di Daniele Bovi
Spese condominiali alte, troppo alte, tanto da generare una mole così grande di morosità da costringere l’azienda che fornisce il gas a chiudere il rubinetto a 40 famiglie e ad Ater a tappare la falla. È quanto successo nelle quattro palazzine Ater di Villa Pitignano, al centro della cronaca già negli scorsi mesi: qui circa metà delle famiglie vive in alloggi a canone sociale mentre le altre pagano affitti a canone concordato, quindi più alti rispetto ai primi. Palazzine di nuova costruzione, consegnate nel settembre di tre anni fa ma che hanno generato spese condominiali enormi per una famiglia che vive in una casa popolare. Circa 22 mila euro il debito accumulato dagli inquilini delle quattro palazzine di Villa Pitignano, interamente coperto negli scorsi giorni da Ater, che in precedenza aveva anche stoppato buona parte delle lettere di morosità, in attesa di mettere tutti, dalla Regione al Comune al Sunia Cgil (il sindacato degli inquilini), intorno a un tavolo.
Il caso Il problema però è che a causa di un disguido nel pagamento la fornitura di gas da mercoledì a giovedì è stata sospesa. Un disservizio che ha colpito tutti: quelli che il loro debito lo avevano pagato in pieno, quelli che avevano versato le somme in parte e quelli che non hanno mai messo un euro. Perché? Perché la caldaia in ogni palazzina è centralizzata e nel corso del tempo ha comportato alti costi per il riscaldamento e per la manutenzione nonché per il verde, per gli ascensori e per tutte le altre spese fisse. Il vecchio, contestato amministratore condominiale presentava ‘bollette’ mensili all’incirca tra i 250 e i 270 euro, cifre letteralmente abnormi per persone che pagano un affitto in molti casi notevolmente più basso.
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Le cifre Chi è riuscito a conquistare un alloggio a canone sociale paga 50-70 euro di affitto mentre quelli a canone concordato in media 350, con punte di 420-440 per le case più grandi; persone, quelle che versano affitti così differenti, che non avrebbero dovuto trovarsi ‘faccia a faccia’ come viene contestato da tempo al Comune. Il vecchio amministratore non c’è più dall’inizio del 2015 ma ormai il debito si era gonfiato già a dismisura. Attualmente in media le 40 famiglie pagano circa 130-140 euro di spese condominiali al mese, cifre comunque importanti per redditi così bassi e che nei casi più difficili ammontano addirittura a tre volte l’affitto. Qualche risparmio poi le famiglie sono riuscite a farlo prendendosi cura direttamente loro del verde e facendosi carico della pulizia degli spazi comuni.
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I problemi restano Tappata la falla però i problemi, specialmente per una parte di queste famiglie e di riflesso anche per l’Ater, restano tutti. La strategia del sindacato è quella di riuscire a rinegoziare le cifre del canone concordato: oggi infatti le persone pagano un affitto di fascia media, e l’obiettivo è quello di portarlo al minimo. Tradotto in termini concreti, per le famiglie si tratterebbe di risparmi tra i 70 e i 90 euro, un sollievo di non poco conto che andrebbe ad alleggerire il peso delle spese condominiali. Per ovvi motivi però una strategia simile per il canone sociale non è attuabile. «In questo caso – spiega a Umbria24 Cristina Piastrelli del Sunia – i problemi sono sorti fin dall’inizio: il Comune non avrebbe dovuto mandare queste persone in quelle palazzine».
Twitter @DanieleBovi
