di Daniele Bovi
Dalla terza linea del minimetrò al «Danteum» in piazza Italia, dal bosco in piazza del Bacio al campus per studenti all’interno dell’ex Fiat di via della Pallotta, dalla passerella pedonale lungo borgo XX Giugno al progetto di riqualificazione dell’ex carcere di piazza Partigiani. Mercoledì pomeriggio al Cerp della Rocca Paolina di Perugia è andata in scena la prima «Pecha Kucha Night» che si tiene nel capoluogo umbro; un format innovativo, che sta spopolando in centinaia di città del mondo, durante il quale vengono presentate idee e progetti in un clima il più possibile rilassato e informale. La regola principale è semplice: ogni oratore ha a disposizione 20 slide e 20 secondi per presentare ognuna di esse. Risultato, ogni persona parla per meno di sette minuti; 400 secondi dopo i quali, dati alla mano, l’attenzione dell’uditorio scende. In mezzo alla Pecha Kucha (un’espressione onomatopeica giapponese traducibile in italiano come «cicaleccio»), si beve birra, così si pensa meglio, mentre nella versione perugina, la birra è stata bevuta dopo, con tanto di bruschette e olio nuovo.
Dieci tesi Le vere protagoniste della serata perugina però sono state le dieci tesi di laurea di altrettanti ex studenti del Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Università di Perugia, definito dal professor Paolo Belardi (che ha organizzato la Pecha Kucha insieme alla collega Valeria Menchetelli) «un incubatore di idee e il più grande studio di progettazione dell’Umbria». Al centro dei lavori, il possibile futuro di aree strategiche della città, dal centro alla periferia. «Idee di servizio per la città – spiega il direttore del dipartimento Annibale Luigi Materazzi – ma che possono anche produrre lavoro». In platea, oltre al rettore Franco Moriconi che ha chiesto alle istituzioni di fare la loro parte per realizzare la nuova cittadella dello sport, anche il sindaco Andrea Romizi e l’assessore all’Urbanistica Emanuele Prisco. Sullo schermo sono apparse idee per decine di milioni di euro, poco compatibili con lo stato attuale delle casse comunali: «Intanto noi – dice il sindaco – vorremmo recuperare questi spazi e vedere se da questi progetti si può arrivare a qualcosa di concreto».
LA SCHEDA: SINTESI DEI DIECI PROGETTI
Danteum Ad aprire il pomeriggio è stata Maria Malvina Manfroni con il suo «Danteum» di piazza Italia, una struttura che richiama il percorso dall’inferno al paradiso passando per il purgatorio: sopra il tetto della Provincia un giardino che vuol essere un eden, sotto due coni rovesciati e comunicanti che richiamano la struttura dei gironi. «A che serve? È una struttura – dice – che osa dentro un contesto storico consolidato. E poi la Divina Commedia è un paradigma importante della cultura, che può stimolare la riflessione nelle persone che affronteranno il percorso». Paola Minchiatti invece si è presa cura di piazza del Drago, oggi in sofferenza a causa della mancanza di persone, installando una sala teatrale da 230 metri quadri e 99 posti sotto le strutture esistenti: «Così – spiega – si ridarà identità alla zona». Giacomo Pagnotta si è occupato dei giardini del Frontone, pensando una passerella rivestita di acciaio corten tra gli orti medievali e i giardini, verso la fine di borgo XX Giugno dove le altezze consentono un’operazione di questo tipo.
UNIVERSITÀ, I RISULTATI DELLA VALUTAZIONE DELL’ANVUR
Carcere per evadere Neda Nijravan ha invece pensato all’intera riqualificazione dell’ex carcere maschile, un’idea che faceva parte del progetto Perugia 2019: attraverso una serie di demolizioni controllate di alcuni spazi interni da luogo di prigionia potrebbe diventare un luogo di evasione, con tanti spazi da dedicare a bar, negozi e tante attività di altro tipo, fino a un’apertura sulla cinta muraria da adibire a palco per spettacoli. Trasformare l’ex Fiat in uno «student hub» e in un campus è al centro dell’idea di Carl Volckerts, una rifunzionalizzazione che parte da un consolidamento dell’edificio, nel quale riunire una serie di funzioni e servizi tra spazi, ampi, luminosi e tanto legno «partendo – ha detto – dal concetto della matrioska, delle scatole nella scatola». Nel corso ddi un workshop durato una giornata Giovanna Ramaccini e altri hanno pensato a un bosco in una piazza del Bacio invasa dal verde (per capire l’effetto che fa basta pensare a una foto di Giacomo Costa), attraversato da percorsi dedicati e con uno steccone riqualificato e ampliato.
Minimetrò Andrea Di Chiara si è occupato di tracciare la terza linea del minimetrò, da Fontivegge a via Settevalli, con una splendida nuova stazione a Madonna Alta, in via Dias, che prende ispirazione dalle forme taglienti di Libeskind. Sempre i trasporti sono al centro del progetto di Luca Persichini, che sulla base di una previsione del Prg, ovvero il passante ferroviario per Sant’Andrea delle Fratte, ha pensato alla nuova stazione ferroviaria, perlopiù sottoterra e che si ispira alle forme e agli effetti di luce delle navate di una cattedrale medievale. Sopra di essa, una torre sottile e bianca che richiama quella degli Sciri, quasi a unire idealmente l’area di San Sisto all’acropoli.
Aeroporto e cimitero Dell’ampliamento dell’aeroporto, puntando sul concetto di porta dell’Umbria, si è invece occupato Giuseppe Antonelli, che inserisce nella struttura pensata da Gae Aulenti altre funzioni, un centro servizi definito «iconico» che «misura gli edifici progettati da Gae Aulenti attraverso un monolite radicale che sovrasta il parcheggio e che accoglie i visitatori come una vera e propria porta contemporanea dell’Umbria». Da ultimo è toccato a Andrea Perri pensare all’ampliamento del cimitero di San Martino in Colle, rivolta alla conservazione delle urne cinerarie e alla realizzazione di un «giardino delle rimembranze», una sperimentazione architettonica «in linea con le nuove esigenze legate ai temi della sepoltura».
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