Tre giorni di lavoro per scomporre e ricomporre il grande libro del genoma, così da poter capire se si tratta del virus – già conosciuto – che provoca il Covid o di qualche variante, nota o completamente nuova. Da qualche giorno l’Umbria si è resa autonoma per quanto riguarda il sequenziamento, fino a poco tempo fa portato avanti insieme all’Istituto zooprofilatico di Teramo. Un’attività preziosa che riguarda anche il campo oncologico e che, da qui in avanti, potrà essere impiegata anche per altre patologie virali o batteriche. Il processo viene portato avanti tra la Microbiologia dell’ospedale di Perugia e il vicino Creo, il Centro di ricerca emato-oncologico. Per far capire come si svolge questo lavoro venerdì mattina la professoressa Antonella Mencacci, responsabile della Microbiologia e docente dell’Università di Perugia, ha aperto le porte dei laboratori ad alcuni giornali insieme a Roberta Spaccapelo, professoressa di Microbiologia all’Università che guida il gruppo di lavoro impegnato nel sequenziamento.
