di Chiara Fabrizi
Doccia gelata sul Nodino di Perugia. Sì, perché mercoledì mattina il Tar dell’Umbria ha accolto, giudicandolo fondato, il ricorso presentato da Italia Nostra attraverso l’avvocato Valeria Passeri. Il collegio amministrativo (presidente Ungari) ha quindi annullato il decreto del settembre 2023 sul progetto definitivo dell’opera infrastrutturale di Perugia nel tratto Collestrada-Madonna del Piano firmato dal direttore della Direzione generale valutazioni ambientali del Mase (ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica), che si è costituito in giudizio con l’Avvocatura dello Stato.
Al centro della delicata pronuncia dei giudici amministrativi c’è la Valutazione di impatto ambientale (Via) del Nodino di Perugia risalente al 2006 e che per il Tar dell’Umbria è da «ritenersi ormai inattuale e definitivamente inefficace al tempo dell’adozione» del decreto del Mase impugnato, ossia nel 2023. Da qui l’accoglimento della prima contestazione di Italia Nostra che considerava «illegittima la procedura a causa del mancato rinnovo della Via, reso necessario dal lungo tempo trascorso dall’originario parere». In questo quadro, il Tar sentenzia che «gli atti impugnati sono illegittimi, perché si sono limitati a valutare la rispondenza del progetto definitivo a quello preliminare, nonché a esprimersi sulla Vinca (valutazione incidenza ambientale, ndr), sul presupposto, da ritenere errato, della perdurante efficacia del giudizio di compatibilità ambientale espresso nel 2006».
Di conseguenza i giudici hanno dato ragione all’associazione ambientalista anche nella parte di ricorso in cui si sottolinea sia che «l’omissione della Via si tradurrebbe nella violazione delle disposizioni sulla partecipazione del pubblico» all’iter autorizzativo sia che «la limitazione del giudizio di compatibilità alla sola Vinca avrebbe precluso la valutazione di eventuali scenari alternativi, in grado di coniugare in modo più adeguato i profili di tutela ambientale con gli obiettivi specifici dell’intervento». Sul punto in sentenza è, infatti, scritto che «il lunghissimo tempo trascorso dall’originario giudizio di compatibilità ambientale implica la sostanziale vanificazione delle prerogative di partecipazione del pubblico, atteso che la consultazione risalente al 2003 non può essere ritenuta idonea a dare conto delle esigenze e delle posizioni dei soggetti attualmente interessati e potenzialmente danneggiati dall’intervento». Per analoghe ragioni, dunque, i giudici amministrativi considerano «ormai inattuale la valutazione delle alternative progettuali svolta nell’ambito dell’originario procedimento di Via, come è comprovato già dal fatto stesso che, a distanza di quasi diciassette anni dall’originario giudizio di compatibilità ambientale, sono state istituite due Zsc (zone speciali di conservazione)», vale a dire il bosco di Collestrada e l’ansa degli Ornari.
