Abazia Benedettina a Norcia. Immagini dal sito dei monaci benedettini di Norcia

di Maurizio Troccoli

A Norcia si chiama la festa estiva di San Benedetto questa dell’11 luglio, mentre quella ufficiale è quella del 21 marzo. Oggi, tuttavia, è la festa ufficialmente riconosciuta dalla chiesa cattolica al santo patrono d’Europa. Una festa che a Norcia, assume un carattere speciale. Intanto arriva nell’anno in cui la nuova comunità monastica celebra i 25 anni di vita. Ed è la prima volta, dopo oltre 200 anni che questa comunità di monaci benedettini ha un abate. Infatti la scorsa primavera il monastero di Norcia è stato elevato ad abbazia e il luogo che ha dato origine al ‘patriarca del monachesimo occidentale’ ha nuovamente una abbazia che, a differenza di un monastero, ha una propria autonomia sulla proprietà e la gestione dei beni patrimoniali che detiene. Mentre il monastero è inteso come semplice dimora dei monaci ed è guidato da un priore (o da una badessa in quelli femminili) l’abbazia è una realtà monastica autonoma, governata da un abate che governa l’intero patrimonio che circonda il monastero. Insomma è un monastero speciale. 

L’abate di Norcia è dom Benedetto Nivakoff, già priore della comunità monastica maschile, di origini statunitensi. A Norcia siamo anche nell’anno della prima importante conclusione del cantiere del grande restauro del monastero di san Benedetto in Monte, si tratta di un monastero del XVI Secolo che domina la piana di Santa Scolastica (il nome dalla sorella di San Benedetto).

Si è tenuta una celebrazione eucaristica in Abbazia, accompagnata  dal Coro Polifonico del Selwyn College di Cambridge alle 9, mentre alle 16 i Vespri solenni e alle 18.30, un concerto di musica classica in Piazza di San Benedetto, con intermezzi di riflessione spirituale condotti dai monaci dell’abbazia. Poi brindisi conviviale con Birra Nursia, la birra prodotta dai monaci secondo i rituali e la tradizione dei monaci birrai, offerto a tutti i partecipanti, per celebrare il recente riconoscimento del monastero ad Abbazia.

monaci benedettini in preghiera. Immagini dal sito dei monaci benedettini di Norcia

Ricordare il valore di San Benedetto per la comunità di appartenenza, ma anche per la storia del cristianesimo in Italia e ancor di pù per la civiltà europea è doveroso in questa ricorrenza. San Benedetto è patrono d’Europa per una ragione ben precisa, perché probabilmente questa Europa non sarebbe tale se non ci fosse stato il suo pensiero, la sua opera, la sua regola scritta, il suo messaggio all’essere umano, il suo umanesimo quindi. Probabilmente nacque a Norcia nel 480 e morì a Cassino nel 547, da Norcia fu trasferito a Roma per gli studi e da qui scelse la vita eremitica a Subiaco. Furono anni di profonda spiritualità, Benedetto sosteneva che per potere dare un messaggio agli altri fosse necessario liberarsi dalle tre tentazioni dell’uomo: l’autoaffermazione, ovvero mettersi al centro, la sensualità e l’ira. I tre anni in grotta lo portarono a una elevazione tale da sentirsi pronto e riappacificato per ritornare tra gli uomini. Fondò i primi monasteri e si trasferì a Montecassino. Due secoli dopo la sua morte saranno più di mille i monasteri in Europa guidati dalla sua regola. Benedetto aveva ereditato il modello del monachesimo d’oriente con una profonda spiritualità, caratterizzato dalla preghiera liturgica quotidiana e dall’ascolto dei testi sacri, attività da accompagnare al lavoro, al contatto con la natura e con le esigenze delle persone. Quell’Occidente postumo alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, appunto, conosce la possibilità di una rigenerazione. Jaques Le Goff, nel XX Secolo dirà: «Dovremmo chiederci a quali eccessi si sarebbe spinta la gente del Medioevo se non si fosse levata questa voce grande e dolce». «Paolo VI – è quanto scrive in un articolo Antonio Sanfrancesco su Famiglia Cristiana – proclamando nel 24 ottobre 1964 san Benedetto Patrono d’Europa, intese riconoscere l’opera meravigliosa svolta dal Santo mediante la Regola per la formazione della civiltà e della cultura europea. Oggi l’Europa – uscita appena da un secolo profondamente ferito da due guerre mondiali e dopo il crollo delle grandi ideologie rivelatesi come tragiche utopie – è alla ricerca della propria identità. Per creare un’unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa. Senza questa linfa vitale, l’uomo resta esposto al pericolo di soccombere all’antica tentazione di volersi redimere da sé – utopia che, in modi diversi, nell’Europa del Novecento ha causato, come ha rilevato il Papa Giovanni Paolo II, “un regresso senza precedenti nella tormentata storia dell’umanità” (Insegnamenti, XIII/1, 1990, p. 58). Cercando il vero progresso, ascoltiamo anche oggi la Regola di san Benedetto come una luce per il nostro cammino. Il grande monaco rimane un vero maestro alla cui scuola possiamo imparare l’arte di vivere l’umanesimo vero».

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