di Daniele Bovi
Organizzare una riflessione sul futuro di Perugia, una conferenza sulla città «da fare accanto alla rievocazione storica, per cercare di raccontare cosa siamo nel 2016 e cosa vogliamo fare. Sul modello dei lab e dei tavoli del Network Umbria creativa». A lanciare la proposta è Alessandro Riccini Ricci, direttore artistico di IMMaginario festival che in un’intervista a Umbria24 spiega qual è la sua opinione sul progetto «Perugia 1416», presentato giorni fa alla sala dei Notari, e propone qualche idea per il futuro, argomento tra quelli centrali del suo IMMaginario.
Ora che la cornice del progetto è un po’ più chiara, che idea si è fatto di «Perugia 1416»?
«Non mi pare ci sia molto di più dal punto di vista organizzativo rispetto a quanto si sapeva. In termini generali il dibattito culturale e politico si divide tra un modello passatista e uno innovativo. E poi come ha detto Vaime, non avrei mai pensato che a Perugia avremmo festeggiato un mercenario. Dal mecenatismo al mercenarismo. Avremmo bisogno di modelli diversi».
«PERUGIA 1416», LA PRESENTAZIONE ALLA SALA DEI NOTARI
Ad esempio?
«Per esempio dovremmo “festeggiare” chi ha pensato e costruito l’Arco Etrusco, che è lì da moltissimi anni. Vorrei ricordare che l’Umbria è la regione di San Francesco e San Benedetto, due modelli culturali e sociali assolutamente attuali anche oggi, mentre Perugia è anche la città di Aldo Capitini e di molti illustri scienziati viventi; sono questi alcuni modelli che non hanno a che vedere con guerra e violenza e che andrebbero raccontati: lavoriamo più sul presente e sulle persone che ci sono».
Non è un errore l’aver scelto un periodo storico potenzialmente divisivo mentre in altre città dell’Umbria le basi storiche di molte manifestazioni sono più unificanti?
«Penso di sì. E poi la regione è già piena di queste manifestazioni, alcune più radicate e “vere” come i Ceri di Gubbio, che coinvolgono in modo profondo le città e i loro abitanti. Queste sono un patrimonio da difendere fino alla morte. Quanto a Perugia, è davvero utile inventare nel 2015 una tradizione “fantasy” che non esiste?».
«PERUGIA 1416», LE OPINIONI DELLE ASSOCIAZIONI DEL CENTRO
L’assessore Severini però ha parlato di notevoli benefici per quanto riguarda economia e turismo. Crede che «Perugia 1416» sia in grado di innescare un meccanismo virtuoso?
«Per quanto riguarda economia e turismo i modelli possibili sono tanti. Anche Eurochocolate e Umbria Jazz portano turismo e ricchezza in città. Quindi scegliere la rievocazione è una scelta di campo. Sentire quell’elenco di professioni e arti fa pensare comunque a un modello di sviluppo economico che non investe nel futuro di cui avremmo bisogno per vincere le sfide nate dalla crisi. Vedo una consapevole scelta di guardare al passato e su questo vorrei fare un ragionamento: quale modello di città vogliamo? Questo è un momento in cui si rigenerano gli spazi urbani, in cui prendono forma nuove professioni legate alla cultura digitale, parliamo tutti i giorni di hub, fab lab, living lab. Se a Perugia non si guarda alle sfide future bensì si fa un gioco di conservazione, rischiamo di perdere tutti».
Tra l’altro non è un mistero che in giunta non tutti guardino con totale entusiasmo a «Perugia 1416».
«Dal mio punto di vista credo che la battaglia politica si attesti su conservazione e innovazione dove la divisione è notevole. Anche in Comune c’è chi guarda in avanti e chi indietro, ma a questo punto mi domando qual è la linea. Buona parte del milione di euro viene investita tutta a coprire spese già sostenute di eventi e non a produrre nuovo lavoro e imprese creative. Va a sostegno del culto del passato. E questa è una scelta politica forte e un’occasione mancata».
Qual è allora la sua proposta?
«Io proporrei al Comune di organizzare, accanto alla rievocazione storica, una conferenza sul futuro della città, sull’innovazione e sulla creatività sul modello di Umbria Creativa. Un lab (Perugia Creativa?) dove si provi a raccontare come vorremmo essere nel 2016 e cosa vogliamo fare del nostro futuro e che coinvolga davvero tutti».
Twitter @DanieleBovi
