©Fabrizio Troccoli

Partenza sabato 2 ottobre alle ore 10 in via del Corso ad Orvieto, per il mercato di campagna amica organizzato in occasione dell’iniziativa ‘Orvieto città del gusto e dell’arte’. Poi sabato 2 e domenica 3 ottobre, dalle ore 9 alle 18, si potrà ‘toccare con mano’ come gli imprenditori siano in grado valorizzare il territorio e i prodotti agricoli, favorendo freschezza e qualità. Vino, olio, legumi, farine di cereali, miele, prodotti da forno, zafferano, sottoli, conserve, insaccati, tartufo, succhi di frutta, formaggi: queste alcune delle eccellenze che saranno proposte da una quindicina di aziende locali. «Proprio il cibo insieme a turismo – ha sottolineato Federico Leonardi presidente Associazione Agrimercato Terni – ,in sinergia con l’ospitalità offerta dalle strutture ricettive e del food – ribadisce Coldiretti – possono e devono rappresentare un volano per la ripresa, innescando un circuito virtuoso in grado di unire e potenziare tutto il tessuto imprenditoriale».

La filiera corta Il presidente Coldiretti di Terni Paolo Lanzi ha dichiarato: «un’ulteriore opportunità per promuovere il lavoro degli imprenditori agricoli umbri in città, la ‘filiera corta’ e il mangiar sano garantito dai prodotti agroalimentari locali, con i mercati di Campagna Amica che sono diventati non solo luogo di consumo, ma anche momenti di educazione alimentare, socializzazione, cultura e solidarietà». Spazio quindi anche a degustazioni e show cooking con l’istituto professionale Alberghiero di Orvieto. «Stiamo lavorando – prosegue Lanzi – ad un progetto che renda il mercato di campagna amica in città, un evento stabile nel corso dell’anno, per una spesa sostenibile e responsabile».

L’impatto pandemia «La pandemia – ricorda Coldiretti – oltre ad aver accentuato l’attenzione sul tema della salute, ha contribuito anche ad una prepotente riscoperta della campagna, rivoluzionando pure i consumi. Secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ gli acquisti nei mercati del contadino sono risultati in crescita del 26% nel 2020, trainati da una nuova sensibilità degli italiani verso i cibi salutari ma anche dalla volontà di recuperare un contatto diretto con chi coltiva i prodotti che si portano in tavola, nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia».

 

 

 

 

 

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