di Ivano Porfiri
Tra i 2 miliardi di euro del «Piano Città» i soldi per completare gli edifici intorno a piazza del Bacio, per restaurare l’ex convento di Santa Maria della Misericordia a Monteluce e per riqualificare il Mercato Coperto. Il Comune di Perugia svela quali sono i progetti inseriti nel dossier inviato a tempi di record al viceministro delle Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia.
50 milioni La proposta prevede una richiesta di finanziamento statale pari a 20 milioni di euro che verrebbero ad aggiungersi ad altre possibili forme di finanziamento – private e pubbliche – pari a circa 30 milioni di euro.
I tre progetti All’input del governo, il Comune di Perugia ha risposto in fretta: «Ci hanno dato tre giorni per presentare la lista – specifica l’assessore all’Urbanistica Valeria Cardinali – che ci riserviamo di implementare». I progetti sono tre: Mercato coperto, l’ex convento di Santa Maria della Misericordia a Monteluce e Fontivegge, ma è quest’ultimo il più intrigante in ottica futura. «Abbiamo voluto cogliere la palla al balzo – spiega Cardinali – inserendo un’idea di riqualificazione urbana di un pezzo importante della città con il completamento dell’opera di Aldo Rossi e trovando una sede dove riunire diversi uffici comunali oggi dislocati in sedi in affitto».
Rivoluzione a Fontivegge A circa 30 anni dall’intervento sull’area ex Perugina, il Comune vuole concludere (o quasi) il progetto dell’architetto Aldo Rossi. Qualora il progetto inserito nel «Piano città» venisse approvato verrebbe costruito l’edificio posto a chiusura della piazza a monte, nel lato oggi aperto. Lì il Comune andrebbe in una superficie di 2 mila metri quadri ad ubicare alcuni suoi uffici oggi dislocati in via Scarlatti (che andrebbe a quel punto dismessa): si tratta dell’anagrafe, dell’ufficio elettorale, dei servizi scolastici, oltre che l’Urp. Ma anche quelli di un’altra importante sede dove il Comune è in affitto: il comando dei vigili urbani di Monteluce, che verrebbe anch’esso spostato a Fontivegge.
Lo steccone Oltre alla sede degli uffici, che nelle idee del Comune andrebbero finanziate attraverso un project financing, il progetto prevede anche l’allungamento dello «steccone» di via Angeloni (una parte del progetto originale), da destinare ad housing sociale per alloggi a canone concordato per famiglie o studenti, in questo caso da realizzare insieme a Regione e Ater. «Non è solo una questione urbanistica – afferma Cardinali – ma si tratta soprattutto di recuperare una dimensione sociale ed economica di una area importante della città, diventata luogo di spaccio di sostanze stupefacenti e di prostituzione».
Discorso aperto con FFSS Per riqualificare l’intera area, il Comune sta in questi giorni confrontandosi con Ferrovie dello Stato, proprietaria dell’area che guarda il lato basso di piazza del Bacio. «C’è la possibilità di attivare una progettazione già prevista urbanisticamente – spiega Cardinali – devono farci sapere se si vuole intervenire su spazi come il deposito merci o l’ex dopolavoro. Per noi è importante perché ci consente di ripensare tutto il quartiere che, attraverso il minimetrò, rappresenta un’appendice ideale del centro cittadino».
Monteluce Al progetto Fontivegge si collega anche il secondo progetto, quello che prevede recupero e rifunzionalizzazione dell’ex convento di Santa Maria della Misericordia, di proprietà comunale, oggi in disuso, per insediarvi altri uffici comunali, quelli che si occupano di servizi sociali e diritti di cittadinanza: qui la superficie è di circa 1.700-1.800 metri quadri. «L’intervento – secondo Cardinali – consentirà di riqualificare la storica piazza di Monteluce, riconferendole una nuova funzione civica, e di contribuire al successo del progetto di rigenerazione urbana che riguarda l’area dell’ex Policlinico». Anche qui si pensa a un project financing.
Mercato coperto Infine, nel calderone di risorse potrebbe trovare linfa la realizzazione del Mercato coperto. Dopo la bocciatura del progetto della Nova Oberdan, il Comune sta trattando con alcuni privati (Coop in primis), ma ha bisogno di soldi per fare la sua parte. Ecco che il «Piano Città» sarebbe una sorta di manna dal cielo.
Piatto ricco Nel piatto ricco del «Piano Città» si sono tuffate, per ora, 16 città. Come anticipato da Repubblica, lunedì è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto Sviluppo, nel quale viene lanciato il «Piano per le Città». Il governo ha chiesto ai capoluoghi di elaborare una lista di progetti da cofinanziare, che verrà valutata da una Cabina di regia costituita entro luglio, fra gli altri, dal ministero dello Sviluppo, Infrastrutture, Economia, Beni culturali, Regioni, Anci e Demanio. «Sul piatto — specifica Ciaccia — il governo mette 2 miliardi di euro: risorse finora in ordine sparso, dotazioni già stanziate e in parte recuperate da progetti terminati o mai avviati. Non sfiliamo niente dalle tasche dei cittadini, semmai ci rimettiamo dentro qualcosa: a regime stimiamo che l’operazione possa creare 100 mila nuovi posti di lavoro».
Cantieri entro l’autunno Per regime s’intendono due-tre anni, ma Ciaccia precisa che «i primi cantieri dovranno essere aperti entro l’autunno: il decreto che istituirà la Cabina di regia fisserà i tempi di presentazione dei piani e i criteri per ottenere il co-finanziamento. Ma una volta approvati i progetti, i lavori dovranno iniziare subito, e se non rispetteranno i tempi ritireremo i finanziamenti». Un nodo della vicenda è rappresentato dal fatto che il grosso dei finanziamenti (1,6 miliardi) viene dalla Cassa Depositi e Prestiti, che per legge può cofinanziare operazioni locali solo per il 40% dell’importo, ma il governo starebbe valutando l’ipotesi di togliere tale limite.





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