di Daniele Bovi
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Sono tre gli elementi che la Regione metterà sul tavolo della trattativa per ‘salvare’ l’aeroporto «San Francesco» di Perugia, escluso da quelli di interesse nazionale dal Piano Passera varato alla fine dell’ultima legislatura. Elementi da far valere già nelle prossime due riunioni della cosiddetta ‘cabina di regia’, della quale l’Umbria fa parte insieme ad altre quattro regioni (Campania, Basilicata, Toscana e Abruzzo), al ministero dei Trasporti e all’Enac e che ha lo scopo proprio di rielaborare il Piano. Mercoledì mattina nel corso della prima riunione operativa al Ministero, alla quale ha preso parte anche l’assessore regionale ai Trasporti Silvano Rometti, è stato deciso che la ‘cabina’ tornerà a riunirsi il 23 e il 31 luglio. Tempi serrati perché un nuovo Piano andrà sottoposto al ministro Maurizio Lupi, così come stabilito nelle settimane scorse, entro il 6 di agosto. Da questo percorso dovrà scaturire un testo condiviso che dovrà poi essere approvato dalla conferenza Stato-Regioni.
UN PRIVATO PRONTO A RILEVARE UN TERZO DI SASE
Tre fattori I fattori sui quali l’Umbria punterà sono i buoni collegamenti del «San Francesco» con ferrovie e strade, il fatto di essere l’unico scalo della regione e i passeggeri in crescita costante di anno in anno (230 mila quelli previsti nel 2013 contro i 201 mila del 2012 e i 180 mila dell’anno precedente). Tre leve per cercare di evitare il ‘declassamento’ e far rientrare Perugia tra gli scali di interesse nazionale. I 31 classificati da Passera di «Serie A» manterranno infatti la concessione nazionale e saranno oggetto di interventi di ammodernamento e «infrastrutturazione» a carico dello Stato. Gli altri invece si dovranno reggere solo sulle forze locali. «Per quanto riguarda la revisione del Piano – scrive Rometti in una nota – è stato deciso di partire dal documento presentato da Enac che risulta decisamente più conforme, per molti aspetti, alle esigenze delle Regioni». Regioni che hanno ricordato la necessità di garantire quelle aree «penalizzate da una carenza di infrastrutture».
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Scelta gravissima «La scelta del governo precedente di non classificare l’aeroporto di Perugia fra quelli di interesse nazionale risulta ‘gravissima e penalizzante’, anche perché basata su criteri di classificazione non adeguati che limitano lo sviluppo territoriale e dei trasporti. Di conseguenza – sottolinea – l’auspicio è che la revisione dei criteri di classificazione utilizzati nell’atto di indirizzo del precedente governo, garantisca che le scelte per la classificazione degli scali di interesse nazionale non siano effettuate con l’esclusivo obiettivo di contenimento della spesa, ma tenga conto di alcuni criteri importanti basati sulla considerazione del ruolo e delle potenzialità territoriali delle infrastrutture aeroportuali. Ciò vale ancor di più nel caso dell’aeroporto di Perugia, vista l’unicità dell’infrastruttura nell’ambito regionale e di servizio ad un territorio ancora in condizioni di scarsa accessibilità
