Anche Orvieto ha il suo primo ‘social fab lab’. Si tratta di un modello di bottega artigiana digitale, basata sulla possibilità di passare dall’ideazione alla produzione diretta degli oggetti grazie all’uso di stampanti in 3D e machine utensili a controllo digitale.
Il modello interattivo Si tratta di un processo industriale miniaturizzato, già radicato negli Stati Uniti e che si sta diffondendo rapidamente anche nel nostro Paese. Il fab lab di orvieto, come ha spiegato il suo presidente, Mario Catini, di fronte ad un folto gruppo di artigiani, intellettuali ed esponenti delle associazioni economiche del territorio, «propone un modello più interattivo, dove i singoli produttori, insieme ad ogni utente e cliente, possono dialogare e confrontarsi per rendere più esclusivo ed unico il prodotto».
Gli sviluppi Inizialmente l’esperienza verrà sperimentata nell’ambito delle falegnamerie e tappezzerie di qualità, come la Tapezzeria Carli che ha ospitato l’evento. Successivamente, hanno aggiunto gli organizzatori che hanno animato l’incontro, «si prevede di estendererlo anche al mondo dell’enogastronomia, dell’ospitalità turistica e degli eventi culturali e artistici della città, per proporre esperienze personali e soluzioni individuali ad ogni singolo turista o residente che vorrà condividere un’emozione unica, nella città.
La Fondazione Il social fab lab orvietano sarà anche parte di una Fondazione nazionale che si propone di coordinare e organizzare anche sul terreno socio economico l’intero fenomeno dell’artigianato digitale, come hanno convenuto i rappresentanti della Cna e delle istituzioni imprenditoriali della regione presenti all’evento.
