Ospedale di Spoleto apre a parenti Rianimazione

L’ospedale di Spoleto apre il reparto di Rianimazione ai parenti dei pazienti, la cui presenza non è considerata d’intralcio, bensì una componente necessaria per il miglioramento delle cure e il benessere sia del paziente che della sua famiglia.

Rianimazione aperta all’ospedale di Spoleto Il San Matteo degli Infermi ha aderito al progetto Rianimazione aperta particolarmente diffuso nei Paesi del Nord Europa, ma in Italia attivato soltanto nel 20% delle terapie intensive. I reparti in questione, come noto, sono strutture chiuse che presentano regole d’accesso molto restrittive, come per l’appunto il limitato ingresso dei familiari. Le disposizioni in questione, è evidente, impediscono il contatto fisico diretto col paziente, ma anche quello relazionale caratterizzato da comunicazione compressa, frammentata o addirittura abolita tra paziente, equipe e familiari.

Luca Sapori «Tutti sanno – spiega il direttore sanitario dell’ospedale di Spoleto, Luca Sapori – che con il ricovero in Rianimazione, pazienti e familiari si trovano improvvisamente in un ambiente altamente medicalizzato, con monitor, strumentazioni a elevata tecnologia con allarmi sonori e visivi e con rigide regole di isolamento. Tutto questo – articola – determina un ulteriore carico emotivo sugli stessi, già provati dallo stato di malattia. Esperienze innovative in diverse strutture ospedaliere hanno evidenziato che è possibile promuovere una maggiore umanizzazione dell’assistenza in questo luogo di cura, salvaguardando allo stesso tempo il controllo del rischio infettivo».

I benefici Una rianimazione aperta, invece, può essere definita come una struttura di cure intensive dove la presenza di parenti e familiari non viene più considerata d’intralcio o un rischio, ma piuttosto una componente necessaria per il miglioramento delle cure e il benessere sia del paziente che della sua famiglia. Il lavoro svolto in Rianimazione sotto gli occhi dei familiari contribuisce anche a dare loro rassicurazione, rafforzando la convinzione che il proprio congiunto è seguito con impegno e in modo continuativo. Infine, l’accesso aperto favorisce una comunicazione più adeguata con i sanitari e accresce la fiducia e l’apprezzamento per l’equipe medico-infermieristica.

Cambiamenti organizzativi e gestionali «Aprire la rianimazione all’ospedale di Spoleto – prosegue Sapori – ha significato affrontare una serie di problemi e applicare tutte una serie di cambiamenti organizzativi e gestionali, oltre a rimettere in gioco ritmi e regole, che appartengono ad una tradizione medica ed infermieristica, si è reso necessario un forte cambiamento di tipo culturale sia degli operatori che degli stessi familiari».

Elevato gradimento Ma naturalmente per attivare la Rianimazione aperta, al San Matteo degli Infermi è stato indispensabile adottare procedure innovative di sicurezza e d’igiene. Per questo è stato creato un gruppo di lavoro formato da medici ed infermieri del servizio di Rianimazione che oltre ad elaborare un programma operativo, ha redatto un opuscolo con le informazioni necessarie da consegnare ai familiari dei pazienti ed un questionario per verificare il gradimento dei familiari dei ricoverati verso l’apertura, al fine delle opportune revisioni. L’evento e i dati del questionario, che hanno rilevato un elevato gradimento, sono stati presentati alla tavola rotonda Aprire o non aprire le rianimazioni. Dialogo tra le Rianimazioni nella Asl Umbria 2 tenutosi a Spoleto alla fine di novembre.

Cosa si può fare Attualmente nella Rianimazione di Spoleto è possibile visitare il proprio congiunto per gran parte della giornata dando la possibilità al paziente ricoverato di non sentirsi solo ma di essere circondato, ascoltato, guardato, accarezzato e confortato dalle persone a lui più vicine, di continuare quindi la relazione parentale che diventa una risorsa indispensabile nella cura della persona. Inoltre dà la possibilità di sviluppare un nuovo rapporto di relazione, informazione e comunicazione reciproca tra medici, infermieri e familiari.

Dg Asl Sandro Fratini «Con questo progetto – conclude il direttore generale dell’Asl Umbria 2 Sandro Fratini – si accresce ulteriormente il livello di umanizzazione delle cure dell’ospedale di Spoleto, livello confermato non solo dagli indicatori di qualità ma riconosciuto da anni dagli stessi pazienti e familiari».

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