La sfida principale resta quella dei servizi. Bloccare l’esodo dalle aree interne, tenendo conto del ben più drammatico problema della natalità, è una sfida che interroga sì la politica nazionale e regionale ma, beninteso, a far ei conti con questa drammatica realtà è l’Europa intera. Basti dare un’occhiata a quanto sta avvenendo in Francia , in Germania, in Spagna e in altre aree del vecchio continente. A questo punto lungimiranza vuole di individuare innanzitutto le migliori pratiche messe in atto lì dove il problema si è manifestato prima e dove si è provato a individuare risposte efficaci. E, in secondo luogo incrociare le dinamiche della modernità circa nuove modalità di intendere la famiglia e il lavoro e renderle compatibili con una idea di rilancio. Ovviamente la parola d’ordine non può che essere rendere conveniente l’opzione di vivere in un paesino interno, almeno per quanti presentino determinate caratteristiche: ad esempio volere ritornare alle proprie radici dopo, ad esempio, un’esperienza di studio o di lavoro fuori. Preferire una vita di maggior contatto con la natura invece che una carriera in ufficio. Avere la possibilità di lavorare in remoto almeno per una gran parte della settimana e altre caratteristiche non rare oggi.
Ad esempio sarebbe da valutare anche la grande difficoltà per giovani famiglie di acquistare casa con un mercato immobiliare in forte crescita nelle città. E in questo caso magari ipotizzare agevolazioni sia per l’acquisto di prime case nelle aree interne e sia una forte sburocratizzazione per chi sarebbe disponibile a costruire una casa dove abitare magari in campagna e magari anche con materiali che non siano mattoni e cemento, si pensi alla bioedilizia o alle possibilità che esistono con il legno. Insomma ridare spinta alle aree interne non è e non può essere soltanto un problema che si risolve con le risorse da indirizzare verso quell’area. Ma ha bisogno di creatività e ingegno. Come ad esempio ha fatto la Francia sostituendo il medico di base nelle aree interne con il centro medico dentro il quale operano a turno medici di medicina generale inviati dalle città. Poi ovviamente restano in piedi le sfide della connettività,d ei trasporti e dei servizi come quelli degli asili e delle scuole. Ma consapevoli che non si è mai compreso se sia arrivato prima l’uovo o la gallina, è fuori discussione che un eventuale campio di tendenza con il ripopolamento di aree interne da parte di giovani e giovani famiglie, che poi significa anche competenze e professionalità nuove che andrebbero a popolare aree disagiate è probabilmente maggiormente possibile che si vadano a creare per naturale conseguenza una rete di servizi che possa gradualmente soddisfare nuove esigenze abitative.
Se ne ritorna a parlare oggi in Umbria a seguito di un incontro che si è tenuto con la Commissione parlamentare per le questioni regionali, presieduta dal senatore Francesco Silvestro, nell’ambito della missione sulle aree interne e montane tra Umbria e Toscana.
La tappa ternana del 6 ottobre, con istituzioni locali, Camera di Commercio dell’Umbria e rappresentanti dei Comuni della Valnerina, del Sud Ovest Orvietano e della Media Valle del Tevere, è stata l’occasione per portare al Parlamento le esigenze dei territori e rafforzare il raccordo tra politiche nazionali e programmazione regionale.
«Le aree interne e montane – ha spiegato la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti – non sono territori residuali, ma una componente essenziale del futuro dell’Umbria. Custodiscono comunità, patrimonio naturale e culturale, attività produttive e competenze che dobbiamo mettere nelle condizioni di crescere. Garantire il diritto di restare significa rendere concretamente possibile scegliere di vivere, lavorare e costruire una famiglia in questi luoghi».
«A questo diritto – ha aggiunto Proietti – dobbiamo affiancare quello di tornare: i giovani devono poter studiare e fare esperienze altrove, senza essere costretti a rinunciare alle proprie radici. Servono servizi sanitari territoriali, scuole di qualità, trasporti, connessioni digitali e opportunità di occupazione. Non interventi isolati, ma politiche strutturali, risorse certe e una collaborazione stabile tra Stato, Regione e amministrazioni locali».
In Umbria la Strategia nazionale per le aree interne coinvolge 59 Comuni su 92 e oltre 200 mila residenti. Alle tre aree del ciclo 2014-2020 – Sud Ovest Orvietano, Nord Est Umbria e Valnerina – si sono aggiunte l’Unione dei Comuni del Trasimeno e la Media Valle del Tevere. Per il periodo 2021-2027 le risorse programmate, comprese quelle aggiuntive, ammontano a circa 59,4 milioni di euro, che si aggiungono ai 36,8 milioni del precedente ciclo.
Gli investimenti riguardano servizi sociali, sanitari e scolastici, occupazione e formazione, patrimonio culturale e ambientale e riqualificazione degli spazi delle comunità. Tra gli interventi c’è anche «Insieme», inserito tra le operazioni di importanza strategica dei programmi regionali Fesr e Fse+, con l’obiettivo di favorire lo scambio tra generazioni e la partecipazione di giovani e anziani alla vita dei territori.
Per le aree montane la Regione ha inoltre programmato circa 13 milioni di euro sulle annualità 2022, 2023 e 2024 del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. Le risorse sono destinate, tra l’altro, alla prevenzione del dissesto idrogeologico, alla tutela ambientale e della biodiversità, alla manutenzione della viabilità, all’accessibilità digitale, ai servizi essenziali e al sostegno alle attività economiche.
Tra le priorità indicate c’è infine il rafforzamento della capacità amministrativa dei piccoli Comuni, attraverso gestione associata dei servizi, uffici condivisi, formazione e supporto tecnico. L’obiettivo è consentire agli enti di programmare interventi di lungo periodo e utilizzare in modo efficace le risorse disponibili.
