di Elle Biscarini

Sono tre mesi che via Oberdan ha perso uno dei simboli più riconoscibili: l’orsetto Occio, il piccolo orsetto di peluche che spargeva bolle di sapone lungo la via quando qualcuno gli passava davanti. Adorato dai turisti – soprattutto dai bambini – l’orsetto è stato rubato dalla sua postazione, fuori dal negozio di giocattoli ‘Città del sole’ e ora i bambini appendono letterine e disegni alla porta del negozio per chiedere che venga riportato a casa.

«Occio non è un orsetto qualunque – spiega la titolare Monica Marchesini – è un peluche speciale, mai andato in vendita e creato appositamente per i negozi ‘Città del sole’». In dieci anni in tanti le hanno chiesto dove potessero acquistare un orsetto come Occio, mascotte della marca di bolle di sapone tedesca che ‘spara’ lungo la via, ed è un oggetto che si può considerare da collezione. Quando la notte tra il 4 e il 5 di gennaio di quest’anno qualcuno ha deciso di portarselo via, in molti si sono chiesti il senso del gesto. «Occio ha sicuramente un grande valore affettivo e simbolico – ha spiegato ancora Marchesini – ma la realtà è che ha anche un valore economico. Questo modello specifico non è sul mercato, ma la sua versione commerciale costa tra i 1.000 e i 1.200 euro». Un ‘rapimento’ istigato quindi – forse – dalle ragioni economiche, più che una bravata, dice la titolare: «Aspettiamo ancora che Occio torni a casa – ha detto – ci sono i bambini delle scuole che vengono a portarci i loro appelli. C’è una bambina che non abita in Italia, ma viene qui a Perugia a trovare la nonna e ci ha portato disegni e letterine. Sicuramente con tutta questa attenzione, chiunque l’abbia preso dovrà aspettare un bel po’ per rivenderlo. Nel frattempo chiediamo la collaborazione di tutti e tutte per ritrovare Occio, affinché via Oberdan torni ad essere invasa dalle bolle di sapone e dalle risate dei bambini».

In futuro la titolare non esclude che nel caso del mancato ritrovamento di Occio, la mascotte non possa venire sostituita da un suo simile, con una sola differenza: «Se ne metteremo uno nuovo, adotteremo sicuramente maggiori delle misure di sicurezza per evitare che riaccada. Anche perché un secondo ‘rapimento’ non potrei sopportarlo».

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