Per gli invalidi umbri percorsi sempre più tortuosi

Il 13,28% dei verbali fatti dalle Asl che hanno riscontrato i requisiti per l’ottenimento di una pensione di invalidità sono stati annullati dall’Inps. Lo ha detto oggi il direttore generale dell’Inps Umbria, Generoso Palermo, nel corso di un’audizione davanti alla terza commissione consiliare sui problemi e le disfunzioni emerse con gli accertamenti e le verifiche sulle pensioni di invalidità. Palermo ha precisato come «non si tratta di perseguire falsi invalidi; ma non si possono escludere a priori forme di miglioramento dello stato complessivo di un soggetto a distanza di tempo».

Collaborazione «In un quadro di auspicata collaborazione per velocizzare e migliorare le pratiche delle pensioni di invalidità in Umbria – ha detto Palermo – siamo disponibili a partecipare ad un tavolo tecnico istituzionale, intorno al quale siedano Regione ed Asl, compresi i patronati dei nostri assistiti: il tutto per arrivare anche a momenti interattivi di valutazione dei problemi», ponendo però come condizione «preliminare ed irrinunciabile» alla sua offerta di collaborazione, «l’adozione nelle Asl, della procedura telematica nazionale Inps che – ha chiarito il direttore – potrà essere migliorata a breve da una ulteriore procedura applicativa, ma ha il vantaggio di dare esiti».

I motivi dell’audizione L’audizione con l’Inps regionale – la seconda dopo quella del 20 maggio scorso – ha spiegato in apertura il presidente Massimo Buconi al suo ospite, si è resa necessaria per chiarire problemi, ritardi e disfunzioni anche gravi, segnalati alla terza Commissione da associazioni di categoria, e che a grandi linee riguardano: il numero di pensioni sottoposte a revisione negli ultimi tre anni; la quantità di revoche di benefici disposti dall’Inps nell’ultimo periodo, anche nei confronti di eventuali invalidità gravi e irreversibili; la partecipazione nell’ambito delle commissioni di medici designati dall’Inps e quella eventuale di medici dei patronati; i tempi di definizione delle pratiche in genere e di quelle mandate a Roma per decisioni superiori; eventuali interferenze e problemi insorti fra Asl dell’Umbria ed Inps.

Inps sommersa Il direttore regionale dell’Inps ha insistito sulla richiesta di collaborazione istituzionale, spiegando che ci sono stati problemi e ritardi, in gran parte dovuti proprio alla mancata utilizzazione della procedura informatica Inps, in particolare da parte della dalla Asl 2. Questo ha finito per sommergere l’Inps di documenti cartacei, soprattutto nel periodo settembre 2010-febbraio 2011, inducendo alcuni medici addirittura a non partecipare agli accertamenti delle stesse commissioni delle Asl, «una partecipazione non obbligatoria per legge e comunque coperta per il 70%»; ma rispetto alla quale – ha precisato Palermo – nei giudizi finali comparati fra le commissioni integrate da un medico Inps e quelle in cui era assente, ha prodotto una difformità inconsistente, dello 0,87% nel 2010 e dello 0,24% nel 2011.

I richiami Diverso il dato sugli accertamenti fatti dall’Inps con richiami a visite di controllo e verifica sulle invalidità preesistenti. In questo caso – ha precisato Palermo – «non si tratta di perseguire falsi invalidi; ma non si possono escludere a priori forme di miglioramento dello stato complessivo di un soggetto a distanza di tempo». Su questi casi l’esito degli accertamenti Inps non ha confermato il 13,28% dei verbali fatti dalle Asl e riesaminati dall’Istituto. «Ma non è vero che abbiamo richiamato in visita invalidi gravi e conclamati, di quelli irreversibili previsti dalla legge: forse c’è stato un solo caso fortuito, solo per mancanza di documentazione pregressa in nostro possesso». Non ci sono nemmeno ritardi imputabili all’Inps a livello nazionale: la Commissione medica superiore – ha detto il direttore – ha definito nei tempi utili il 96% delle pratiche.

34 mila verbali Palermo che ha ricordato come in Umbria ogni anno si hanno 34 mila verbali di visite da esaminare da parte dell’Istituto, ha concluso la sua audizione ribadendo la volontà di arrivare ad un tavolo istituzionale che – superato lo scoglio della procedura informatica Inps, opportunamente corretta da una versione applicativa, «che dovrebbero preparare le Regioni» – darebbe risultati a tutto vantaggio dei cittadini, fino a rispettare i 120 giorni di tempo previsti dalla legge per erogare gli assegni di pensioni, scendendo dagli attuali 63 a 30 giorni medi per la prima chiamata.

Aperture dalla Regione Al termine della audizione il presidente Massimo Buconi ha dichiarato. «Come terza Commissione auspichiamo che possa davvero costituirsi al più presto il tavolo tecnico proposto dall’Inps fra Regione, Asl, e gli stessi patronati o rappresentanti dei soggetti assistiti dall’Istituto; non deve però sfuggire a nessuno che le difficoltà emerse nel rapporto fra le Asl dell’Umbria e l’Inps sono le stesse, da tempo oggetto di discussione e di confronto in sede nazionale di conferenza Stato Regioni e nella gran parte delle stesse Regioni». Anche il direttore generale della Regione Emilio Duca, invitato alla audizione, ha detto che «una rinnovata collaborazione Inps, Regione, Asl, è assolutamente auspicabile come fatto realmente nuovo, al pari del coinvolgimento di soggetti terzi; ma tutte le incongruenze che ci sono state, non si possono giustificare con una procedura informatica che in Umbria esiste da tre decenni e solo ora farebbe emergere problemi».

Per il leghista Gianluca Cirignoni «Gli abnormi dati umbri  sulle pensioni di invalidità civile concesse in Umbria, e l’esito dell’audizione del direttore generale dell’Inps regionale, che ha fatto seguito a precedenti audizioni, lasciano trasparire la mano della politica sulla concessione delle pensioni di invalidità civile». Cirignoni riferisce che in Umbria «vi sono ben 52 commissioni esaminatrici sparse sul territorio e, nonostante ciò, oltre il 50 per cento delle chiamate a prima visita avviene dopo 60 giorni creando una seria problematica per il rispetto dei termini di legge di 120 giorni nella chiusura della pratica».

Secondo il consigliere dell’Idv Paolo Brutti «all’inopportuna decisione del Governo di richiamare a Roma tutte le domande di invalidità, creando così un ingorgo di pratiche, si aggiungono le difficoltà dell’Inps di ‘dialogare’ con i sistemi informatici delle Asl, nel caso specifico di quella numero 2. Proprio per la mancata uniformità dei sistemi informatici – spiega l’esponente dell’Idv, succede che l’Inps, come nel secolo scorso, deve trascrivere i documenti cartacei della Asl per poterli inserire nel proprio sistema. Mancando una regia nazionale – conclude Brutti -, risulta dunque sensata la richiesta del direttore dell’Inps, Palermo, di stabilire forme di collaborazione tra Inps e Asl, sotto la guida della Regione e con il coinvolgimento dei sindacati, per risolvere quanto prima la situazione, riducendo nel contempo l’esorbitante numero di commissioni territoriali destinate ad accertare le disabilità».

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