«Seeding change», il dossier di Perugia 2019

di Daniele Bovi e Antioco Fois

Mettendo su un’ipotetica bilancia i punti negativi e quelli positivi, i primi sarebbero nettamente più pesanti dei secondi. Benché non vi sia alcun riferimento al numero di voti conquistati, nelle 23 pagine di motivazioni vergate dalla giuria che ha scelto Matera come Capitale europea della cultura per il 2019, emergono in modo netto i perché della bocciatura del progetto Perugia2019 (prima Perugiassisi 2019). Motivazioni che riguardano sia l’ambito culturale che quello finanziario. Tra i punti deboli del progetto sia questioni relative all’impostazione, come per il vasto piano di riqualificazione urbana che, benché apprezzato da giudici, è risultato più mirato al recupero strutturale degli edifici dismessi che all’intento di infondere a questi un nuovo soffio vitale attraverso la cultura. Più da piano città che da progetto degno di una capitale della cultura, insomma, con un impianto generale che – a giudizio della giuria – non avrebbe aggiunto granché all’attrattività turistica che Perugia già esercita, nei confronti dei Paesi europei, con proprio patrimonio storico e artistico. Perplessità, per riassumere ancora parte del giudizio, anche sulla partecipazione al progetto (in sostanza Perugia2019 avrebbe corso da sola verso la meta, senza la partecipazione dei perugini), e sulla certezza dei finanziamenti per riqualificazioni ed eventi, in particolare quelli da fonte privata, un quarto del totale (il 24% per l’esattezza) per una cifra che supera i 39 milioni di euro.

Il giudizio Il documento, dopo un’introduzione, fa una carrellata di sintesi dei progetti messi in piedi dalle sei città italiane finaliste e poi ne dà un giudizio. In avvio si spiega che la giuria «ha apprezzato il piano strategico culturale della città», che parte dall’«enfasi» sulla riconfigurazione di Perugia e in particolare del suo centro storico fino al rafforzamento dei settori sociali e culturali. «Impressionante» viene chiamata la lista di 21 progetti di riconversione degli edifici in spazi da dedicare alla cultura e che avrebbero dovuto vedere la luce entro il 2019. Il condizionale è però d’obbligo perché la giuria ha messo nero su bianco le sue «preoccupazioni» a proposito del fatto che tutto fosse pronto fra cinque anni. «La candidatura – aggiungono poi – era forte relativamente allo sviluppo delle aree urbane, ma i benefici per gli operatori culturali e per gli artisti della città non erano così visibili».

LA VISITA DEI COMMISSARI A PERUGIA

Visione artistica Scorrendo il documento si scopre poi che il ‘matrimonio’ con Assisi e l’aver pensato di ‘spalmare’ una parte del programma sul territorio, non ha certo giocato a favore della candidatura: i commissari dopo aver «accolto con favore» la «partecipazione di Assisi» così come degli altri comuni della regione che avrebbero dovuto ospitare il 30% del programma («una percentuale alta»), hanno ritenuto che questo «può comportare il rischio di attenuare l’impatto» della candidatura, e che soddisfare i criteri richiesti in tutti i luoghi sarebbe stato più difficile. Quanto al programma basato su tre temi centrali, benché ben esposto «la giuria non è stata convinta che questi temi siano stati tradotti in una coerente visione artistica».

CAPITALE EUROPEA DEI GIOVANI, PERUGIA CI RIPROVA

Partecipazione Obiettivo fallito poi anche per quanto riguarda la rivitalizzazione delle università, con le quali è mancato «un sostanziale coinvolgimento». E il mancato coinvolgimento, stavolta quello dei cittadini nell’elaborazione e nello sviluppo del programma, è un altro dei punti sottolineati con la matita blu. «Nel progetto di candidatura – è scritto nelle motivazioni – è stato riconosciuto lo scopo di migliorare la partecipazione ai vari progetti ma in generale la giuria ha trovato che questo aspetto dei criteri è stato minimizzato». Nonostante le buone partnership allacciate con operatori culturali in molti stati europei, la giuria inoltre non è stata convinta della capacità del progetto di attrarre visitatori da altri paesi «al di là delle attrazioni turistiche della città e della regione». Un programma giudicato anche non chiaro relativamente alla capacità di esplorare la diversità delle culture europee.

Budget Un dubbio decisivo infine viene sollevato a proposito del budget. Come ricostruito nelle settimane scorse dal Medialab di Umbria24, dei 163 milioni di euro necessari per riqualificazioni ed eventi, oltre il 20% sarebbe dovuto arrivare da finanziatori privati. «Il 24% – scrivono i commissari – è una percentuale considerevolmente superiore a quella ottenuta dalle precedenti Capitali europee della cultura e, nonostante le assicurazioni, la giuria ha ritenuto questo un rischio».

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