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Un asilo (foto archivio)

di Daniele Bovi

Quasi la metà degli asili nido pubblici attualmente gestiti dal Comune potrebbero passare ai privati nel giro di qualche mese, in tempo per l’apertura del nuovo anno scolastico. Palazzo dei Priori ha infatti deciso di prendere in considerazione il project financing (che si chiama «Perugia città dell’infanzia») proposto il 15 marzo scorso al Comune da un gruppo di cooperative, ovvero Consorzio Abn, Borgorete e Koinè. Per esaminare la proposta è stato costituito un gruppo di lavoro formato dai dirigenti dei settori Servizi educativi, Edilizia scolastica, Servizi alla persona, Servizi finanziari, Contratti e semplificazione. Scopo di un’operazione di questo tipo è quella di «eliminare – scrive la giunta comunale – tutta una serie di oneri a carico dell’amministrazione e nel contempo di garantire un livello di gestione del servizio almeno pari a quello attuale».

LA DELIBERA

Le risorse Uno dei problemi da risolvere è infatti quello delle risorse: alcune delle 15 strutture gestite direttamente da palazzo dei Priori sono autorizzate a funzionare solo fino al 31 agosto di quest’anno e «hanno necessità di forti interventi di manutenzione». Un problema che il project financing potrebbe risolvere dato che il gruppo di cooperative, tra le più importanti e strutturate del territorio, vorrebbe ristrutturare i sei asili per poi gestirli. Il Comune dunque, in caso tutto andasse in porto, si disimpegnerebbe in modo significativo (rimarrebbero in carico al pubblico 9 asili su 15) dalla gestione di un servizio fondamentale. Per valutare la proposta ci sono sei mesi di tempo e tra i parametri da tenere in considerazione ci sono quelli della fruibilità del servizio, dell’accessibilità al pubblico, delle tariffe, della funzionalità e dei costi.

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Disimpegno La strada del disimpegno non è stata imboccata certo da qualche ora. Dei costi degli asili si è iniziato a parlare già nelle sedute della commissione sulla revisione della spesa e, di conseguenza, dopo la pubblicazione della relazione firmata dall’assessore Francesco Calabrese. In quella sede era emerso che ogni bambino costa a palazzo dei Priori in media circa 10.600 euro, cifra che scende a 4.500 per un asilo privato. «Il sistema perugino – scriveva Calabrese – è pressoché totalmente connotato da un tipo di gestione “pubblico/pubblico” che ha costi mediamente molto più alti degli altri. Ovvero, si parla di 9/12 mila euro bambino per la gestione “pubblico/pubblico”, contro i 7/8 mila euro di quella mista “pubblico/privato”, sino ad arrivare ai 4/5 mila euro di quella “privato/privato”». Per i servizi educativi complessivamente vengono spesi 9,9 milioni di euro e in questa cifra Calabrese individuava come «tema centrale per le spese, particolarmente gravose», proprio quelle degli asili.

Nuovo modello La strada, politicamente, veniva tracciata in quelle pagine: «Riequilibrare l’offerta – scriveva Calabrese – aprendo al modello “pubblico/privato” e certificando la qualità anche del modello “privato/privato” è la naturale via maestra che deve intraprendere anche la nostra comunità, evitando visioni vetero-ideologiche, molto molto costose, che poco hanno a che fare con l’effettiva qualità del servizio. Questo processo, pur necessariamente progressivo, si mostra subito praticabile, solo osservando quanti pensionamenti del personale stanno maturando e quanti costi gravano già oggi sul bilancio comunale per ben onerosi supporti esterni che consentono il mantenimento di quel costoso, non necessario, modello».

Cisl e Uil Quella del project financing è un’ipotesi contro la quale alzano le barricate Cisl e Uil: «Cisl e Uil – dicono Serena Sargenti e Cristiano Mezzasoma – rimangono ferme nelle posizioni di sempre, disponibili a cercare soluzioni condivise con il personale, ma che non possono essere, come scritto nella Delibera di Giunta 26, l’affidamento al consorzio Abn della ristrutturazione e gestione di ben sei strutture educative attualmente gestite dal Comune». «Di fronte – scrivono – all’ipotesi avanzata ci saremmo aspettati, come è sempre fin qui accaduto, una chiara alzata di scudi da parte della Rappresentanza sindacale unitaria e una concorde presa di posizione a difesa del servizio pubblico da parte di tutte le sigle sindacali. Con nostra grande sorpresa, invece, sia da parte del Diccap che della Cgil c’è stata una tranquilla accondiscendenza, una semplice richiesta di essere invitati al tavolo di discussione, come è giusto che sia, e una gran fretta di parlare d’altro». Quanto all’incontro dei giorni scorsi con gli assessori Barelli e Waguè, quest’ultimo «ha fatto presente le urgenti necessità di costosi interventi in diversi edifici e la mancanza di risorse da parte dell’amministrazione. Durante le assemblee tutti a pontificare e garantire una strenua difesa a oltranza dei servizi pubblici poi, quando sarebbe il momento di fronte ad assessori e dirigenti di ribadire con chiarezza le posizioni, si decide per una veloce ritirata».

Twitter @DanieleBovi

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.