Ha superato quota 17 mila adesioni la proposta di assegnare il Nobel per la pace ai bambini di Gaza, lanciata il 4 agosto dal filosofo Eugenio Mazzarella sulle pagine di Avvenire. La raccolta, promossa attraverso il quotidiano della Cei, sta allargando progressivamente il proprio fronte e dopo la prima adesione istituzionale arrivata dalla sindaca di Perugia coinvolge esponenti della politica, del mondo della cultura, dell’università, dell’associazionismo e amministratori locali.

La proposta chiede che il Nobel venga assegnato ai bambini della Striscia «come simbolo di tutte le infanzie violate nel mondo». Chi intende sottoscriverla può farlo attraverso la casella predisposta da Avvenire, petizione.gaza@avvenire.it. L’iniziativa non nasce però nel vuoto: una prima proposta analoga era stata avanzata nel 2025 dall’associazione pugliese «L’isola che non c’è» e presentata in Parlamento. Avvenire ha rilanciato quella idea trasformandola in una nuova mobilitazione pubblica.

La raccolta ha assunto una dimensione nazionale nel giro di pochi giorni. Tra le adesioni figurano il filosofo Massimo Cacciari, la politologa Francesca Izzo, il sociologo Luigi Manconi e l’economista Stefano Zamagni. Sul piano politico hanno aderito Pier Luigi Bersani, la segretaria del Pd Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, Laura Boldrini e Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista. Il Movimento 5 Stelle ha espresso sostegno all’iniziativa.

Dal centrodestra è arrivata l’adesione di Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, che ha però proposto una modifica significativa alla prospettiva dell’appello: secondo Lupi il Nobel dovrebbe diventare un riconoscimento ai bambini vittime di tutte le guerre, includendo quelli di Gaza, dell’Ucraina, quelli israeliani uccisi il 7 ottobre e i bambini vittime dei conflitti africani. L’obiettivo, ha spiegato, sarebbe evitare che il premio venga percepito come un riconoscimento rivolto a una sola parte del conflitto.

La sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi che è delegata dell’Anci nazionale alla Pace, nei giorni scorsi ha invitato sindache e sindaci italiani a sottoscrivere la candidatura per trasformare il gesto simbolico in una voce collettiva delle città. Per Ferdinandi il riconoscimento avrebbe una particolare forza nel riaffermare il diritto di ogni bambino a vivere in pace «prima di ogni confine, appartenenza e ragione della guerra».

Dopo il suo intervento sono arrivate le adesioni di Bersani, Schlein, Fratoianni, Bonelli e Lupi, mentre il fronte dei sottoscrittori si è allargato anche a sindaci, consiglieri comunali, docenti, ambasciatori, religiosi, professionisti e associazioni. Il dato raccontato da Avvenire è quindi quello di una mobilitazione che sta progressivamente assumendo una dimensione trasversale rispetto alle appartenenze politiche.

La proposta resta naturalmente simbolica. Il Nobel per la pace viene assegnato dal Comitato norvegese sulla base delle candidature previste dalle regole del premio e l’idea di riconoscere un’intera categoria di vittime rappresenta una lettura particolare dello spirito dell’onorificenza. Lo stesso dibattito sulle adesioni mostra che il significato politico dell’iniziativa è almeno altrettanto importante della sua eventuale possibilità concreta di arrivare al premio.