I radiologi interventisti dell'ospedale di Terni

«Sessanta donne con fibroma uterino curate con una tecnica mininvasiva che consente di salvare l’utero e la fertilità». Questo il risultato che per il 2016 si appunta al petto la Radiologia dell’ospedale di Terni ormai per la specialità riferimento del Centro e Sud Italia. Qui infatti dal 2015 il fibroma uterino viene trattato tramite embolizzazione, una tecnica mininvasiva per via endovascolare che rappresenta un’efficace e consolidata alternativa terapeutica alla chirurgia tradizionale.

Salvata la fertilità di 60 donne Il tumore benigno più frequente dell’apparato genitale femminile, si presenta soprattutto in donne di età compresa tra 35 e 50 anni, e dunque ancora in età fertile, ed è associato a dolore, emorragie e nel tempo anche infertilità, determinando in alcuni casi un’importante riduzione della qualità della vita. «Per questo – dice il dottor Massimiliano Allegritti della Radiologia Interventistica di Terni – vale la pena di prendere in considerazione questa tecnica mininvasiva che si può definire di tipo conservativo ogni volta che una donna è motivata a preservare il suo utero, in quanto la metodica permette di curare la patologia, a prescindere dal numero fibromi presenti e dalla loro grandezza, eliminando la sintomatologia correlata e salvando totalmente l’utero». A Terni in un anno sono state trattate con questa procedura «più di 60 donne e tutte hanno potuto evitare l’isterectomia col completo riassorbimento dei fibromi e notevole incremento della qualità della vita».

Cresce la Radiologia interventistica di Terni Tra «i vantaggi  innanzitutto la mini-invasività, in quanto il radiologo interventista per occludere l’arteria che alimenta il fibroma introduce un sottilissimo catetere vascolare (con diametro di circa un millimetro) a livello inguinale senza utilizzo dei bisturi. Inoltre, cosa non trascurabile, la possibilità di eseguire il trattamento in anestesia locale (con aggiunta di sedazione nel momento dell’embolizzazione) con paziente sveglia e cosciente. Ciò comporta il ridotto tempo di degenza, che è di circa 48 ore, e il rapido ritorno alle normali attività quotidiane in circa 4-7 giorni». Un risultato che è frutto della collaborazione tra la struttura di Radiologia interventistica (composta da Massimiliano Allegritti, Benedetta Enrico, Jacopo Tesei e Giovanni Passalacqua), la struttura complessa di ginecologia (diretta da Giampaolo Passalacqua) e l’equipe cardioanestesiologica (diretta da Fabrizio Ferilli) con la supervisione della dottoressa Lorenzina Bolli.

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