di Elle Bi.
Non pagati per mesi, assunti con contratti che molti dichiarano di non aver mai firmato, e addirittura con rapporti di lavoro autonomo, anziché subordinato. Ma l’azienda continua a mettere annunci per assunzioni. Se si parla di lavori da incubo, la denuncia di alcuni rider e driver di un’azienda di food delivery, attiva nella provincia di Perugia, rientra di diritto nella categoria. E il Nidil Cgil minaccia vertenza.
Riders Non sono cambiate molto le condizioni di lavoro dei rider e driver delle varie piattaforme di food delivery (Delivroo, Glovo, Justeat, Eatintime e altre) dal periodo pandemico a oggi. Anzi, «se non sono peggiorate» si legge in una nota stampa del Nidil. Per cominciare, nessun rider ha le stesse condizioni contrattuali: collaboratori occasionali, dipendenti (nel caso di Justeat), oppure partite iva, «tutti con diverse modalità di organizzazione del lavoro e con grande difformità nei diritti e nelle tutele. Tutti, però, accomunati da due elementi. La presenza nelle strade di Perugia, vissute come luogo di lavoro, e la schiavitù rispetto alla logica dell’algoritmo, che governa in modo tutto fuorché trasparente le loro vite lavorative», continua la nota stampa.
Eatintime In questa situazione complessa, che, dice il sindacato «richiederà nelle prossime settimane la necessità di interventi anche a livello territoriale», si inserisce la peculiare realtà della piattaforma di food delivery Eatintime (alias, Rockgroup S.r.l). La società ha sede a Torino e impiega nel territorio della provincia di Perugia un numero ridotto di lavoratrici e lavoratori. Negli ultimi anni, grazie anche al lavoro del Nidil, i lavoratori sono riusciti a far valere alcuni dei propri diritti, in particolare il riconoscimento della subordinazione e l’applicazione di un contratto nazionale corrispondente al lavoro effettivamente svolto, con accordi economici in favore dei lavoratori. Tuttavia, «da circa un anno a questa parte – dice Eros Cozzari dell’ufficio vertenze della Cgil di Perugia – l’azienda ha ignorato tutte le nostre richieste di incontro volte a rappresentare le istanze di lavoratori nostri iscritti, che lamentavano grandi ritardi nei pagamenti dei compensi dovuti, in molti casi mai corrisposti a distanza di mesi, o di trovarsi improvvisamente trasformati in dipendenti di società cooperative senza aver firmato alcun contratto, ma con un rapporto autonomo e non subordinato».
Vertenze Come ciliegina sulla torta, la Cgil denuncia anche la scarsa collaborazione da parte dell’azienda, che finora avrebbe «mandato deserte anche le convocazioni dell’Ispettorato del lavoro». Il tutto «continuando a pubblicare annunci online per reclutare nuovi driver nei vari portali di ricerca lavoro», con grande sorpresa del sindacato e dei lavoratori. Inaccettabile per Andrea Marconi di Nidil Cgil Perugia: «Come organizzazione sindacale che rappresenta i lavoratori atipici, non possiamo tollerare che chi fa profitti sulle spalle dei lavoratori del territorio, spesso i più fragili e svantaggiati, possa agire in queste modalità senza rendere conto a nessuno». Alla luce della vicenda, la Cgil promette «una fase di mobilitazione e proposta, nel pieno sostegno all’attività vertenziale e a quella condotta dall’Ispettorato del lavoro, per far sì che anche a Perugia e in Umbria, il settore del food delivery possa vivere una stagione di diritti, a partire dall’approvazione di una Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori delle piattaforme digitali» conclude Marconi.
