di Mar. Ros.

L’iniziativa è griffata Camera di commercio di Terni e ben 20 tra i più importanti produttori del tipico dolce natalizio ternano si sono riuniti in un gruppo di lavoro, per portare a termine la missione concordata: ottenere il riconoscimento Igp (Indicazione geografica protetta). Alla presidenza del team c’è Ivana Fernetti della pasticceria Marchetti che rivolge un appello a tutti i pasticceri e panificatori della provincia perché aderiscano al progetto. Questo, coordinato da dall’ente camerale di Largo Don Minzoni, vedrà il coinvolgimento della Regione Umbria, del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e infine l’Unione Europea, chiamata ad esprimersi in ultima istanza.

L’INTERVISTA: VIDEO

Pampepato Il gruppo di lavoro, come prima cosa, è chiamato a redigere il cosiddetto disciplinare di produzione che altro non è che la ricetta di base che gli undici membri nominati condivideranno e le percentuali variabili di ingredienti che di sicuro saranno 16: scontato dire che ci saranno cioccolato e frutta secca, ben visibili nel dolce tipico natalizio, ma Ivana ci rivela che «oltre al pepe che dà il nome al pampepato, non potrà mancare il mosto cotto». Tutto il resto è ‘quasi tabù’: «Più o meno simili tutte le ricette pervenute al gruppo di lavoro – racconta – e ce ne sono quattro già depositate. Molto probabilmente – anticipa – ci ispireremo a quella di Luciano Clericò, padre del notaio che ha prestato gratuitamente servizio per questa causa e che ringraziamo. Clericò era un vero amante del pampepato e ricordo che organizzò per diversi anni la sfida a quello più buono».

Il dolce tipico natalizio Da esperta del settore, Ivana Fernetti ci tiene a fugare i dubbi sul nome: «Pan-pepato, nella tradizione dei forni, si riferisce a pani speziati che nulla hanno a che vedere col nostro pampepato». Per la domanda di certificazione Igp, chiusa la partita del disciplinare, il team deve presentare tre relazioni: quella storica atta a comprovare la produzione per almeno 25 anni; quella socio-economica con l’indicazione della quantità prodotta nelle ultime tre annate e il numero di imprese coinvolte; quella tecnica che attesti il legame con il territorio. A seguire il gruppo di lavoro dovrà redigere un documento col nome e la descrizione del prodotto. Trasmesse tutte le carte alla Regione, Palazzo Donini ha 60 giorni di tempo per presentare istanza al ministero che in una seduta con tutte le parti interessate approva il famoso disciplinare. Se la domanda non trova opposizioni, viene spedita allora sul tavolo dell’Unione europea che, valutata positivamente la documentazione ricevuta, pubblica la domanda Igp in Gazzetta ufficiale e se in sei mesi nessuno si oppone potrà finalmente essere concessa la registrazione.

Certificazione Igp La Camera di Commercio, va ricordato, farà da cabina di regia dei lavori; la Confartigianato Terni, si occuperà del coordinamento e la Coldiretti Umbria, collaborerà alla redazione della documentazione necessaria per la certificazione. I produttori già scesi in campo sono: le Pasticcerie Evy, Marchetti, Modernissima, Paggi e Serangeli, Tonka, Fittuccia, Tini, Fratelli D’Antonio, Bonaccini, Carletti e Pazzaglia; i panifici Belli, Dolceforno, Ramozzi, Peppucci, Mencarelli, Cari; la società Sant’Angelo e due produttrici di materie prime Gina Vannucci e Carol Piermarini.

@martarosati28

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4 replies on “Pampepato di Terni, sedici ingredienti per la ricetta da spedire all’Unione europea”

  1. Meravigliosa iniziativa !!! Io faccio da una vita una ricetta di una signora amica di famiglia , che se fosse viva avrebbe più di cento anni !!

  2. Preferendo la versione senza caffè e sostituendo lo zucchero con miele o mosto, il pampepato si qualifica come dolce medioevale a pieni voti. Il ricettario di Apicio e gli archivi del Vaticano ci permettono di supporre che il pampepato risalga ai tempi romani. Credo che il castagnaccio sia ancora più antico. A Morre di Baschi (TR) – la mia idea è che il nome di questa località sia un’altra pronuncia della parola ‘marrone’ – lo fanno con passata di castagne, uvetta, rosmarino e olio d’oliva, ingredienti disponibili in quella zona anche in epoca preromana.

    La fondatezza della richiesta per il riconoscimento IGP è giovata dalla inclusione di ingredienti da molto tempo presenti sul territorio, ammettendo con cautela le sostanze relativamente nuove. Parere mio.

  3. Buongiorno,
    Io sono nata con il,panpepato in casa. Lo faceva la mia bisnonna Annunziata, le mie nonne , la mia mamma e poi io.
    Non si può scindere dalla presenza di alcuni alimenti e sono d’accordo ma ogni famiglia spazia nel dosare il tutto.
    Non è facile come potrebbe sembrare……gli ingredienti sono tantissimi e nessuno deve sovrapporsi all’altro. È’ un equilibrio di sapori e aromi che neanche la cottura deve compromettere.
    Bellissima iniziativa.

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