Il cardinal Bassetti (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Nella sua prima omelia da cardinale è al suo «gregge» che il neo porporato Gualtiero Bassetti si rivolge in particolar modo, «a voi giovani, alle famiglie, ai malati, ai sofferenti». È a loro «che va il mio abbraccio». A quei ragazzi che invita a «guardare grande e lontano, a continuare a sognare. Desiderate l’infinito». È di fronte ad una cattedrale di San Lorenzo stracolma, immersa in un clima solenne e percorsa da una certa emozione che Bassetti ha tenuto domenica pomeriggio una concelebrazione con i cardinali Angelo Bagnasco, presidente della Cei, Sandro Piovanelli e Giuseppe Betori, i vescovi dell’Umbria, 130 preti umbri e toscani oltre alle autorità regionali: «Voi – ha detto rivolto alla folla – siete la mia famiglia e la mia gioia». «Oggi la Parola di Dio ci invita a guardare grande e guardare lontano. “Siate santi, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”. È un invito che sembra togliere il respiro; eppure chi sa veramente costruire molto nella vita e nella storia sono gli uomini e le donne che desiderano l’infinito».

FOTOGALLERY – L’ARRIVO E LA CERIMONIA

Non è un onore Il cardinale è tornato a battere su un tasto premuto fin dal giorno in cui Papa Bergoglio ufficializzò la sua nomina, ovvero che la porpora non rappresenta «né una promozione, né un onore, né una decorazione, ma più semplicemente vuol sottolineare un servizio che esige di ampliare lo sguardo e allargare il cuore». Non si tratta dunque «di un merito o di un avanzamento di carriera, ma essenzialmente di un nuovo impegno per la Chiesa e l’umanità». Nella sua omelia in San Lorenzo Bassetti cita un importante teologo come Dietrich Bonhoeffer, morto in un campo di concentramento nazista, il quale scriveva che «la Chiesa deve partecipare agli impegni della comunità umana, non dominando ma aiutando e servendo». Come modello prende poi un altro cardinale come Giovanni Benelli, morto nel 1982 e che Giovanni Paolo II ricordò così: «Ecco un pastore buono, che ha servito la Chiesa, senza servirsi mai di essa».

L’individualismo L’ultima parte si concentra invece intorno al tema dell’individualismo che «come dice Papa Francesco – produce la “cultura dello scarto”, emargina i più deboli, si dimentica di molti e abbandona i poveri. A questa mentalità utilitaristica – sono ancora le parole del Papa – che cancella i piccoli e rimuove lo scandalo della sofferenza, siamo tutti esortati ad apporre una cultura dell’amore e della misericordia. Una cultura che difende la vita e che, soprattutto, ridona ai nostri ragazzi e alle nostre famiglie la speranza del futuro». La cerimonia con cui Perugia ha accolto il neo-cardinale è iniziata con il saluto del presidente del Capitolo dei canonici di San Lorenzo, monsignor Fausto Sciurpa, lo stesso che lo accolse come arcivescovo nel 2009. Un’accoglienza «festosa ed ammirata» per quello che è un dono che Papa Francesco ha fatto a lei e a noi con la dignità cardinalizia. Dono che ha colto tutti di sorpresa, perché inusitato per la nostra realtà».

Una guida Una nomina che rappresenta «un raggio di sole che illumina e riscalda un tessuto ecclesiale, sociale e civile, saldo e fruttuoso ma che negli ultimi anni ha vissuto momenti di oscurità che ancora feriscono». Bassetti poi si è rivolto con grande affetto a Silvano Piovanelli, il cardinale che 20 anni fa lo ordinò vescovo: «Anche stavolta – dice – abbiamo fatto il viaggio di ritorno insieme. Quella volta ho pianto io, stasera lo abbiamo fatto tutti e due». E con parole non banali Piovanelli nel suo saluto ha dipinto così il suo nuovo ‘fratello’: «Una guida che non molla la presa, un sostenitore di quanti vacillano, un custode della speranza che non delude». «Quando io sono stato fatto cardinale – ricorda -, ho dichiarato con convinzione sincera che io avevo ricevuto la porpora “propter sedem, non propter sedentem” (cardinale per via della sede, Firenze sede storicamente cardinalizia, non per meriti o capacità personali)». Nel caso di Bassetti invece, dice Piovanelli, è tutto l’opposto.

I saluti Poi hanno preso la parola la presidente della Regione Catiuscia Marini e il sindaco della città Wladimiro Boccali «con parole non scontate» dirà Bassetti nell’omelia. Marini ne ha ricordato l’impegno profuso in questi anni verso gli ultimi, verso i più poveri e coloro i quali si trovano senza lavoro: «Sono certa – ha detto – che la sua sensibilità e vicinanza ai poveri, la sua spiccata capacità di ascolto dei giovani, hanno ispirato il Papa nel volerla al suo fianco nel governo della Chiesa». «Il cardinale Bassetti – sottolinea poi Boccali – è stato, è, e certamente continuerà ad essere un punto di riferimento della Perugia che crede nei valori della solidarietà, dell’accoglienza, della comunità». «La saggezza e l’umiltà – scrive invece in una nota il presidente della Provincia Guasticchi -, il coraggio e la delicatezza dei modi del nostro Arcivescovo sono doti entrate fra la gente e le istituzioni umbre con la forza di persuasione di parole e di gesti del tutto trasversali alle fedi e alle culture, alle appartenenze sociali e alle divisioni ideologiche».

Twitter @DanieleBovi

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