Bus in fiamme a Ferro di Cavallo (Foto Daniele Chiappini)

Sono ancora negli occhi di molti le immagini del bus incendiato a Ferro di Cavallo. Il consigliere regionale Massimo Monni (Ncd) porta il caso in Regione con una interrogazione alla Giunta di Palazzo Donini per sapere «se non ritenga opportuno convocare in Commissione competente ed in tempi brevissimi tutta la dirigenza di Umbria Mobilità, per chiarire la vicenda dell’autobus incendiatosi, capirne le cause e spiegare come intendono adoperarsi per risolvere tutte le molteplici problematiche all’interno dell’azienda. E, in seguito all’incidente che poteva veramente causare una strage, se non ritenga opportuno chiedere le dimissioni di tutta la dirigenza, considerata l’incapacità di gestione».

Azienda in crisi «Nonostante l’intervento di Trenitalia per salvare Umbria Mobilità, ad oggi il carrozzone umbro della mobilità non sembra – dice Monni – essere minimamente capace di reggersi ancora sulle proprie gambe. Al momento non si riescono a reperire nemmeno i soldi per pagare gli emolumenti ai dipendenti, che sembrano slittare di qualche settimana nonostante la Regione negli ultimi mesi sia intervenuta con un prestito ponte che chissà quando verrà restituito. Inoltre, l’azienda si trova in gravi difficoltà anche a mantenere i propri autobus in uno stato tale da garantire la sicurezza dei passeggeri e degli addetti ai lavori».

Pezzi di seconda mano Per Monni «i lavori di manutenzione ordinaria degli autobus sembrano improponibili visto che Iveco non intende più fornire i pezzi di ricambio dei pullman, proprio a causa del continuo ripetersi di pagamenti non effettuati da parte di Umbria Mobilità. Per ovviare a tale mancanza, Umbria Mobilità sembra prenda i pezzi necessari da altri autobus per poi rimontarli dove occorre. Insomma una partita di giro che non si vede nemmeno nei paesi africani. Il grave incendio del bus pieno di passeggeri divampato solo due giorni fa, mettendo seriamente a repentaglio l’incolumità degli utenti, dell’autista e di tutti coloro che abitano o transitavano al momento in zona, è un segno tangibile di come l’azienda navighi a vista e in alto mare. Un fatto di gravissima entità. Sarà mia premura – conclude – coinvolgere con un esposto la Procura della Repubblica per verificare l’accaduto perché chi ha sbagliato deve pagare».

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