di Daniele Bovi
All’ultimo tuffo della consiliatura il Comune mette mano a un dossier importante: quello della partecipazione. Del tema si è discusso diverse volte negli ultimi anni, specialmente da quando, nel 2010, la legge 42 ha soppresso le circoscrizioni nei Comuni con popolazione inferiore ai 250 mila abitanti.
I problemi Il tema di come tenere insieme un territorio tra i più grandi d’Italia però – con una popolazione disseminata in una cinquantina di frazioni – rimane. Così come rimane l’altro tema centrale, quello del rapporto con i territori e con le diverse realtà (associative ma non solo) che li abitano, di volta in volta impostati a seconda delle “sensibilità” delle giunte o degli assessori o sulla base di canali diretti, in una sorta di rapporto diretto e poco strutturato.
La proposta E così il Comune sul finire della consiliatura ha pensato all’idea di dividere il territorio in undici «Tavoli territoriali», elemento centrale dell’«integrazione» del «Regolamento per la disciplina delle forme di partecipazione popolare all’amministrazione locale», che arriverà lunedì mattina in Prima commissione; prevedibilmente non senza polemiche. Come si legge nello schema che pubblichiamo, le undici zone sono Centro storico, Città nord, Città sud, Perugia est, Perugia ovest, Perugia sud, Tevere nord, Tevere sud, Colli del Tezio, Ponte San Giovanni e San Sisto.
I compiti Questi tavoli saranno «corpi intermedi» che dovranno «favorire la partecipazione attiva dei cittadini alla vita della città, coinvolgendoli – è scritto nella proposta di modifica del regolamento – nelle scelte che riguardano i singoli ambiti territoriali e favorendo così il dialogo e il confronto con l’Amministrazione comunale». Oltre a ciò si parla del coinvolgimento «nella gestione dei beni comuni» e «nella vita sociale e culturale». Il compito di questi tavoli? «Aggregare e condividere le istanze delle associazioni che vorranno parteciparvi, al fine di sottoporle all’attenzione dell’Amministrazione comunale e averne riscontro».
Funzionamento In particolare potranno «fornire indicazioni e proposte» su una serie di materie come servizi, gestione degli spazi pubblici, lavori, mobilità, welfare, urbanistica e sicurezza. Formulate le proposte, queste saranno girate poi al sindaco e quindi agli assessorati di riferimento, che nel giro di un mese dovranno dare «riscontro in ordine all’interesse, alla priorità e alla fattibilità» delle stesse. Una volta all’anno poi sarà redatto un «rapporto sullo stato e sui problemi del territorio».
Costituzione In caso di via libera a inizio consiliatura il sindaco avrà 60 giorni dal proprio insediamento per pubblicare l’avviso relativo alla costituzione dei tavoli; le associazioni di promozione sociale poi ne avranno altri 60 per presentare l’istanza di partecipazione e il curriculum di quello che sarà indicato come membro. Ogni tavolo avrà un coordinatore eletto che «dovrà curare gli aspetti amministrativi» e tenere i rapporti con il Comune. Almeno una volta l’anno, il sindaco convocherà in seduta congiunta i coordinatori. In nessun caso sono previsti compensi.
Le proposte Del tema partecipazione a Palazzo dei Priori si è discusso in diverse occasioni. Nel 2019 le opposizioni hanno presentato una proposta per istituire i Consigli territoriali di partecipazione, in pratica degli organismi consultivi senza compiti di gestione; la proposta però era stata bocciata dalla maggioranza, secondo la quale servivano enti intermedi tra cittadini e amministrazione, «in quanto è già oggi compito dei consiglieri comunali farsi portavoce delle istanze dei territori». Nel settembre scorso invece il Pd perugino aveva parlato dell’istituzione dei Consigli di quartiere a suffragio universale.
