di Francesca Mancosu
Non c’è pace per Papigno, o forse ce n’è troppa. Fra denunce degli ambientalisti e interrogazioni parlamentari sulla mancata bonifica dell’ex discarica, bandi di concorso per il recupero del sito e nebulose prospettive sulla convenzione tra il comune di Terni e Cinecittà Studios per la gestione degli ormai ex studi cinematografici, in scadenza a dicembre, niente sembra muoversi. A cambiare le cose, però, ora provano gli abitanti del paese, con un progetto di recupero degli antichi orti a terrazzamento coltivati fino agli inizi del novecento, prima dell’apertura del famigerato stabilimento della Società Italiana per il Carburo di Calcio.
Le pesche di Papigno Pochi sanno, probabilmente, che il borgo di Papigno nell’ottocento era famoso per le sue pesche, ricordate dai viaggiatori del Gran Tour e presenti alla corte inglese di re Giorgio IV. Un’antica tradizione perduta con il sopraggiungere delle fabbriche, e oggi recuperata dal comitato Papignopesche in collaborazione con la sezione ternana del Cai e la circoscrizione Est, con l’obiettivo di riqualificare l’area intorno agli stabilimenti (da sette anni chiusa per ordinanza dell’Unione Europea per inquinamento di idrocarburi). A raccontare la storia di questo ‘sogno collettivo’ è Maria Cristina Garofalo, presidente del comitato e più volte in prima linea nel chiedere la bonifica del sito. «Dopo la chiusura della fabbrica, Papigno è diventato un luogo senza identità. Abbiamo pensato di dargliene una, riportando in vita quella di un tempo. Così, insieme alla sezione giovanile del Cai abbiamo letteralmente disboscato la selva di cespugli e canneti cresciuta negli ultimi decenni lungo gli antichi terrazzamenti e cominciato a piantare erbe aromatiche, ortaggi ed alberi da frutto, pesche, o meglio, persichi, in primis».
Dalla calciocianamide può nascere un fior Complice l’ottima esposizione e la presenza nel terreno della calciocianamide, che in piccole dosi è un buon fertilizzante, in soli due anni il duro lavoro ha già dato i primi frutti. «Ci vediamo qui ogni sabato, e appena abbiamo un po’ di tempo libero. Appena saremo in grado – racconta ancora Maria Cristina – vorremmo vendere i nostri raccolti tramite i gruppi di acquisto e magari un giorno, chissà, lanciare anche un brand delle ‘pesche di Papigno’. Intanto abbiamo organizzato anche una manifestazione di valorizzazione dei nostri orti, chiamata ‘Semi di libertà’: la prima edizione si è tenuta questo settembre e contiamo di rifarla l’anno prossimo, insieme ad altri eventi che concorrano alla rivitalizzazione del nostro paese».
Far presto sulla bonifica Gli orti – divisi nella zona ‘alta’ e nella zona ‘bassa’ del paese – sono anche un pretesto per mantenere viva l’attenzione sulla mancata bonifica del sito industriale, prima accorpata a quella dell’ex lanificio Gruber e recentemente disgiunta perchè troppo problematica’. Fino a pochi giorni fa si poteva scendere liberamente fino all’area contaminata; ora c’è un cancello con un lucchetto che ‘impedisce’ l’accesso; ma i nostri figli continuano a giocare nel campo sportivo poco distante. Non si sa ancora con quali ripercussioni sulla salute». A questo punto la palla passa al Comune; solo due settimane fa, alla presentazione del rapporto di Legambiente sull’ecosistema urbano, il sindaco Leopoldo Di Girolamo aveva infatti promesso l’avvio di «carotaggi dell’area di fronte allo stabilimento, al campo di calcio, per capire se si può procedere con la fitodepurazione».
