di Daniele Bovi
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Sembra essere l’utilizzo del cosiddetto Css, sigla che sta per «combustibile solido secondario», uno degli assi portanti dell’aggiornamento che la giunta regionale sta preparando per quanto riguarda il «nuovo» Piano dei rifiuti. Datato maggio 2009, sarà aggiornato entro giugno con un documento (quasi pronto) che sarà portato in consiglio regionale per essere discusso, partecipato e modificato. Linee guida che partono da uno scenario che nel corso degli anni è mutato grazie a due fattori: calo della produzione dei rifiuti (da 600 a 500 mila tonnellate) e forte aumento della raccolta differenziata (dal 30% del 2010 al 50% circa di metà 2013). Con il vecchio Piano si prevedeva la costruzione di un impianto (la tecnologia era da individuare in seguito) dove bruciare il 35% di rifiuti non differenziati.
DIFFERENZIATA, TUTTI I DATI DEL 2012
Addio inceneritore Ora però, come visto, il quadro è diverso. Se nulla di più filtra al momento da palazzo Donini la quasi certezza è che nel Piano 2.0 dovrebbe scomparire l’ipotesi dell’incenerimento o comunque della costruzione di un grande impianto, la cui «taglia» varia a seconda di quante tonnellate si pensa di bruciarvi dentro. «Il nostro impegno concreto – scrive la presidente Catiuscia Marini sul suo profilo Facebook commentando i dati della raccolta differenziata diffusi sabato – ci porterà a prevedere una chiusura del ciclo dei rifiuti molto più green di quella ipotizzata». In attesa di capire i dettagli della strategia attraverso la quale si vuole puntare a distruggere la quota di rifiuti non differenziata, una parte della soluzione potrebbe essere proprio il già citato Css.
Il Css Composto da frazione secca, rifiuti bioessiccati e scarti provenienti dal processo di recupero dei materiali (cioè dalla differenziazione), può viaggiare tranquillamente non come un rifiuto ma come una merce (come un combustibile qualunque appunto) per essere bruciato nei cementifici (in Umbria ci sono i Barbetti e i Colaiacovo) e non solo. Cementifici ai quali il decreto Clini ha consentito di sostituire parte dei combustibili fossili usati proprio con il Css che non è una banale ecoballa, rifiuti presi per strada e buttati in un camino ma il risultato di un processo industriale complesso. Css per il cui incenerimento le aziende verrebbero pagate. Se la strada intrapresa alla fine fosse veramente questa, come riferito giorni fa dal direttore dell’Arpa Umbria grazie al Css diminuirebbe del 30% la quota di rifiuti che oggi finisce nelle sei discariche dell’Umbria.
Nessun allarme discariche Secondo i dati forniti sabato dalla Regione, nel 2012 sono stati «conferiti» nelle sei discariche 282 mila tonnellate, l’11% in meno rispetto al 2011; nel 2010 erano 368 mila. Non tutto però funziona correttamente visto che è la stessa analisi di palazzo Donini a sottolineare come siano «troppo elevati» gli scarti che arrivano dal processo di differenziazione. Insomma, si spreca troppo tanto che «ora si dovrà porre l’attenzione sulla qualità della raccolta differenziata», visto che i citati scarti «potrebbero non consentire di ottimizzare – è scritto – i processi di recupero delle diverse frazioni merceologiche, in particolare della frazione organica umida». Risultato, nel 2012 in discarica sono finite in tutto 330 mila tonnellate, alle quali ne vanno aggiunte altre 64 mila di rifiuti speciali. In sintesi, gli scarti sono circa 48 mila tonnellate e visto che la raccolta differenziata complessiva nel 2012 ammonta a 221 mila tonnellate, questo significa che lo scarto è pari al 20%.
Rischio multe Sabato nel corso della conferenza l’assessore all’Ambiente Silvano Rometti ha tenuto poi a rassicurare che a breve non esiste alcuna emergenza discariche, «anche se non dobbiamo cullarci sugli allori». Secondo i calcoli di Regione e Arpa all’inizio del 2013 i volumi disponibili ammonterebbero a circa 2,5 milioni di metri cubi. Dato che in discarica finiscono 250-300 mila tonnellate all’anno e che ogni metro cubo ammonta a 800 chili, si capisce che l’emergenza non è dietro l’angolo. Imminenti invece potrebbero essere le multe per gli Ati, che scatteranno nel 2013 in base a quanto deciso dalla Regione: allo scopo di «spronare le amministrazioni locale a procedere celermente alla riorganizzazione dei servizi di raccolta», palazzo Donini applica infatti una multa da 2 a 5 euro per ogni tonnellata in più che finisce in discarica rispetto a quanto previsto dal Piano. Una multa che ammonterebbe a 320 mila euro totali, circa la metà (147 mila) a carico dell’Ati4, 25 mila per l’1, 63 mila per il 2 e 84 mila per il 3.
