di Daniele Bovi
Dare la proprietà di strutture come palestre, cva e non solo alle associazioni che vivono il territorio e che, così, potrebbero prendersi cura di quelle con ancora più passione. Quella fatta martedì dall’assessore Francesco Calabrese durante la seduta della commissione sulla revisione della spesa non è, per il momento, una proposta concreta quanto una traccia, un’idea tutta da verificare e in caso sviluppare. Ad essere ascoltato dalla commissione è stato il dirigente del settore Servizi sportivi e aree verdi Alberto Corneli che ha spiegato come, in caso, essendo i beni oggetto della discussione indisponibili, prima di tutto occorrerebbe una procedura di sdemanializzazione.
Proprietà «Io mi chiedo se sia possibile – ha detto Calabrese – affidare ai cittadini la piena titolarità di queste strutture. Un’operazione sicuramente complessa, nella quale il Comune si dovrebbe tutelare con alcune clausole a proposito, ad esempio, della destinazione d’uso». Un discorso che andrebbe separato da quello del «Renato Curi», dove ogni anno il Comune in forza della convenzione con la società investe circa 250 mila euro come contributi per investimenti. A Calabrese l’idea di uno stadio di proprietà della società non dispiacerebbe ma, anche qui, il discorso è lungo e complesso. Di sicuro l’ipotesi non riguarderebbe, come si parlava ai tempi di Gaucci, la gestione.
Le strutture Complessivamente le strutture sportive, al di là delle utenze, costano a palazzo dei Priori, secondo le tabelle fornite da Corneli, circa 440 mila euro. Di questi 100 mila riguardano i rimborsi dati ai gestori (dai servizi di custodia alle utenze circa 12 euro l’ora) per aprire le palestre ai ragazzi di quelle scuole che non ne hanno una loro. Una cinquantina al momento le convenzioni in vigore che riguardano bocciodromi, palestre, campi da calcio e altri impianti che le associazioni riescono a tenere in piedi anche grazie ai soldi che arrivano dalle tante sagre sparse sul territorio.
Aree verdi Quanto alle aree verdi invece, in totale il Comune deve prendersi cura di oltre 2 milioni di metri quadri; 36 invece i chilometri di viali alberati e 32 mila gli alberi, esclusi ovviamente i boschi della zona come ad esempio quello di Lacugnano o di Collestrada. La manutenzione del verde pubblico fino alla metà degli anni Settanta era un compito che spettava a specifici cantieri comunali, mentre da allora a fare i lavori sono gli operai della Comunità montana, ora Agenzia della forestazione. Il costo, in calo negli ultimi anni (da 0,28 euro a metro quadro a 0,20), per il 2014 è di un milione 560 mila euro. Cifre che molto spesso non bastano per una manutenzione capillare, e così negli anni sono state coinvolte le associazioni del territorio alle quali viene riconosciuto un contributo che per il 2014 è di 74 mila euro. Ad essere interessate sono 45 realtà diverse che ricevono una somma a seconda della grandezza dell’area da curare ma che in media è di circa 1.600 euro. Da incentivare invece sarà il ricorso ai privati che in alcuni casi, come si può notare guidando per le strade della città, si prendono cura delle rotonde e di altre aree verdi.
Meno custodi Quasi 300 mila euro invece è il costo del canile comprensoriale di Collestrada, mentre a causa del taglio delle convenzioni del 30% deciso dalla giunta per gli ultimi 4 mesi dell’anno, i servizi di custodia in alcuni parchi cittadini sono stati ridotti. In totale la sforbiciata è stata inferiore al 20% preventivato (40 mila euro in tutto) e ha comportato minori interventi sulle aree verdi nei pressi delle stazioni del minimetrò, orari di apertura e chiusura dei parchi rivisti e meno custodi, passati da cinque a due mentre nel 2008 erano 13.
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