Suor Roberta Vinerba e i parroci in conferenza stampa (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sulla questione della nuova chiesa di Ponte della Pietra i parroci e suor Roberta Vinerba buttano la palla, è il caso di dirlo visto che la nuova struttura dovrebbe sorgere dove ora c’è il campo da calcio, nell’area del Comune e del sindaco Wladimiro Boccali. Nel corso di una conferenza stampa convocata mercoledì «affinché non circolassero mezze verità, inesattezze e allo scopo di raccontare tutta la storia», don Giuseppe Gioia, don Fabrizio Crocioni e suor Roberta, di fronte a una cinquantina di fedeli e ai rappresentanti della società sportiva del Ponte della Pietra, spiegano i fatti allegando un voluminoso dossier che raccoglie 30 anni di storia (a breve sul sito del complesso interparrocchiale), e aspettano risposte: «È l’amministrazione pubblica – dicono – che deve risolvere la questione tenendo insieme tutti gli interessi». Tradotto, è il Comune che deve trovare un’altra area dove costruire il nuovo campo, che potrebbe sorgere a Case Nuove. «Noi – ha detto don Gioia – mercoledì mattina – vogliamo una soluzione per la società sportiva e per le nostre tre parrocchie».

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Nessuna guerra Niente «guerra» tra due pezzi di società insomma, concetto che viene ovviamente bandito, «ma dopo le parole dette serve verità e pacificazione. Di certo però non vogliamo divisioni». Nei giorni scorsi a Ponte della Pietra, dove a guidare la protesta è il consigliere comunale del Prc Emiliano Pampanelli, è nato un comitato che sta raccogliendo firme affinché la variante al Piano regolatore non vada in porto. Due giorni fa poi il consiglio comunale ha rinviato la discussione e la votazione sull’atto a lunedì e, da parte sua, il sindaco ha spiegato che in sette giorni vuol trovare una soluzione. A raccogliere le firme ora saranno anche le tre parrocchie «ma non contro il comitato – spiega suor Roberta – anzi sarebbe bello raccoglierle insieme e poi consegnarle al Comune».

LA VICENDA

I numeri La necessità di una nuova chiesa, secondo i promotori, è tutta nei numeri che suor Roberta sciorina con precisione parlando dalla chiesa-prefabbricato di via dell’Acacia, «la nostra cattedrale» scherza con una certa amarezza. Innanzitutto la chiesa non sarà «una cattedrale di cemento» bensì un «complesso interparrocchiale» che potrebbe sorgere su un terreno di 12 mila metri quadri dove la Suc, la superficie utile complessiva, sarà di 2.500 metri. «Non solo una chiesa ma un villaggio dentro la città – dice l’ingegner Carlo Mosconi – un luogo delle relazioni dove svolgere molte attività». Attualmente i 13 mila abitanti di Ponte della Pietra, Prepo e San Faustino possono contare solo su piccole strutture: il prefabbricato da 200 posti di via dell’Acacia, i 70 della chiesa di San Faustino e 100 del santuario di Ponte della Pietra, oltre alla piccola cappella di Case Nuove.

L’oratorio C’è poi il problema dell’oratorio, ospitato nelle sale della Fondazione Marzolini dove si pagano 2.500 euro all’anno, mentre altre sale sono in comodato d’uso che sta per scadere. Insufficienza cronica viene denunciata anche per le attrezzature sportive. Da via dell’Acacia si rivendica poi con forza il ruolo svolto sul territorio: attività ricreative, ludiche, una sala incisione gratuita, gruppi estivi, catechesi e tornei sportivi. C’è poi il capitolo assistenza, con il sostegno a 250 famiglie bisognose («non solo cristiane», tengono a specificare) e le altre attività della Caritas che nel nuovo complesso troverebbe spazi più adeguati. Duemila circa le persone che ogni domenica vanno a messa, 600 i bambini e i ragazzi presenti ogni settimana alle catechesi, altrettanti i tesserati all’oratorio. Insomma, un mondo variegato, complesso e radicato.

Nessuna possibilità La risposta sul perché la nuova chiesa debba sorgere proprio sul terreno, di proprietà della parrocchia, dove ora c’è il campo sportivo, è nel già citato dossier che riassume 31 anni di storia e polemiche e la cui sintesi è breve: «Non abbiamo alternative». Nel 1982 30 mila metri quadri della parrocchia, su una parte dei quali avrebbe dovuto sorgere la chiesa, vengono espropriati dal Comune che ci realizza le attuali case popolari. Passano gli anni, tanti, si arriva al 1997 dove l’area verde di via Chiusi viene negata e dove si costruisce il Cva e nel 1999, ratificato in un’assemblea con l’allora sindaco Maddoli, il progetto chiesa finisce nel cassetto. Nel 2002 il Comune destina 2 mila metri quadri  di proprietà della società Simp: i contatti con la Curia per l’acquisto partono molto dopo, nel 2007, mentre nel 2010 arrivano dalla Cei 4,6 milioni di euro «che per inciso – dice suor Roberta – andrebbero alle imprese umbre di un settore che soffre».

La storia Per due opzioni, un totale di 5.600 metri quadri, la Simp chiede un «prezzo esorbitante», ovvero 850 mila euro, per poi proporre una cessione a titolo gratuito, salvo scoprire in seguito che in mezzo al terreno c’è un fosso che non può essere deviato. La vicenda si trascina così fino al giugno scorso, quando viene chiesta la variante al Prg. «Se oggi – è stato detto mercoledì – il campo è l’unico punto di aggregazione sportiva del quartiere, la colpa non è certo della parrocchia». E se a suor Roberta si chiede se intravede o no la ‘mano’ della politica (e l’ombra delle amministrative alle porte), lei risponde così: «La domanda la giro a Boccali, peraltro sempre molto disponibile, ma certo è curioso che a pochi mesi dalle elezioni siamo arrivati a questo. Se ho parlato con Pampanelli e il Prc? Il nostro interlocutore è l’amministrazione, non i partiti». Stasera alle 21, sempre in via dell’Acacia, assemblea con i parrocchiani.

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